<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Ricercano, studiano</title>
	<atom:link href="http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nomsurrender.org</link>
	<description>Non arrenderti alla sclerosi multipla</description>
	<lastBuildDate>Sat, 07 Jan 2012 18:31:51 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
	<item>
		<title>Di: Linda</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-12199</link>
		<dc:creator>Linda</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:41:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-12199</guid>
		<description>http://gaianews.it/attualita/9499/id=9499</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gaianews.it/attualita/9499/id=9499" rel="nofollow">http://gaianews.it/attualita/9499/id=9499</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Linda</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-11584</link>
		<dc:creator>Linda</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:17:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-11584</guid>
		<description>DI TUTTO UN PO&#039;


Metodo «Zamboni» e staminali alla prova 

AMSTERDAM. Cellule staminali per salvare i neuroni. Le cellule fucina di speranze per una miriade di malattie vengono messe alla prova anche contro la sclerosi multipla con il primo studio internazionale di trattamento che è stato annunciato ad Amsterdam. L&#039;Italia è protagonista, perché il coordinamento dei circa 20 centri coinvolti è affidato ad Antonio Uccelli, del dipartimento di Neuroscienze dell&#039;Università di Genova: in partenza nei primi mesi del 2012, la ricerca coinvolgerà 160 malati con malattia in fase attiva e senza disabilità avanzata. «In Italia arruoleremo 25-30 pazienti a Genova, Verona e al San Raffaele di Milano; gli Ospedali Riuniti di Bergamo nella loro &quot;cell factory&quot; coltiveranno le cellule mesenchimali del midollo osseo estratte dai malati spiega Uccelli . Una volta pronte saranno iniettate per via endovenosa, poi seguiremo i pazienti per un anno per valutare l&#039;effetto sul grado di infiammazione visibile alla risonanza magnetica». Negli animali queste cellule hanno dimostrato di modulare la risposta autoimmune che sostiene la sclerosi multipla riducendo l&#039;infiammazione; inoltre, si comportano come &quot;nutrici&quot; producendo fattori protettivi per i neuroni e favorendo così la remielinizzazione. «Non rigenerano il tessuto, perciò non possono far tornare a camminare chi ha perso l&#039;uso delle gambe precisa Uccelli . Possono però aiutare i neuroni sofferenti &quot;bloccando&quot; in qualche modo la malattia». Per sapere se il metodo funziona bisognerà aspettare la fine del 2014; dovrebbero arrivare invece entro il 2012 i dati dello studio Cosmo, finanziato dall&#039;Associazione italiana sclerosi multipla, per verificare la presenza di insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) in 2 mila fra pazienti e soggetti sani. La patologia, che si manifesta con restringimenti od occlusioni delle vene che drenano il sangue dal cervello, secondo il chirurgo Paolo Zamboni sarebbe associata alla sclerosi multipla, ma i dati sul tema sono contrastanti: a fronte di conferme dalle autopsie su pazienti, dove si trovano segni di &quot;intoppi&quot; nelle giugulari compatibili con la teoria, ad Amsterdam sono stati presentati anche studi di segno opposto che negano un possibile ruolo della Ccsvi nella sclerosi. Intanto, all&#039;estero sono partite sperimentazioni dell&#039;intervento per «liberare» i vasi ostruiti (i trial in corso o pronti a partire sono 5) e in Italia Zamboni avvierà entro novembre lo studio Brave Dreams su 600 pazienti. «Fino a che non avremo dati certi va ribadito ai malati di non sottoporsi all&#039;angioplastica al di fuori delle sperimentazioni cliniche», raccomanda Zamboni. (E. M.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DI TUTTO UN PO&#8217;</p>
<p>Metodo «Zamboni» e staminali alla prova </p>
<p>AMSTERDAM. Cellule staminali per salvare i neuroni. Le cellule fucina di speranze per una miriade di malattie vengono messe alla prova anche contro la sclerosi multipla con il primo studio internazionale di trattamento che è stato annunciato ad Amsterdam. L&#8217;Italia è protagonista, perché il coordinamento dei circa 20 centri coinvolti è affidato ad Antonio Uccelli, del dipartimento di Neuroscienze dell&#8217;Università di Genova: in partenza nei primi mesi del 2012, la ricerca coinvolgerà 160 malati con malattia in fase attiva e senza disabilità avanzata. «In Italia arruoleremo 25-30 pazienti a Genova, Verona e al San Raffaele di Milano; gli Ospedali Riuniti di Bergamo nella loro &#8220;cell factory&#8221; coltiveranno le cellule mesenchimali del midollo osseo estratte dai malati spiega Uccelli . Una volta pronte saranno iniettate per via endovenosa, poi seguiremo i pazienti per un anno per valutare l&#8217;effetto sul grado di infiammazione visibile alla risonanza magnetica». Negli animali queste cellule hanno dimostrato di modulare la risposta autoimmune che sostiene la sclerosi multipla riducendo l&#8217;infiammazione; inoltre, si comportano come &#8220;nutrici&#8221; producendo fattori protettivi per i neuroni e favorendo così la remielinizzazione. «Non rigenerano il tessuto, perciò non possono far tornare a camminare chi ha perso l&#8217;uso delle gambe precisa Uccelli . Possono però aiutare i neuroni sofferenti &#8220;bloccando&#8221; in qualche modo la malattia». Per sapere se il metodo funziona bisognerà aspettare la fine del 2014; dovrebbero arrivare invece entro il 2012 i dati dello studio Cosmo, finanziato dall&#8217;Associazione italiana sclerosi multipla, per verificare la presenza di insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) in 2 mila fra pazienti e soggetti sani. La patologia, che si manifesta con restringimenti od occlusioni delle vene che drenano il sangue dal cervello, secondo il chirurgo Paolo Zamboni sarebbe associata alla sclerosi multipla, ma i dati sul tema sono contrastanti: a fronte di conferme dalle autopsie su pazienti, dove si trovano segni di &#8220;intoppi&#8221; nelle giugulari compatibili con la teoria, ad Amsterdam sono stati presentati anche studi di segno opposto che negano un possibile ruolo della Ccsvi nella sclerosi. Intanto, all&#8217;estero sono partite sperimentazioni dell&#8217;intervento per «liberare» i vasi ostruiti (i trial in corso o pronti a partire sono 5) e in Italia Zamboni avvierà entro novembre lo studio Brave Dreams su 600 pazienti. «Fino a che non avremo dati certi va ribadito ai malati di non sottoporsi all&#8217;angioplastica al di fuori delle sperimentazioni cliniche», raccomanda Zamboni. (E. M.)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Segreteria</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-9061</link>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 16:59:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-9061</guid>
		<description>http://www.corriere.it/salute/10_gennaio_21/nuovo-farmaco-sclerosi-multipla_ab00edc2-0685-11df-a8ce-00144f02aabe.shtml

