Dalle staminali una speranza per chi è in carrozzella.
Video in italiano www euronews.net
Il ricercatore intervistato nel servizio di euronews presenterà i risultati delle sue ricerche venerdì 23 ottobre 2009 al meeting ISCOS di Firenze 21 - 24 ottobre 2009 - 48° Annual Scientific Meeting: “Update on experimental pharmacological, cell transplant, and rehabilitation interventions for the treatment of spinal cord injury” dove ci saranno anche altri ricercatori di livello mondiale: Wise Young - John Steeves - Alfredo Gorio - Alain Privat - Huub van Hedel - Sergio Aito.
L’equipe guidata da Steven Goldman dell’Universita’ di Rochester, a New York, e’ riuscita ad ottenere la mielinizzazione della sostanza bianca nel sistema nervoso di topi mutanti mediante iniezione di cellule staminali umane, progenitrici delle cellule gliali. Il successo dell’esperimento, ottenuto dopo anni di perfezionamento, apre alla speranza di sviluppare una terapia per le malattie causate da perdita di mielina, come la sclerosi multipla o le rare malattie genetiche infantili come la Adrenoleucodistrofia. Systemic administration of an antagonist of the ATP-sensitive receptor P2X7 improves recovery after spinal cord injury PNAS. Goldman ha utilizzato topi nei quali una mutazione genetica impedisce la produzione di mielina, la proteina che protegge i prolungamenti delle cellule nervose, permettendo in tal modo la corretta conduzione dei segnali nervosi. I topi nei quali e’ stata indotta questa anomalia presentano disturbi neurologici gravi che
portano inevitabilmente alla morte entromorte entro 18-21 settimane dalla nascita. I ricercatori hanno iniettato 300.000 cellule staminali umane, progenitrici delle cellule gliali che formano la guaina mielinica, nel midollo spinale di un gruppo di topi mutanti, mentre un secondo gruppo e’ stato trattato con un set di controllo e un terzo gruppo di topi non e’ stato trattato affatto. Dopo un iniziale deterioramento della salute di tutti i topi, sono morti i topi del secondo e terzo gruppo, ma sei topi del primo gruppo sono sopravvissuti 130 giorni e quattro di questi erano ancora vivi al termine dell’esperimento, dopo 14 mesi, avendo riacquistato gradualmente la normale attivita’ cerebrale. “La mielinizzazione e’ stata maggiore di quanto abbia mai visto, questa e’ una nuova prova di inizio” dichiara su Nature Goldman, che spera di poter iniziare la sperimentazione sugli esseri umani, una volta che i suoi metodi vengano approvati dalla Food and Drug
Administration.
Una macchina lanciata a tutta velocità. E’ la ricerca sulle staminali, che procede a 360°! L’aspetto meraviglioso di queste cellule è la loro capacità di trasformarsi da un tipo di tessuto all’altro. “Queste cellule trapiantate, non integrandosi e differenziandosi nel tessuto ospite, evitano di dare origine a strutture nuove come cellule tumorale con effetti tossici”, spiega Stefano Pluchino, ricercatore dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.”Con questa scoperta - continua - ci si avvicina sempre più ad un utilizzo mirato e privo di effetti collaterali delle terapie cellulari a base di cellule staminali neurali”. E’ stato proprio il San Raffaele, insieme all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e con la collaborazione dell’ Università degli Studi di Verona a condurre la ricerca, pubblicata in questi giorni su Nature, la più autorevole rivista scientifica del mondo. Lo studio è stato
possibile grazie ai finanziamenti della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), del Ministero della Salute Italiano e di due importanti organizzazioni statunitensi: la National Multiple Sclerosis Society (NMSS) e The Myelin Project(TMP) . Le potenzialità terapeutiche delle cellule staminali neurali, affermano i ricercatori, possono risultare più efficaci nei casi di malattie neurologiche in cui l’infiammazione è elevata. L’ictus cerebrale, i tumori cerebrali, i traumi midollari, la sclerosi multipla sono alcuni esempi. Questo però non esclude che in futuro possano essere utili anche nella lotta a malattie del sistema nervoso tuttora incurabili, comprese quelle in cui la componente infiammatoria è meno rilevante. “E’ importante sottolineare - sottolinea Gianvito Martino, dell’Unità di Neuroimmunologia del San Raffaele - che si tratta di una sperimentazione condotta su un modello animale e che prima di arrivare ad un impiego clinico sull’uomo
passeranno almeno 5 anni”.
Immune regulatory neural stem/precursor cells protect from central nervous system autoimmunity by restraining dendritic cell function.
Stefano Pluchino - Gianvito Martino
Rif.: PLoS One
Rif.: Notiziario italiano
Caro Mauro
Mi scuso per il ritardo con cui le rispondo ma ero in vacanza e sono
rientrato solo oggi. Per la Xcell vale quanto ci siamo già detti per le
altre cliniche cinesi o thailandesi che siano e cioè non ci sono dati solidi scientificamente parlando che suggeriscano che il trattamento da loro proposto possa funzionare. Il fatto che siano in Germania non cambia il giudizio molto critico.
E’ sempre un piacere sentirla.
A presto
gianvito
Ciao BigMau!
Se hai girato anche a me perchè io dicessi la mia, sorry! non ne so niente di cliniche in Germania (nè del loro operato).
Quando ho fatto l’ultima RMN un’infermiera mi parlò molto bene di un centro in Svizzera, a Basilea. Ma mi raccontò anche che a sua nipote avevano fatto il famoso trapianto di staminali e che fisicamente è una batosta non indifferente. E’ un sacrificio enorme e poi…non è che si guarisca… al max si resta come si è. Mentre era ricoverata questa sua nipote, un’altra ragazza, purtroppo, morì.
InZomma, il Centro è affidabile però è tutto il trantran prima e dopo che richiede un fisico “tosto” per essere sopportato.