ECCOLO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corriere.it/salute/10_gennaio_21/nuovo-farmaco-sclerosi-multipla_ab00edc2-0685-11df-a8ce-00144f02aabe.shtml" rel="nofollow">http://www.corriere.it/salute/10_gennaio_21/nuovo-farmaco-sclerosi-multipla_ab00edc2-0685-11df-a8ce-00144f02aabe.shtml</a></p>
<p>ECCOLO</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marilena</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8933</link>
		<dc:creator>Marilena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 09:23:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8933</guid>
		<description>pero&#039;  parla della SLA  e grazie a Dio noi non abbiamo quella.

Ciao
Marilena</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pero&#8217;  parla della SLA  e grazie a Dio noi non abbiamo quella.</p>
<p>Ciao<br />
Marilena</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Segreteria</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8932</link>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 08:29:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8932</guid>
		<description>28 marzo 2011
Cari amici, questa breve nota viene esposta sui nostri siti per confermare la
notizia che la commissione competente dell’Istituto Superiore di Sanità ha
approvato la nostra richiesta di procedere con la sperimentazione di fase I che
prevede il trapianto di cellule staminali cerebrali umane in pazienti affetti da
SLA.
Stiamo in questo momento esaminando le conclusioni della commissione per
delineare come procedere nel modo appropriato e più veloce ed efficiente
possibile.
Entro domani esporremo un comunicato congiunto con tutti i responsabili della sperimentazione, più completo e dettagliato, sempre su queste pagine. In questo momento vi preghiamo di non intasare le linee telefoniche con richieste di ulteriori chiarimenti poiché null’altro è disponibile al momento oltre a quanto appena spiegato

     – NON É INIZIATO ALCUN ARRUOLAMENTO DEI PAZIENTI –

Grazie e a risentirci a breve
Angelo Vescovi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>28 marzo 2011<br />
Cari amici, questa breve nota viene esposta sui nostri siti per confermare la<br />
notizia che la commissione competente dell’Istituto Superiore di Sanità ha<br />
approvato la nostra richiesta di procedere con la sperimentazione di fase I che<br />
prevede il trapianto di cellule staminali cerebrali umane in pazienti affetti da<br />
SLA.<br />
Stiamo in questo momento esaminando le conclusioni della commissione per<br />
delineare come procedere nel modo appropriato e più veloce ed efficiente<br />
possibile.<br />
Entro domani esporremo un comunicato congiunto con tutti i responsabili della sperimentazione, più completo e dettagliato, sempre su queste pagine. In questo momento vi preghiamo di non intasare le linee telefoniche con richieste di ulteriori chiarimenti poiché null’altro è disponibile al momento oltre a quanto appena spiegato</p>
<p>     – NON É INIZIATO ALCUN ARRUOLAMENTO DEI PAZIENTI –</p>
<p>Grazie e a risentirci a breve<br />
Angelo Vescovi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Segreteria</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8884</link>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 10:10:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8884</guid>
		<description>Dubbi sulla sicurezza dei nuovi farmaci per la sclerosi multipla recidivante-remittente

Quattro casi di tumore tra i pazienti trattati con Cladribina

Merck KGaA ha presentato i dati a 2 anni sul farmaco Cladribina nel trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente.

I risultati dello studio di fase II CLARITY hanno mostrato che il trattamento annuale con Cladribina per os produce una significativa riduzione nell’incidenza di recidive cliniche, progressione della disabilità e lesioni cerebrali, così come un significativo aumento nella proporzione dei pazienti che sono rimasti privi di recidive.

I pazienti trattati con un regime a basso dosaggio di Cladibrina hanno presentato una riduzione relativa del 58% nella percentuale annualizzata di recidive rispetto al placebo ( 0,14 vs 0,33 per il gruppo placebo; p&lt; 0,001 ).
I pazienti nel gruppo a regime ad alto dosaggio sono andati incontro ad una riduzione relativa del 55% nella percentuale annualizzata di recidiva, rispetto al placebo ( 0,15 vs 0,33; p&lt; 0,001 ).

La proporzione dei pazienti senza recidive ( un endpoint secondario dello studio ) è stata significativamente più alta nel gruppo di trattamento con Cladribina che nel gruppo placebo.
Durante i 2 anni dello studio, l’80% dei pazienti trattati con il regime a basso dosaggio di Cladibrina e il 79% dei pazienti trattati con il regime ad alto dosaggio, non sono andati incontro a nessuna recidiva clinica, rispetto al 61% dei pazienti del gruppo placebo ( p&lt; 0,001 per entrambi i regimi di dosaggio ). Pertanto, il rischio relativo di recidiva nei pazienti trattati con Cladribina era approssimativamente metà di quello visto nei pazienti che assumevano placebo.

Il trattamento con Cladribina ha portato a una riduzione superiore al 30% del rischio di progressione della disabilità ( un altro endpoint secondario ), rispetto al placebo, nell’arco dei 2 anni dello studio ( regime a basso dosaggio: hazard ratio [HR]= 0,67; p= 0,018; regime ad alto dosaggio: HR= 0,69; p= 0,026 ).

La progressione della disabilità è stata misurata mediante un incremento di 1 punto o superiore alla scala EDSS ( Expanded Disability Status Scale ), per almeno 3 mesi ( o almeno un incremento di 1,5 punti ) se la scala EDSS al basale fosse 0; oppure un incremento di 0,5 punti se il punteggio basale alla scala EDSS fosse 5 o valore superiore. Sono state osservate riduzioni sostenute e statisticamente significative in differenti tipi di lesioni cerebrali alla risonanza magnetica per immagini ( MRI ).
Nel corso dei 2 anni dello studio, entrambi i regimi di Cladribina hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa di almeno il 70% nel numero medio di lesioni attive captanti il gadolinio in T1 per soggetto per scansione, nel numero medio di lesioni attive in T2 per soggetto per scansione, così come nel numero medio di singole lesioni combinate per soggetto per scansione, rispetto al placebo ( riduzioni comprese tra il 73% e l’88%; p&lt; 0,001 ).

La frequenza degli eventi avversi in entrambi i gruppi di trattamento con Cladribina, è risultata comparabile a quella osservata nel gruppo placebo.
I più comunemente riportati eventi avversi sono stati: cefalea, nasofaringite, infezioni del tratto respiratorio superiore, e nausea.
La linfopenia si è presentata più frequentemente nel gruppo trattato con Cladribina ( regime a basso dosaggio: 22%; regime ad alto dosaggio: 31%; placebo: 2% ).

L’incidenza di infezioni nei pazienti trattati con Cladribina o placebo, è risultata simile. Le infezioni da herpes zoster sono state riportate nel 2,3% dei pazienti trattati con Cladribina; queste infezioni erano localizzate alla cute e hanno risposto in modo appropriato al trattamento.

Nei pazienti, trattati con Cladribina, sono stati segnalati 4 casi di tumore nel corso dello studio ( tumore alla cervice stadio 0, melanoma, tumore alle ovaie, tumore al pancreas ); 1 caso di coriocarcinoma è stato riportato alla 14a settimana di gestazione in una paziente trattata con Cladribina, che è rimasta incinta 6 mesi dopo il completamento dello studio.