Qui in Italia operano solo i casi ormai gravissimi. So che effettuano il trapianto anche qui a Firenze: lo ha fatto la figlia di una conoscente di mia madre, ma anche lei aveva una SM devastante.
Non hai risposto a questi genitori perchè non sapevi dove trovare le parole, vero?
Purtroppo è ancora così. Se vuoi, gira loro il mio allegato.E’ tosto ma c’è un riquadro in cui si parla di poter fare una chemio più leggera e delle radiazioni più soft.
Non so quali siano le condizioni di Luigi. Se la sua SM non è particolarmente aggressiva, io consiglierei di aspettare ancora qualche anno. Intanto i cervelloni perfezioneranno le modalità del trapianto autologo rendendolo più affrontabile a cuor leggero.
Adesso che abbiamo lo scudetto cucito sul petto, cara Adele, va molto meglio. Giorgia porta fortuna, visto?
Dalle un bacione da parte di noi tutti e soprattutto dal
NO MSURRENDER INTER CLUB
P.S.
Zeru tituli per gobbi e bilanisti: che goduria!
ciao come state?
sono diventata nonna, conchita mia figlia ha avuto una bimba.sono molto contenta e’ una esperiensa meravigliosa. voi come state e tu daniela ti vai riprendendo? e tu mauro? datemi notizie abbracci
o adele da palermo
Il gatto ripara la mielina da solo, Speranza per la sclerosi multipla.
LA resistenza a malattie e incidenti e la capacità di sopravvivere a cadute che stroncherebbero qualsiasi essere vivente gli hanno fatto guadagnare un posto di tutto rispetto nell’immaginario collettivo. Si dice che il gatto abbia sette vite, nove addirittura secondo gli inglesi. Ma dietro ai proverbi e alla saggezza popolare si nasconde qualcosa di potenzialmente interessante per gli otto italiani su 100mila che soffrono di sclerosi multipla.
Una ricerca condotta dall’università americana di Wisconsin-Madison, pubblicata dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha dimostrato che i felini domestici hanno la capacità di “riaggiustare” da soli la mielina, la sostanza gelatinosa che avvolge le fibre nervose e le protegge.
La sua degenerazione è causa di malattie come la sclerosi multipla, dette “demielinizzanti” proprio perché, in questi casi, la mielina viene attaccata e distrutta a opera del sistema immunitario. Gli studiosi hanno osservato, nel gatto, la straordinaria capacità di convertire questo processo. A condurre la ricerca è stato Ian Duncan, membro americano del “Mielin Project”, il progetto su scala internazionale che ha lo scopo di finanziare la ricerca nell’ambito delle malattie rare, neurologiche e demielinizzanti.
“Il punto fondamentale del nostro studio - spiega il neuroscienziato - è che dimostra come la rimielizzazione possa davvero portare alla cura di molte patologie neurologiche. Da questa ricerca emerge insomma la profonda capacità del sistema nervoso centrale di riparare se stesso. Per ora abbiamo riscontrato questa possibilità nei gatti ma lo stesso meccanismo potrebbe funzionare anche sull’uomo”.
Più cauto il dottor Massimiliano Fanni Canelles, presidente del “Progetto Mielina” italiano: “E’ sicuramente una scoperta utile e interessante. Ma dobbiamo prima capire se il danno provocato nei gatti ha una causa genetica o se invece è provocato da fattori esterni. Se la causa è genetica, non è modificabile, e in questo caso è impossibile trasferire il meccanismo di riparazione sui bambini”.
Fanni Canelles ricorda infatti che la ricerca condotta dai colleghi americani è stata realizzata utilizzando gatte in gravidanza, alle quali per un periodo di circa tre mesi e mezzo è stata somministrata una dieta particolare. Questa condizione di debolezza ha fatto perdere all’animale la guaina mielinica, con conseguenze gravi come la paralisi e disturbi motori e visivi. Dopo aver sospeso la dieta gli animali hanno recuperato le funzioni precedenti: la biopsia ha poi dimostrato che la guaina mielinica si era aggiustata da sola.
“Negli esseri umani - continua Fanni Canelles - questo non accade mai. La mielina danneggiata viene persa, restano delle cicatrici chiamate “gliosi” e il mancato recupero viene compensato accerchiando le fibre neuronali e creando nuovi collegamenti, insomma “scavalcando” la guaina danneggiata. Nei gatti invece la situazione si è risolta senza bisogno di creare nuove diramazioni. Certamente interessante, ma non dimentichiamo che si trattava di animali in condizioni di salute particolari”.
La mielina è anche conosciuta, proprio per la sua colorazione, con il termine di “materia bianca” del cervello, cervelletto e midollo spinale. Se si paragona il nervo a un cavo elettrico, il filo metallico interno corrisponde all’assone che trasmette l’impulso nervoso, mentre l’isolante che lo avvolge corrisponde alla guaina mielinica. Questa sostanza in pratica agisce come isolante e impedisce che l’impulso elettrico si disperda, assicurando così una conduzione efficiente degli impulsi nervosi. Quando questo meccanismo si interrompe, la scienza affronta il problema così come spiegato dall’esperto e attraverso il trapianto di cellule staminali, salvo il caso di disturbi estesi e più gravi.
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA COME VA?
N.B. CORREGGIMI SE SBAGLIO.
IL FATTO CHE IL CONTINUO RINVIO DEI TRAPIANTI HA CREATO IMBARAZZI E MALUMORI ALL’INTERNO DI NEUROTHON TANTO CHE LA CARA CRI SE NE E’ ANDATA NON TI SEMBRA, COME DIRE, METTERE IL BASTONE TRA LE RUOTE AL PROF. VESCOVI TANTO CHE IL PERMESSO PER LA SPERIMENTAZIONE NON E’ ANCORA ARRIVATO E ALL’EPOCA HA SUBITO UN SABOTAGGIO ALL’UNIVERSITA’ BICOCCA DI MILANO??? CHI SARA’ STATO??? NON TI SEMBRA STRANO CHE MILANO CONTINUA SEMPRE A DIRE “IL NOSTRO OBIETTIVO E’ TROVARE UNA CURA”. MILANO E’ COLLEGATO CON LA SEDE CENTRALE DELL’AISM A GENOVA E SAPPIAMO BENE DI CHE COSA E’ CAPACE. CHI CI RIMETTE SEMPRE E’ IL POVERO MALATO, PURTROPPO!! ANNI FA DURANTE UNA VIDEOCONFERENZA IL DOTT.MARTINO AVEVA DETTO IN RISPOSTA AD UNA SIGNORA, CHE DOPO IL TRAPIANTO (NON SO DOVE L’AVEVA FATTO) STAVA BENE, “E’ IMPOSSIBILE”. SUDDETTA VIDEOCONFERENZA ERA ORGANIZZATA DALL’AISM.
SCUSA PER LO SFOGO, SAI SONO UN PO’ SFIDUCIATO, FAMMI SAPERE IL TUO PARERE.
UN SALUTO,
PAOLO
Mou, l’Italia tutta non sarà contenta affatto della tua sconfitta, e se alcuni contenti ci saranno non ti curar di loro ma guarda e passa. Bastava vederti ieri a Old Trafford, la tua eleganza disinvolta sul campo, un napoleone paterno e protettivo con i suoi e che firmava autografi anche agli avversari inglesi, un capitano da attimo fuggente, altro che lo stare di certi nostri allenatori provincialotti. Mou, ti rimpiangeranno, hai perso una battaglia ma non la guerra.
Scusa il ritardo della risposta, caro Paolo.
Quel servizio al tg1 l’ho visto anch’io, e precisava che - almeno inizialmente - i primi trapianti di stem cell ternane saranno effettuati su pazienti SLA in gravi condizioni. Staremo a vedere.
I continui rinvii dell’inizio dei trapianti di Vescovi, tra l’altro, hanno già creato imbarazzi e malumori all’interno di Neurothon. La cara Cri, infatti, se n’è già andata da un pezzo.
Domattina comunque telefonerò a Milano e vediamo se Alessia mi aggiungerà qualcosa. In ogni caso, terrò informati te e No MSurrender tutta.
Be good, m@uro
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA, COME VA?
MERCOLEDI’ SERA HO VISTO IL TG1 DOVE C’ERA UN SERVIZIO SU BANCA CELLULE DI TERNI E LA SPERIMENTAZIONE INIZIERA’ A BREVE.CON QUESTA E-MAIL TI CHIEDO DI RAGGUAGLIARMI RIGUARDO TERNI.
GRAZIE DI NUOVO E TI SALUTO.
PAOLO
È un Capo. Ed essendo un Capo non potrà finire i suoi giorni insegnando a tirare i calci di rigore o ad autoincensarsi negli spogliatoi delle arene pallonare. Né potrà concludere la sua favola calcistica allungando il suo estratto conto con i milioni di Moratti, di Abramovic o di qualche sceicco privo di freni inibitori. Josè Mourinho è un Numero Uno, anzi The Special One . Come tutti gli ambiziosi il cui ego è più dopato di un ciclista al Tour, dopo la parentesi in panchina l’allenatore ora in forza all’Inter si darà quasi certamente alla politica, forse in Portogallo, sua terra natale, forse altrove. Del resto nessuno, come José, colleziona, a mo’ di trofei, un confronto dopo l’altro con i big del potere politico. Lo hanno paragonato, tra gli altri, a Margaret Thatcher e a Massimo D’Alema, a Silvio Berlusconi e a Giulio Cesare (100-44 a. Cristo), a Josif Stalin (1878-1953) e a Benito Mussolini (1883-1945), per finire al più «modesto» Vittorio Sgarbi. Tutti nomi che a Mourinho non dicono molto, visto che quando prese in mano lo scettro del Chelsea, il Migliore se ne uscì con un autoritratto, al cui cospetto anche la proverbiale autostima del Cavaliere avrebbe cominciato ad annaspare: «Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bellissima sedia blu, una Champions in bacheca, Dio e dopo Dio il sottoscritto». Testuale.
Che dire? Se il presidente del Consiglio italiano vuole sindaco di Firenze l’ex portiere Giovanni Galli, in futuro il suo collega portoghese non si lascerà scappare il più mediatico e divino José. Del resto: le donne (che sono la maggioranza), da Alba Parietti in su e in giù, vanno pazze di lui, uno dei pochissimi «machi», di introvabili duri, in una società affollata di maschietti «mici», insicuri e dominati da Eva. Altro che George Clooney. Anche i giornalisti più criticoni stravedono per il vero Fenomeno mediatico degli ultimi anni: titoli a raffica, polemiche a sbafo, interesse informativo assicurato. Dove si trova un altro come José?
Si obietta: negli anni Sessanta anche Gianni Rivera, il golden boy, produceva un titolone al giorno, contestava dirigenti e tecnici, sfidava stabilmente i Poteri Forti. Ma Rivera (guarda caso, anch’egli approdato alla Camera) non era un viso sanguigno come José, né era telegenico come lui. Le sortite riveriane erano sortite da abatino, da persona abituata a bussare prima di dire buongiorno. Mourinho no. Il portoghese sta a Rivera come uno tsunami sta a un cavallone. Il portoghese è un animale da telecamera più che un drago da prato verde. E siccome la tv oggi è la versione moderna della politica e del potere, chi più del Nostro sarà l’outsider, stavamo per dire il sole dell’avvenire?
Tutto congiura a favore di Mou: l’età (solo 46 anni), il cattivo carattere, i successi, il sentirsi più carismatico di Napoleone (1769-1821) e Alessandro Magno (356-323 avanti Cristo) messi assieme, la resa catodica, il magnetismo, l’imperativo del circo massmediologico di generare più «miti» del Grande Fratello, il fascino su uomini e donne. Insomma. E poi se uno che pur autocelebrandosi senza il minimo pudore («Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me») riesce a non farsi ricoverare alla neuro, vuol dire che davvero è un Grande, un Grandissimo, altro che quei premier in doppiopetto che periodicamente si ritrovano al G-7 davanti ai dossier preparati dagli sherpa e ai tavoli programmati dai migliori cuochi. Mourinho presenta Mourinho come il vicedio, ma 9 resocontisti su 10 restano più abbagliati dei tre pastorelli di Fatima davanti alla Madonna.