Fonte: 61st Annual Meeting of American Academy of Neurology ( AAN ), 2009</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dubbi sulla sicurezza dei nuovi farmaci per la sclerosi multipla recidivante-remittente</p>
<p>Quattro casi di tumore tra i pazienti trattati con Cladribina</p>
<p>Merck KGaA ha presentato i dati a 2 anni sul farmaco Cladribina nel trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente.</p>
<p>I risultati dello studio di fase II CLARITY hanno mostrato che il trattamento annuale con Cladribina per os produce una significativa riduzione nell’incidenza di recidive cliniche, progressione della disabilità e lesioni cerebrali, così come un significativo aumento nella proporzione dei pazienti che sono rimasti privi di recidive.</p>
<p>I pazienti trattati con un regime a basso dosaggio di Cladibrina hanno presentato una riduzione relativa del 58% nella percentuale annualizzata di recidive rispetto al placebo ( 0,14 vs 0,33 per il gruppo placebo; p&lt; 0,001 ).<br />
I pazienti nel gruppo a regime ad alto dosaggio sono andati incontro ad una riduzione relativa del 55% nella percentuale annualizzata di recidiva, rispetto al placebo ( 0,15 vs 0,33; p&lt; 0,001 ).</p>
<p>La proporzione dei pazienti senza recidive ( un endpoint secondario dello studio ) è stata significativamente più alta nel gruppo di trattamento con Cladribina che nel gruppo placebo.<br />
Durante i 2 anni dello studio, l’80% dei pazienti trattati con il regime a basso dosaggio di Cladibrina e il 79% dei pazienti trattati con il regime ad alto dosaggio, non sono andati incontro a nessuna recidiva clinica, rispetto al 61% dei pazienti del gruppo placebo ( p&lt; 0,001 per entrambi i regimi di dosaggio ). Pertanto, il rischio relativo di recidiva nei pazienti trattati con Cladribina era approssimativamente metà di quello visto nei pazienti che assumevano placebo.</p>
<p>Il trattamento con Cladribina ha portato a una riduzione superiore al 30% del rischio di progressione della disabilità ( un altro endpoint secondario ), rispetto al placebo, nell’arco dei 2 anni dello studio ( regime a basso dosaggio: hazard ratio [HR]= 0,67; p= 0,018; regime ad alto dosaggio: HR= 0,69; p= 0,026 ).</p>
<p>La progressione della disabilità è stata misurata mediante un incremento di 1 punto o superiore alla scala EDSS ( Expanded Disability Status Scale ), per almeno 3 mesi ( o almeno un incremento di 1,5 punti ) se la scala EDSS al basale fosse 0; oppure un incremento di 0,5 punti se il punteggio basale alla scala EDSS fosse 5 o valore superiore. Sono state osservate riduzioni sostenute e statisticamente significative in differenti tipi di lesioni cerebrali alla risonanza magnetica per immagini ( MRI ).<br />
Nel corso dei 2 anni dello studio, entrambi i regimi di Cladribina hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa di almeno il 70% nel numero medio di lesioni attive captanti il gadolinio in T1 per soggetto per scansione, nel numero medio di lesioni attive in T2 per soggetto per scansione, così come nel numero medio di singole lesioni combinate per soggetto per scansione, rispetto al placebo ( riduzioni comprese tra il 73% e l’88%; p&lt; 0,001 ).</p>
<p>La frequenza degli eventi avversi in entrambi i gruppi di trattamento con Cladribina, è risultata comparabile a quella osservata nel gruppo placebo.<br />
I più comunemente riportati eventi avversi sono stati: cefalea, nasofaringite, infezioni del tratto respiratorio superiore, e nausea.<br />
La linfopenia si è presentata più frequentemente nel gruppo trattato con Cladribina ( regime a basso dosaggio: 22%; regime ad alto dosaggio: 31%; placebo: 2% ).</p>
<p>L’incidenza di infezioni nei pazienti trattati con Cladribina o placebo, è risultata simile. Le infezioni da herpes zoster sono state riportate nel 2,3% dei pazienti trattati con Cladribina; queste infezioni erano localizzate alla cute e hanno risposto in modo appropriato al trattamento.</p>
<p>Nei pazienti, trattati con Cladribina, sono stati segnalati 4 casi di tumore nel corso dello studio ( tumore alla cervice stadio 0, melanoma, tumore alle ovaie, tumore al pancreas ); 1 caso di coriocarcinoma è stato riportato alla 14a settimana di gestazione in una paziente trattata con Cladribina, che è rimasta incinta 6 mesi dopo il completamento dello studio.</p>
<p>Fonte: 61st Annual Meeting of American Academy of Neurology ( AAN ), 2009</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Segreteria</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8876</link>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 16:12:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8876</guid>
		<description>Trapianto di cellule staminali nella forma aggressiva di sclerosi multipla ( 2011 )

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche può essere considerata un’opzione di trattamento per i pazienti con forma aggressiva di sclerosi multipla refrattaria.

In un gruppo di 35 pazienti sottoposti a trapianti di cellule staminali, la sopravvivenza libera da progressione è stata del 44% a 15 anni per coloro che avevano lesioni attive alla risonanza magnetica per immagini ( RMI ) e del 10% per coloro che non avevano lesioni attive ( P=0.01).

I migliori risultati sono stati osservati nei pazienti con coinvolgimento infiammatorio del sistema nervoso centrale.
La rimozione di cloni autoreattivi, la completa soppressione dell’infiammazione, e, probabilmente, i cambiamenti immunitari indotti dal trapianto di cellule staminali emopoietiche, possono tutti aver giocato un ruolo benefico nel rallentare la progressione della malattia.

Tra il 1995 e il 2001, Kimiskidis e colleghi dell’Università Aristotele di Salonicco in Grecia, hanno eseguito trapianti di cellule staminali in pazienti selezionati che avevano mostrato un progresso di almeno un punto alla scala EDSS ( Expanded Disability Status Scale ) nel corso dell&#039;anno precedente.

L’età mediana dei pazienti era di 40 anni, e la durata mediana della malattia era di 7 anni.

Il tipo più comune di sclerosi multipla in questa coorte era la secondaria progressiva, seguita da primaria progressiva. 
Un paziente era affetto da sclerosi multipla recidivante-progressiva in forma aggressiva.

I precedenti trattamenti comprendevano gli steroidi, l&#039;Interferone-beta, e l’Azatioprina.

I punteggi mediani di disabilità basale variavano da 4.5-8 ( mediana: 6 ), e le lesioni attive erano presenti alla risonanza magnetica per immagini in 12 pazienti.

Miglioramenti clinici da 0.5 a 5.5 punti ( mediana 1 ) alla scala di disabilità sono stati osservati in 16 pazienti, con miglioramenti duraturi in media per 2 anni.
In 2 pazienti, i miglioramenti si sono protratti per più di 7 anni, e la risposta è stata considerata salvavita nel paziente con malattia maligna.

Complessivamente la sopravvivenza libera da progressione a 15 anni è stata del 25%.
La sopravvivenza mediana libera da progressione nella malattia recidivante e secondaria è stata di 5.4 anni, e 1.5 anni nella malattia primaria progressiva.

Riduzioni significative e sostenute sono state osservate anche nel numero e nel volume delle lesioni captanti il Gadolinio alla risonanza magnetica per immagini.

I migliori risultati erano associati a un’età inferiore a 35 anni e a una minore durata della malattia.

Cinque pazienti sono morti: uno a causa di aspergillosi 2 mesi dopo il trapianto, un altro per emorragia polmonare 2.5 anni dopo la procedura, un terzo a 12 anni per tumore alla prostata. Due pazienti sono morti per complicanze correlate alla sclerosi multipla a 10 e 14 anni. ( Xagena2011 )

Fonte: Neurology, 2011</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trapianto di cellule staminali nella forma aggressiva di sclerosi multipla ( 2011 )</p>
<p>Il trapianto di cellule staminali emopoietiche può essere considerata un’opzione di trattamento per i pazienti con forma aggressiva di sclerosi multipla refrattaria.</p>
<p>In un gruppo di 35 pazienti sottoposti a trapianti di cellule staminali, la sopravvivenza libera da progressione è stata del 44% a 15 anni per coloro che avevano lesioni attive alla risonanza magnetica per immagini ( RMI ) e del 10% per coloro che non avevano lesioni attive ( P=0.01).</p>
<p>I migliori risultati sono stati osservati nei pazienti con coinvolgimento infiammatorio del sistema nervoso centrale.<br />
La rimozione di cloni autoreattivi, la completa soppressione dell’infiammazione, e, probabilmente, i cambiamenti immunitari indotti dal trapianto di cellule staminali emopoietiche, possono tutti aver giocato un ruolo benefico nel rallentare la progressione della malattia.</p>
<p>Tra il 1995 e il 2001, Kimiskidis e colleghi dell’Università Aristotele di Salonicco in Grecia, hanno eseguito trapianti di cellule staminali in pazienti selezionati che avevano mostrato un progresso di almeno un punto alla scala EDSS ( Expanded Disability Status Scale ) nel corso dell&#8217;anno precedente.</p>
<p>L’età mediana dei pazienti era di 40 anni, e la durata mediana della malattia era di 7 anni.</p>
<p>Il tipo più comune di sclerosi multipla in questa coorte era la secondaria progressiva, seguita da primaria progressiva.<br />
Un paziente era affetto da sclerosi multipla recidivante-progressiva in forma aggressiva.</p>
<p>I precedenti trattamenti comprendevano gli steroidi, l&#8217;Interferone-beta, e l’Azatioprina.</p>
<p>I punteggi mediani di disabilità basale variavano da 4.5-8 ( mediana: 6 ), e le lesioni attive erano presenti alla risonanza magnetica per immagini in 12 pazienti.</p>
<p>Miglioramenti clinici da 0.5 a 5.5 punti ( mediana 1 ) alla scala di disabilità sono stati osservati in 16 pazienti, con miglioramenti duraturi in media per 2 anni.<br />
In 2 pazienti, i miglioramenti si sono protratti per più di 7 anni, e la risposta è stata considerata salvavita nel paziente con malattia maligna.</p>
<p>Complessivamente la sopravvivenza libera da progressione a 15 anni è stata del 25%.<br />
La sopravvivenza mediana libera da progressione nella malattia recidivante e secondaria è stata di 5.4 anni, e 1.5 anni nella malattia primaria progressiva.</p>
<p>Riduzioni significative e sostenute sono state osservate anche nel numero e nel volume delle lesioni captanti il Gadolinio alla risonanza magnetica per immagini.</p>
<p>I migliori risultati erano associati a un’età inferiore a 35 anni e a una minore durata della malattia.</p>
<p>Cinque pazienti sono morti: uno a causa di aspergillosi 2 mesi dopo il trapianto, un altro per emorragia polmonare 2.5 anni dopo la procedura, un terzo a 12 anni per tumore alla prostata. Due pazienti sono morti per complicanze correlate alla sclerosi multipla a 10 e 14 anni. ( Xagena2011 )</p>
<p>Fonte: Neurology, 2011</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Linda</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8747</link>
		<dc:creator>Linda</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 08:03:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8747</guid>
		<description>Cellule staminali: alleate contro la sclerosi multipla
Pubblicato da Camilla B in Malattie, News Mediche, Ricerca Medica.
Mercoledì, 8 Dicembre 2010.
Novità interessanti per il trattamento della sclerosi multipla: un team di 
scienziati d’oltremanica, dell’Università di Edimburgo e di Cambridge, hanno scoperto un metodo innovativo per sfruttare le potenzialità delle cellule staminali, allo scopo di riparare i nervi danneggiati dalla patologia cronica e degenerativa che colpisce il sistema nervoso.