Uno così non può che atterrare in politica, non può che formare un movimento, non può che sognare grandi cose. Se ce l’ha fatta il culturista Arnold Schwarzenegger ad afferrare il governo della California, ce la può fare Mou a conquistare il Portogallo o qualcosa di equipollente. Quanto a popolarità e determinazione, Mou è persino superiore al Terminator sopraggiunto dall’Austria.
Si dice: guai a Mou se domani sera l’Inter di Champions verrà eliminata dal Manchester. Guai? Ma Mou vince anche quando perde (altra dote che distingue il politico di serie A dal politico di serie B). Anzi le sconfitte ne esaltano vieppiù l’inesauribile serbatoio dialettico.
Conclusione. Una volta i tipi alla Mourinho o facevano concorrenza ai Cagliostro, oppure finivano a Sant’Elena o a piazzale Loreto. Oggi no. Oggi, nella migliore delle ipotesi finiscono in parlamento o al governo. Nella peggiore vanno a svernare in tv più strapagati di un banchiere di due anni fa. Diavolo di un José, la nuova fenomenologia del Capo.
Così Mou trionfa sul pensiero unico del giornalista collettivo
Dopo l’inconfessabile dispiacere che gli ha procurato la vittoria dell’Inter di Mourinho sabato contro il Genoa di quel Gasperini che ne aveva difeso il capolavoro retorico di martedì scorso, il giornalista sportivo collettivo sta con la bava alla bocca in attesa della partita di domani contro il Manchester United: la speranza è che il Mou venga eliminato, ma è sicuro che in caso contrario tutti grideranno “l’avevo detto che è il migliore”. Nel frattempo Mou è riuscito ancora una volta a sovvertire il sonnolento rito delle conferenze stampa, quando parlando dei suoi avversari allenati da Alex Ferguson è riuscito a dire che “ai club speciali occorrono allenatori speciali, un giorno potrei allenare il Manchester”. Dopo, invece del calcisticamente abusato andiamo-là-per-provarci-e-abbiamo-rispetto-per-l’avversario, lo Special One ha aggiunto: “Il Manchester vince perché nessuno ha fatto una squadra degna di tenergli testa, le mie squadre invece lo hanno sempre fatto e sir Alex lo sa. L’ho battuto col Chelsea e col Porto e ora sono pronto a farlo con l’Inter”. Non solo vi batto, ma vi vengo anche ad allenare.
Altro che Fourbinho – come acidamente lo ha chiamato due giorni fa Gianni Mura, accusandolo di essere avviato a diventare come Berlusconi, “popolarissimo e taumaturgico” – Mourinho è genio puro. Mura, che sibila come Mou pensi che “pirla siamo un po’ tutti noi” e che “considerarlo un sommo tecnico è da giurassico”, non è isolato: la Gazzetta di venerdì lo attaccava con il titolo “Processinho”, e in tv il passatempo è parlarne male. Ma solo in sua assenza. Nel frattempo ha vinto la sua prima partita: l’Inter ha battuto il Genoa fino a ieri imbattuto a Marassi, e la Juventus ha vinto un derby giocato malissimo grazie a un gol che, anche per le moviole più di parte, “era chiaramente da annullare” (sono parole di Carlo Longhi), e Mexes ha giocato indisturbato a pallavolo in area contro l’Udinese. Tutto previsto. Mentre sul 2 a 0 di Balotelli nessuno ha saputo dire con certezza se fosse gol o meno. “Il gol lo lascio alla moviola che è famosa in Italia”, ha detto Mou all’ammutolito inviato di Sky, incoraggiato da Alessandro Bonan in studio con un “non avere paura, non ti mangia”.
Bonan la sera stessa ha provato a trascinare nella mischia l’allenatore del Torino: “Farina ha arbitrato bene, certe frasi erano esagerate, vero Novellino?”. Ma appena il mister granata ha replicato con un “Mourinho ha detto quelle cose perché è stato provocato”, gli è stata tolta la parola. Chi se l’aspettava un allenatore di una “grande” a capo delle “piccole”? L’intro di Fabio Caressa al derby di Torino (un inno al calcio pulito e al basta-con-le-polemiche) era segno della guerra dichiarata a Mou dal giornalista sportivo collettivo che, come traspariva dalle parole di Gianpiero Galeazzi a 90° minuto, non aspetta altro che banchettare sul suo cadavere.
Dovrà attendere ancora molto.
Scusate se sono arrogante
Il culto della personalità di Mou nasce con il Chelsea, a Londra. Mourinho ha stravolto una città e un calcio abituato poco a un allenatore protagonista, e c’è un giorno preciso in cui José è diventato lo Special One
Una poltroncina blu giusto in linea con la panchina. Lord Richard Attenborough si siede a Stamford Bridge ogni quindici giorni. “Mourinho? Se immaginassi un film sul mio Chelsea, lo penserei così: Didier Drogba interpretato da Harrison Ford, Peter Cech da John Wayne, Peter Kenyon da Spencer Tracy, José da Marlon Brando. Il massimo”. C’è una squadra prima di Mourinho e una dopo, c’è una Londra pre José e una post José. C’è stata diffidenza, amore, passione, orgoglio, rottura, distacco, nostalgia. Lord Attenborough guarda il suo stadio, la sua squadra e la sua città, vede quello che c’era e che non c’è.