Una scoperta che potrebbe, se le ulteriorisperimentazioni confermeranno i primi risultati positivi, rappresentare un passo avanti notevole per il trattamento di questa grave patologia, che progressivamente limita l’autonomia delle persone colpite, danneggiando la loro capacità di muoversi o di esprimersi, provocando perdità di mobilità, problemi di vista, stanchezza e sintomi dolorosi anche invalidanti.
 
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, potrebbe aprire la 
strada a ulteriori ricerche sull’utilizzo delle cellule staminali e alla messa a 
punto di un nuovo farmaco e di innovative soluzioni terapeutiche efficaci per la riparazione dei nervi del cervello e del midollo spinale danneggiati dalla malattia, attenuando i sintomi e le complicanze che caratterizzano il disturbo.
 
Grazie alla tecnica scoperta dagli scienziati britannici, sarebbe possibile 
stimolare le cellule staminali nel cervello, in modo tale da indurle a riparare lamielina danneggiata, una sostanza che regola la trasmissione degli impulsi nervosi.
 
“Per le persone con la sclerosi multipla questo è uno degli sviluppi più 
eccitanti degli ultimi anni. E’ difficile esprimere a parole quanto 
rivoluzionaria questascoperta potrebbe essere e come sia importante continuare la ricerca. Siamo lieti di avere finanziato la prima fase di questo lavoro e stiamo ora esaminando ulteriori finanziamenti” ha osservato Simon Gillespie, esponente della britannica Società della sclerosi multipla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cellule staminali: alleate contro la sclerosi multipla<br />
Pubblicato da Camilla B in Malattie, News Mediche, Ricerca Medica.<br />
Mercoledì, 8 Dicembre 2010.<br />
Novità interessanti per il trattamento della sclerosi multipla: un team di<br />
scienziati d’oltremanica, dell’Università di Edimburgo e di Cambridge, hanno scoperto un metodo innovativo per sfruttare le potenzialità delle cellule staminali, allo scopo di riparare i nervi danneggiati dalla patologia cronica e degenerativa che colpisce il sistema nervoso.</p>
<p>Una scoperta che potrebbe, se le ulteriorisperimentazioni confermeranno i primi risultati positivi, rappresentare un passo avanti notevole per il trattamento di questa grave patologia, che progressivamente limita l’autonomia delle persone colpite, danneggiando la loro capacità di muoversi o di esprimersi, provocando perdità di mobilità, problemi di vista, stanchezza e sintomi dolorosi anche invalidanti.</p>
<p>Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, potrebbe aprire la<br />
strada a ulteriori ricerche sull’utilizzo delle cellule staminali e alla messa a<br />
punto di un nuovo farmaco e di innovative soluzioni terapeutiche efficaci per la riparazione dei nervi del cervello e del midollo spinale danneggiati dalla malattia, attenuando i sintomi e le complicanze che caratterizzano il disturbo.</p>
<p>Grazie alla tecnica scoperta dagli scienziati britannici, sarebbe possibile<br />
stimolare le cellule staminali nel cervello, in modo tale da indurle a riparare lamielina danneggiata, una sostanza che regola la trasmissione degli impulsi nervosi.</p>
<p>“Per le persone con la sclerosi multipla questo è uno degli sviluppi più<br />
eccitanti degli ultimi anni. E’ difficile esprimere a parole quanto<br />
rivoluzionaria questascoperta potrebbe essere e come sia importante continuare la ricerca. Siamo lieti di avere finanziato la prima fase di questo lavoro e stiamo ora esaminando ulteriori finanziamenti” ha osservato Simon Gillespie, esponente della britannica Società della sclerosi multipla.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Segreteria</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8579</link>
		<dc:creator>Segreteria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 19:51:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8579</guid>
		<description>E&#039; giusto che si generino delle speranze tutte le volte che si scopre un aspetto di una malattia precedentemente sconosciuto. E&#039; questo il caso della CCSVI, ovvero di una malattia vascolare che occludendo le vene, peggiora il drenaggio cerebrale nei pazienti con SM. 

Occorre però dare delle informazioni precise in modo che le aspettative dei pazienti riflettano quanto effettivamente è emerso dagli studi e dalle ricerche.  Quello che abbiamo osservato ad 2 anni di distanza è un miglioramento della qualità della vita, delle prestazioni motorie e cognitive, e una riduzione del numero delle recidive. 