E’ come se sia finito lo spettacolo perché l’Inghilterra s’è nutrita di Mou e ora ne sente la mancanza. Perché lui è diventato se stesso al quadrato lì. Dall’inizio, dal 2 giugno 2004, quando il suo volo Tap arrivò con tre minuti di ritardo e lui sbuffò appena seduto sul banchetto della conferenza stampa allestito in una saletta lounge di Heatrow. Niente traduttore. “Scusate. Se avessi voluto una vita semplice sarei rimasto in Portogallo, su una poltrona blu con la Coppa dei campioni sotto i piedi. Dio e dopo Dio, io. Invece sono qui, in una squadra con grandi giocatori e, scusate se sono arrogante, anche un allenatore speciale”. Lo special one è cominciato lì, con i giornali inglesi irritati dalla sua sicurezza, dal suo modo di fare, dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a uno che gli avrebbe insegnato qualcosa. quel giorno l’allenatore campione d’Europa s’è trasformato in un guru, in un rivoluzionario.
L’ha scelto, l’ha voluto, l’ha fatto. S’è preso sul serio per farsi prendere sul serio dagli altri. Perché gli altri allenatori stranieri si presentano timorosi del calcio degli inventori e lui, invece, è arrivato da migliore senza dover chiedere permesso per entrare. L’hanno voluto, non s’ proposto. L’hanno pagato. L’Inghilterra ha cercato di annientarlo dal giorno dopo, l’ha irriso e alla fine però se ne è dovuta innamorare. Neanche in Portogallo lo adora così, oggi: in quattro anni sono stati pubblicati sei libri su di lui, sono stati girati una dozzina di documentari, è stato scavato ogni particolare e ogni dettaglio. Lord Attenborough continua a guardare e prendere appunti: non farà mai un film sul Chelsea e comunque non con gli attori che sogna. Però sta sempre lì, sabato o domenica che sia: sulla poltroncina di Stamford Bridge in direzione della panchina, dove una volta c’era José e dove oggi si siede Guus Hiddink. Mourinho ha stravolto una città e un calcio abituato poco a un allenatore protagonista. Gli inglesi hanno raccontato Sir Matt Busby, Bill Shankly, Bob Paisley, Alex Ferguson: un secolo e mezzo per ricordare quattro tecnici.
José ha ribaltato la prospettiva: il mister c’è, il mister comanda, il mister non è solo il guardiano di un gruppo. Con lui è cambiato tutto: Wenger e Benitez l’hanno criticato eppure si sono alimentati del suo modo di fare. Perché Mourinho ha dato dignità a loro nonostante le liti, ha obbligato i giornali a parlare più dei manager che dei calciatori, a ricordarsi che le squadre funzionano se si allenano, se girano, se hanno un’idea, se a un mister gli dai la gente giusta e non se cerchi l’uomo che metta insieme gente sbagliata. “Lo stile è importante, ma è come le omelette e le uova. Avete presente un’omelette? Senza uova non c’è omelette e se ci sono le uova poi c’è omelette e omelette. Dipende dalle uova. Se vai in un supermercato e trovi uova di prima, seconda e terza scelta, alcune saranno più costose di altre, ma daranno un’omelette migliore di altre. Ecco, se non puoi comprare le uova migliori, allora hai un problema”.
A Londra Mou ha dimostrato questo e pure il contrario. S’è divertito a gestire il Chelsea come il suo supermercato dove ha deciso lui quali fossero le uova di prima seconda e terza scelta. S’è trovato nel club economicamente più potente del mondo in quel momento: avrebbe potuto permettersi tutti, perché Abramovich gli avrebbe comprerebbe chiunque. No, lui i più famosi che aveva a Londra li ha cacciati: Mutu, Veron e Crespo. S’è tenuto Carvalho, Robben, Cole, Lampard, Drogba. Tutte le X e le Y, ex anonimi o quasi che con lui si sono trasformati in campioni. Chi era Frankie Lampard prima di José? Il miracolo di Chelsea è stato dimostrare che un allenatore come lui può essere contestato a priori dalla stampa o dai salotti, ma quando entra nello spogliatoio è considerato il capo. Mou è stato amato e venerato, considerato uno che sta sempre dalla parte dei giocatori. L’hanno difeso come se fosse un padre, uno zio, un fratello, un cugino. Quando accusò l’arbitro Frisk di aver complottato con Rijkaard prima della partita Chelsea-Barcellona, i suoi calciatori si misero tutti insieme a proteggerlo. Cominciò proprio Lampard, a cascata arrivarono tutti gli altri. Lui come Robin Williams ne “L’attimo fuggente”, loro tutti sulla scrivania per protesta: “Capitano mio Capitano”.
Gli unici a non essersi impressionati sono stati gli arbitri europei che contro Mourinho a un certo punto volevano indire uno sciopero. Alla fine, dopo lo show anti Barcellona, dopo gli insulti agli avversari, dopo un’inchiesta Uefa, gli diedero due giornate di squalifica. La stessa che avrebbero voluto dargli in Inghilterra, dopo la finale di coppa di Lega a Cardiff contro il Liverpool, quando per festeggiare la vittoria cominciò a sfottere i tifosi dei Reds. Arrivò la polizia per trascinarlo fuori dal campo, portarlo negli spogliatoi. A ogni bivio, gli inglesi gli rinfacciavano tutto. L’hanno censurato, criticato, attaccato. Mou dipinto come peggiore solo perché faceva quello che gli inglesi non hanno più avuto il coraggio di fare: protestare, arrabbiarsi, sfogarsi. E’ come se loro si rivedessero in lui sapendo che si erano dati un contegno solo dopo i disastri combinati negli anni Ottanta dagli Hooligans. Si sono illusi di essere migliori e lui ha tolto il loro velo di ipocrisia. L’Inghilterra è stata una conquista, è stata la consacrazione.