Questi fatti limitatamente ai pazienti con forma RR, che è la forma più frequente. Vorrei anche chiarire che in questo caso non abbiamo osservato guarigioni miracolose. I pazienti con forme ormai gravi ed inveterate di disabilità soprattutto non devono credere che il trattamento endovascolare della CCSVI possa determinare miglioramenti impensati. 

Per questi ultimi abbiamo visto un miglioramento notevole di un sintomo disabilitante come la fatica cronica, che suggerisce che questo sintomo sia legato allo stato di insufficienza venosa che si va a correggere. 

R: Ogni descrizione scientifica di eventi precedentemente sconosciuti è destinata a generare tutti i tipi di reazione che la nostra descrizione della CCSVI associata alla SM ha generato. Non solo opposizione per la verità, di tipo dogmatico e preconcetto che è veramente la peggiore. 

Abbiamo trovato anche molta apertura, curiosità, ed interesse a capirne di più. 

Contando su questa frangia più aperta di colleghi neurologi si possono progettare ulteriori studi che potranno portarci a capire numerosissime altre ricadute ed aspetti della funzione venosa alterata in corso di SM. 

R: Guarire è una parola che per  serietà scientifica non mi posso permettere di usare, nè che ho mai usato. I vantaggi del trattamento endovascolare della CCSVI sono quelli che ho precedentemente descritto. Le nostre osservazioni si fermano in media a 2 anni dopo su un campione non enorme di pazienti. 

Quello che vorrei dire è che finora la terapia si è concentrata sulla correzione della reazione autoimmunitaria. Ora si è scoperto un fattore vascolare che non può essere controllato dalla terapia immunomodulatrice, e che a mio avviso necessita di un suo trattamento specifico. 

R:  Si possono prevedere centri di eccellenza che possono arruolare pazienti per ulteriori studi randomizzati e controllati, che aiuteranno a comprendere il valore della terapia endovascolare nella gestione di un paziente con SM. Questi potrebbero essere attivi anche in tempi brevi, ed affidare ad essi la realizzazione di questi trial. Se il risultato di questi studi fosse positivo possiamo pensare che fra 3-4 anni la terapia sarà disponibile quasi ovunque. 