Ha litigato, ha parlato, ha giocato, ha vinto. “Non siete abituati a uno come me, così aperto. Uno che si comporta come ritiene giusto, che non ha paura di esprimere che cosa prova e che cosa pensa, anche se sembra scorretto. Sarebbe molto più comodo e facile per me, dire che i conti si fanno alla fine, che tutto è possibile. Così non avrei problemi. Vi direi soltanto quello che siete stati abituati a sentire sempre fino a oggi. Invece io dico che vinceremo il campionato e voi pensate che sia una commedia, una presa in giro, una mancanza di rispetto e umiltà. Ma io non cambio: se mi sarò sbagliato, me lo rinfaccerete, ma preferisco essere così. Sincero”. S’è offeso solo per la famosa storia del cane, per il quale si fece una notte in cella: la polizia bussò a casa sua a Belgravia chiedendo di poter prendere il suo Yorkshire che aveva trasgredito la quarantena imposta agli animali “stranieri” da una legge ottocentesca. Mou fece scappare il cane e fu portato dentro. Poi uscì e parlò: “Mia moglie è in Portogallo, il mio cane è in Portogallo così Londra ora è una città sicura. Il grande terrore non c’è più”.
Il bisticcio come specialità, la provocazione come obiettivo. L’Inghilterra ha maturato il Mourinho massmediatico. Il look è stato trasformato in un punto di forza sapendo che avrebbero abboccato. L’American Express per averlo come testimonial ha tirato fuori tre milioni di euro all’anno. Susannah Frankel dell’Independent ha convinto mezza Londra e poi mezza Inghilterra che vestirsi e atteggiarsi come mister Mourinho ti renda migliore: allora ci vuole il cappotto, l’orologio, le scarpe, l’abito, la camicia e la cravatta di José. Un paese abituato all’atteggiamento metrosexual di David Beckham ha riscoperto l’uomo un po’ truce e un po’ incazzoso.
“L’uomo è un feromone ambulante”, ha scritto di lui nell’era Chelsea la scrittrice Jessica Callan. “Quello che non sono mai riuscita a capire è come sua moglie abbia fatto a vincere questa lotteria. Il suo sex appeal non richiede sforzi di stile, bastano i suoi capelli sale e pepe tagliati sempre precisi e l’arroganza un po’ sbruffona. José sembra sexy persino quando cammina con il suo cagnino, maledizione. Chiunque si riferisca a se stesso come speciale fa ridere, però la stessa frase detta da lui sembra giusta, anzi sacrosanta. Mi ricordo di averlo visto accompagnare suo figlio alla prima degli Incredibili a Leicester Square: stava sorridendo e sorridendo rivelò le sue fossette. Improvvisamente, il Mourinho col ghigno era altrettanto sexy quanto quello buono e affettuoso. Ora, dopo che se ne è andato, si sente la sua mancanza: tre anni nel nostro calcio e nel nostro paese l’hanno trasformato nella celebrità numero uno. Se vogliono restituircelo, non vedo l’ora di riprenderlo”. Il pallone è più lento delle donne. Ci è arrivato lo stesso, però. La nostalgia di Mou è il fantasma che opprime i week-end del calcio inglese. Alla fine lo ha ammesso pure Alex Ferguson: “Mi piaceva vederlo in tv, sfrontato, pieno di sé, bravo. E’ stato una perdita per il nostro calcio”. Gli altri non parlano perché hanno paura. Ferguson no: è l’unico che non sente il peso dell’inferiorità.
La vita senza Mou ha reso l’Inghilterra più banale e non solo televisivamente. Ora sanno di aver perso un personaggio che rendeva il loro calcio più fico di quello che è. Mentre hanno fatto di tutto per odiarlo, si sono legati a lui quanto neanche avrebbero immaginato. L’hanno fatto con Zola e poi con José: sanno che s’alzava ogni mattina alle otto, che ci metteva 40 minuti per andare al campo di allenamento di Cobham, l’hanno visto passeggiare e giocare tranquillamente ad Hyde Park con i figli José Junior e Matilde Junior. Mamma quanto gli manca. Da quando è andato via sono comparsi gli striscioni allo stadio e non c’è un solo giornale o una sola tv che non abbia fatto la raccolta delle sue frasi celebri. Lui e se stesso, lui è il Chelsea, lui e gli avversari, lui e la famiglia, dicono di lui. Una specie di culto della personalità impossibile da ammettere negli anni in cui lui raccontava agli inglesi quanto fossero provinciali e che è diventato straordinariamente facile da accettare adesso che non c’è più.
Londra è buia, perché Scolari era burbero e pieno di sé, ma non aveva un briciolo del carisma di José. Grant, il suo vice, era più misterioso di lui, ma l’Inghilterra s’è appassionata solo per il fatto che fosse sposato con una signora che aveva bevuto la pipì in diretta televisiva. Hiddink piace, ma guarda caso solo perché gioca come José ed è un po’ guru come José. La parabola è completa: ascesa, declino, risalita. Mandarlo via con trentacinque milioni di sterline in tasca è stato l’errore più grande della Premier League. Al telefono gli opinionisti londinesi si spaventano dei paragoni che fanno. “Questa città non è più la stessa perché non c’è Mourinho. E’ una questione calcistica, ma non solo”. Ad aprire la discussione è stato un paio di mesi fa Brian Viner sull’Independent. “Sarà un caso, però nell’era Mourinho Londra è stata la capitale del calcio mondiale e contemporaneamente ha cominciato a fare una gara per diventare capitale del mondo. Se ne è andato lui e la città è in crisi”. Il credit crunch di José. L’esagerazione rappresenta lo stato d’animo, la malinconia di sapere che c’era e non c’è più.