Si, si tratta della fondazione HILARESCERE, che ha lo scopo di favorire l&#039;attività di ricerca medica e scientifica nel campo delle malattie a eziopatogenesi sconosciuta o mal definita, specialmente nel campo delle malattie croniche e degenerative del sistema nervoso e dell&#039;apparato vascolare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; giusto che si generino delle speranze tutte le volte che si scopre un aspetto di una malattia precedentemente sconosciuto. E&#8217; questo il caso della CCSVI, ovvero di una malattia vascolare che occludendo le vene, peggiora il drenaggio cerebrale nei pazienti con SM. </p>
<p>Occorre però dare delle informazioni precise in modo che le aspettative dei pazienti riflettano quanto effettivamente è emerso dagli studi e dalle ricerche.  Quello che abbiamo osservato ad 2 anni di distanza è un miglioramento della qualità della vita, delle prestazioni motorie e cognitive, e una riduzione del numero delle recidive. </p>
<p>Questi fatti limitatamente ai pazienti con forma RR, che è la forma più frequente. Vorrei anche chiarire che in questo caso non abbiamo osservato guarigioni miracolose. I pazienti con forme ormai gravi ed inveterate di disabilità soprattutto non devono credere che il trattamento endovascolare della CCSVI possa determinare miglioramenti impensati. </p>
<p>Per questi ultimi abbiamo visto un miglioramento notevole di un sintomo disabilitante come la fatica cronica, che suggerisce che questo sintomo sia legato allo stato di insufficienza venosa che si va a correggere. </p>
<p>R: Ogni descrizione scientifica di eventi precedentemente sconosciuti è destinata a generare tutti i tipi di reazione che la nostra descrizione della CCSVI associata alla SM ha generato. Non solo opposizione per la verità, di tipo dogmatico e preconcetto che è veramente la peggiore. </p>
<p>Abbiamo trovato anche molta apertura, curiosità, ed interesse a capirne di più. </p>
<p>Contando su questa frangia più aperta di colleghi neurologi si possono progettare ulteriori studi che potranno portarci a capire numerosissime altre ricadute ed aspetti della funzione venosa alterata in corso di SM. </p>
<p>R: Guarire è una parola che per  serietà scientifica non mi posso permettere di usare, nè che ho mai usato. I vantaggi del trattamento endovascolare della CCSVI sono quelli che ho precedentemente descritto. Le nostre osservazioni si fermano in media a 2 anni dopo su un campione non enorme di pazienti. </p>
<p>Quello che vorrei dire è che finora la terapia si è concentrata sulla correzione della reazione autoimmunitaria. Ora si è scoperto un fattore vascolare che non può essere controllato dalla terapia immunomodulatrice, e che a mio avviso necessita di un suo trattamento specifico. </p>
<p>R:  Si possono prevedere centri di eccellenza che possono arruolare pazienti per ulteriori studi randomizzati e controllati, che aiuteranno a comprendere il valore della terapia endovascolare nella gestione di un paziente con SM. Questi potrebbero essere attivi anche in tempi brevi, ed affidare ad essi la realizzazione di questi trial. Se il risultato di questi studi fosse positivo possiamo pensare che fra 3-4 anni la terapia sarà disponibile quasi ovunque. </p>
<p>Si, si tratta della fondazione HILARESCERE, che ha lo scopo di favorire l&#8217;attività di ricerca medica e scientifica nel campo delle malattie a eziopatogenesi sconosciuta o mal definita, specialmente nel campo delle malattie croniche e degenerative del sistema nervoso e dell&#8217;apparato vascolare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Linda</title>
		<link>http://www.nomsurrender.org/ricercano-studiano/#comment-8558</link>
		<dc:creator>Linda</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 17:32:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nomsurrender.org/potrebbe-interessarci/#comment-8558</guid>
		<description>STAMINALI EFFICACI CONTRO LA SCLEROSI MULTIPLAUn gruppo di scienziati delle 
università di Edinburgo e Cambridge hanno trovato un modo per riparare i nervi 
danneggiati con le cellule staminali. La scoperta, pubblicata sulla rivista 
&#039;Nature Neuroscience&#039;, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci per la 
riparazione dei nervi nel cervello e nel midollo spinale, e potenzialmente 
invertire alcuni sintomi della sclerosi multipla. Questa patologia è al momento 
incurabile e provoca perdita di mobilità, problemi di vista, stanchezza e dolore 
lancinante. Si peggiora progressivamente e molti malati alla fine sono costretti 
sulla sedia rotelle. La sclerosi multipla è causata da un danno alla mielina, la 
sostanza che avvolge i nervi del cervello e del midollo spinale. Questo ostacola 
il modo in cui i messaggi vengono trasmessi dal cervello al resto del corpo.. Le 
donne hanno il doppio delle probabilità di sviluppare questa malattia rispetto 
agli uomini, e circa un quinto dei pazienti ha un&#039;aspettativa di vita molto 
bassa poichè sono più a rischio infezioni e coaguli di sangue nei polmoni. Il 
metodo rivelato dagli scienziati britannici stimola le cellule staminali nel 
cervello a riparare la mielina danneggiata. In una serie d&#039;esperimenti condotti 
sui topolini, i ricercatori hanno scoperto che quando queste cellule staminali 
vengono iniettate con una sostanza chimica chiamata &#039;acido retinoico&#039;, la 
mielina viene riparata. &quot;Per le persone con la sclerosi multipla&quot;, ha spiegato 
Simon Gillespie della britannica Societa&#039; della sclerosi multipla, &quot;questo è uno 
degli sviluppi piu&#039; eccitanti degli ultimi anni. E&#039; difficile esprimere a parole 
quanto rivoluzionaria questa scoperta potrebbe essere e come sia importante 
continuare la ricerca. Siamo lieti di avere finanziato la prima fase di questo 
lavoro e stiamo ora esaminando ulteriori finanziamenti&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>STAMINALI EFFICACI CONTRO LA SCLEROSI MULTIPLAUn gruppo di scienziati delle<br />
università di Edinburgo e Cambridge hanno trovato un modo per riparare i nervi<br />
danneggiati con le cellule staminali. La scoperta, pubblicata sulla rivista<br />
&#8216;Nature Neuroscience&#8217;, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci per la<br />
riparazione dei nervi nel cervello e nel midollo spinale, e potenzialmente<br />
invertire alcuni sintomi della sclerosi multipla. Questa patologia è al momento<br />
incurabile e provoca perdita di mobilità, problemi di vista, stanchezza e dolore<br />
lancinante. Si peggiora progressivamente e molti malati alla fine sono costretti<br />
sulla sedia rotelle. La sclerosi multipla è causata da un danno alla mielina, la<br />
sostanza che avvolge i nervi del cervello e del midollo spinale. Questo ostacola<br />
il modo in cui i messaggi vengono trasmessi dal cervello al resto del corpo.. Le<br />
donne hanno il doppio delle probabilità di sviluppare questa malattia rispetto<br />
agli uomini, e circa un quinto dei pazienti ha un&#8217;aspettativa di vita molto<br />
bassa poichè sono più a rischio infezioni e coaguli di sangue nei polmoni. Il<br />
metodo rivelato dagli scienziati britannici stimola le cellule staminali nel<br />
cervello a riparare la mielina danneggiata. In una serie d&#8217;esperimenti condotti<br />
sui topolini, i ricercatori hanno scoperto che quando queste cellule staminali<br />
vengono iniettate con una sostanza chimica chiamata &#8216;acido retinoico&#8217;, la<br />
mielina viene riparata. &#8220;Per le persone con la sclerosi multipla&#8221;, ha spiegato<br />
Simon Gillespie della britannica Societa&#8217; della sclerosi multipla, &#8220;questo è uno<br />
degli sviluppi piu&#8217; eccitanti degli ultimi anni. E&#8217; difficile esprimere a parole<br />
quanto rivoluzionaria questa scoperta potrebbe essere e come sia importante<br />
continuare la ricerca. Siamo lieti di avere finanziato la prima fase di questo<br />
lavoro e stiamo ora esaminando ulteriori finanziamenti&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