E’ vero: Mou è arrivato a Londra nel momento più alto della storia contemporanea della città. I giornali scrivevano così: la rincorsa su New York, qual è la città più importante del pianeta? Londra è la carta velina: quanto le è piaciuto fare l’anti New York. Per dieci anni non ha fallito niente: il boom inarrestabile del mercato immobiliare, il grande affare delle Olimpiadi, la nuova immagine da città chic, la calata dei nuovi ricchi pronti a comprarsi tutto. “Il parco giochi del pianeta”, l’avevano chiamata. E tutti a raccontare il derby con l’altra parte dell’Atlantico. New York, quindi. Manhattan. Tre anni di corsa, con la City a pompare denaro e con il pallone a fare da specchio della società, con i soldi di Abramovich, quelli della Emirates che sponsorizza l’Arsenal, quelli della Bear Stearns che dominava il Tottenham, quelli di Al Fayed per il povero Fulham. Una vita a mille all’ora con José davanti a tutti. Sembrava una destinazione ovvia, una relazione simbiotica. Londra e Mou, cioè arrogante lei e arrogante lui, fica lei e fico lui, bella lei, bella lui. Lei aveva bisogno di lui e lui di lei. Adesso gli inglesi che raccontano il buio dell’anima britannica hanno paragonato il pallone a Canary Wharf. Si spengono le luci, si abbassa il volume.
Il momento è il tramonto: la gente esce dagli uffici e va a farsi una birra. Andava, cioè. “Il giorno del crollo di Lehman Brothers è cambiato tutto”. Per il mondo del pallone il giorno in cui se ne è andato José è stato lo stesso, però se ne sono accorti adesso che torna da avversario amico. Viner ha aperto un’autostrada: da un mese e mezzo ogni opinionista che racconti il calcio inglese dice la stessa cosa, che lasciar andare Mourinho ha cambiato il calcio in peggio. Malinconia. “Non ci pensavamo allora. Ci sentivamo più bravi degli altri. Migliori dell’Italia, della Spagna, della Germania. E ora? Ora niente. Ora è il rimpianto e forse il destino. E’ finita. Hanno contato quante volte i giornali scrissero il tre giugno 2004 questa frase su di lui: “E’ una boccata di aria fresca in un mondo senza niente da dire”. Sono passati quattro anni e mezzo, sono arrivati 22 allenatori nuovi. Inglesi e stranieri. In tutto la stessa frase è stata scritta una sola volta.
Caro mister, in società ci sono molte cose che le tengono nascoste. Queste
Il Primo blocco stradale organizzato dai mungitori portoghesi per difendere il prezzo del latte fu organizzato dal trisnonno dell’allenatore dell’Inter. Marciarono da Lisbona fino a Parma per bloccare la via Emilia. Siccome il traffico nel 1903 non esisteva la manifestazione fallì. Riuscirono però a fermare la carrozza di Giuseppe Verdi che bloccato dai Cobas del latte portoghesi, arrivò alla Scala quando era già finito il II Atto di Rigoletto.
Per quel che mi riguarda devo ringraziare Mourinho, in quanto faccio il custode alla villetta di Balotelli a Gallarate. Se il Mister avesse deciso a gennaio di cedere Balotelli al Livorno, sarei stato licenziato dalla nuova proprietaria della villetta (era già d’accordo Fiona May) che la comprava per 11.500 euro. Senza serramenti, ma con pannelli solari che sono andati un mese poi li ho smontati e li ho venduti al campo nomadi. Balotelli non si è accorto di niente.
Una volta alla settimana vado anche a fare le pulizie nella villetta di Mourinho. Egli abita a Milano nella casa che fu di Mario Capanna, sono 1.800 mq su 3 piani. Tutti i giorni suonano alla porta dei delegati di tutta Italia dei vari Inter club e lasciano per Mourinho cestini con dentro salumi – mostarda – caffè – coppe – cotechino.
Mourinho mi ha detto di dare tutto alla mensa dei poveri che c’è davanti alla sua casa. Io siccome sono già povero per mio conto li tengo per me. Mourinho ha capito che imbosco la merce ma per non offendermi non dice niente. Secondo me è troppo buono con i suoi dipendenti tanto infatti gli dai un dito si prendono il braccio, una per tutti è la governante della casa che ieri ha tirato giù tutte le tende e le ha vendute all’ex presidente del Perugia Gaucci. Cosa ne fa lo sa appena lui, sono circa 2.000 mq di tende le aveva fatte mettere giù Mario Capanna quando aveva occupato lo stabilimento tessile della FACIS a Monza.
Adesso Mourinho è senza tende e quando fa la doccia la sua vicina lo vede e potrebbe anche chiederlo in sposo.
Da una verifica Inps alle sedi del Chelsea e del Benfica risulta che il lavoratore Mourinho ha “giù” solo cinque bollini Inps. Se anche il presidente Moratti si dimentica di versargli i bollini non è da escludere che il mister interista si trovi nel 2040 senza pensione. Ieri non trovandolo in casa per l’ennesima volta due tecnici dell’Enel gli hanno piombato il contatore. I due tecnici dell’Enel sono stati rinviati a giudizio, in quanto hanno agito in modo arbitrario. Mourinho ha sempre pagato tutte le bollette, ma loro siccome volevano un autografo e lui non c’è mai in casa hanno fatto quella cazzata lì, subito si sono pentiti e l’Enel li ha integrati in servizio.
Una donna anziana di Rogoredo, si è lamentata con l’allenatore dell’Inter perché non fa giocare suo nipote.
L’incontro è avvenuto al mercato rionale. Mourinho è stato gentile e cortese con la signora. Il problema è che la signora aveva scambiato Mourinho per Walter Zenga che in effetti quando allenava il Brera calcio non faceva mai giocare suo nipote che allora era Cassano. Adesso dopo il mitico gol fatto all’Inter a Bari l’ha ripudiato e ha adottato come nipote Di Vaio. Lui ha detto: per adesso no! Questa notizia nessuno ha avuto il coraggio di comunicarla a Mourinho in 8 mesi di Inter. Lo faccio a malincuore.
Mister, lei sa che il sindaco di Kyoto è incazzato nero con le società di calcio Milan-Inter in quanto ogni mese spendono 400.000 euro per rimettere l’erba sul campo. Siccome l’erba è la cosa che cresce in modo naturale senza tanti accorpamenti, il problema di S. Siro è che per i quattro mondiali di calcio del 1990 la FIFA obbligava a coprire tutti gli stadi coinvolti alla coppa Rimet. Stiamo raccogliendo le firme noi del quotidiano il Foglio per far togliere la copertura del III anello di S. Siro, anzi far togliere il III anello (che poi uno spettatore non vede niente), lei ci sta? Se raggiungiamo le 500.000 firme e la Corte costituzionale non lo dichiara non legittimo, a maggio raccogliamo le firme per tirar via anche il II anello di S. Siro. I vecchi “distinti”.
Torna a quando è stato costruito: capienza 800 posti tutti in piedi. La putrella che tiene il III anello come lei sa è la putrella più lunga del mondo.
E’ favorevole a tagliarla in 5 parti, fonderla e darla in beneficenza? Piero Angela non vuole. E’ al corrente che l’Inter mandò via Roberto Carlos, perché si era innamorato di Emanuela Foliero? E’ al corrente che Pirlo è ancora dell’ Inter fino al 2020?
Mister in società le tengono nascoste molte cose.
La prima è questa: la civica arena (dove giocava l’Inter negli anni Trenta) perché ha l’erba più bella di S. Siro e ci giocano su gli amatori? Lei è al corrente che l’Inter ha 129 milioni di tifosi così ripartiti: 30 milioni in Italia (20 milioni in Basilicata), 100 milioni in Russia e Cuba? Mister, è al corrente che la società Inter è contro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina?
I soldi destinati per questo i tifosi come me infatti vorrebbero fossero spesi per comprare Buffon, Camoranesi, Gilardino, Frey e Mutu. Un’ultima cosa mister: sono interista da quando avevo 42 anni, oggi ne ho 47, prima tenevo la Juventus. Ma le sembra giusto che nel giro di una stagione un calciatore come Aldo Serena negli anni Novanta ha indossato la maglia di Torino, Juve, Inter, Milan in uno stesso campionato?
Modello Mourinho
“A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l’onestà intellettuale”. Sono le parole di José Mourinho, il mister nerazzurro che imperversa su televisioni e giornali. E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Mourinho sta segnando il costume sportivo e non solo, riesce ad essere al centro della notizia, a dettarne i tempi e i ritmi. Sta sul palcoscenico; ma con l’aria di saperla più lunga; ha dato un’accelerazione al linguaggio dei media sportivi. Commenti sul tecnico dell’Inter arrivano da più parti, Maurizio Crippa su Il Foglio ha scritto che Mourinho sta facendo al calcio quello che John Mc Enroe e Margareth Thatcher fecero al tennis e alla Gran Bretagna negli anni Ottanta, ovvero «terremotare un intero establishment”. “Ormai è chiaro che non abbiamo davanti soltanto un allenatore” evidenzia Edmondo Berselli su La Repubblica.
I maestri di Mou
Tra Robson e Van Gaal, ecco da chi ha imparato a essere il mister che “ha ragione perché dà le ragioni”
Senza quei due non sarebbe Mou. Lo ha sempre detto anche lui. Quando tornò in Portogallo la seconda volta, questa volta per allenare davvero, era un altro allenatore e un altro uomo. Bobby Robson e Louis Van Gaal non sono due qualunque, il primo è un monumento internazionale del calcio inglese, il secondo ha vinto tutto appena quarantenne alla guida dell’Ajax. Due concezioni del lavoro e del gioco così differenti da avere trovato una sintesi solo nel calcio di chi li ha studiati da vicino per anni, cominciando come interprete di Robson al Porto e finendo come vice di Van Gaal al Barcellona.
Come si legge nella biografia dello Special One scritta da Luís Lourenço (“Mourinho”, Mondadori), del mister inglese Mou diceva che era “un uomo che viveva e respirava il campo di gioco”. Robson allenava sul campo, il suo vice portoghese seguiva programmazione e preparazione. Louis Van Gaal era l’opposto: preparazione metodica e pianificata fino al più piccolo dettaglio, che al lavoro sul campo ci pensassero gli assistenti. Mourinho guardava, studiava, capiva, prendeva appunti e metteva in pratica. Poi migliorò il gioco di Robson con l’organizzazione e l’organizzazione di Van Gaal con il gioco: “A Bobby Robson non interessa studiare, redere sistematico o pragrammare l’allenamento – raccontava Mou – Lui è un uomo di campo, e si concentra principalmente sulla parte finale, il gol. Quello è il suo centro di interesse. In questo caso ho cercato di fare un passo indietro: pur mantenendo la priorità dell’attacco ho cercato di organizzarlo meglio, e questa organizzazione deriva dalla difesa. Con Van Gaal il lavoro era già tutto definito. A me e agli altri preparatori restava solo l’allenamento sul campo. Perciò il mio lavoro migliorò notevolmente in qualità perché con Robson non facevo molta pratica sul campo”.
Poi ci sono i giocatori. Mourinho non ha mai sopportato la storia per cui “il mister ha sempre ragione” a priori. Mourinho ha ragione perché dà le ragioni di quello che dice. Lo chiama “scoperta guidata”, ed è un vero e proprio metodo educativo: “Non puoi fare a meno di imparare – dice lo Special One nella sua biografia – quando alleni giocatori di quel calibro impari anche sulle relazioni umane. Calciatori di quel livello non accettano ciò che gli si dice solo per l’autorità della persona che parla. Dobbiamo mostrare loro di avere ragione. Il rapporto che ho avuto con loro mi ha insegnato una delle mie numerose virtù come allenatore”. Non c’è un “trasmettitore” e un “ricevitore” nel metodo educativo mourinhano, non nel senso classico dei termini, almeno: “Io lo definisco ‘scoperta guidata’: sono loro a scoprirlo grazie ai miei suggerimenti. Costruisco situazioni d’allenamento che li mettono su una certa strada. Loro cominciano a intuirlo, così ne parliamo, discutiamo e giungiamo a una conclusione. Ma perché funzioni i calciatori che alleno devono avere le proprie opinioni”. Poi, tutto quello che nasce da questa educazione della squadra, José lo annota sulla “Bibbia”. Nessun pizzino alla Provenzano, la Bibbia è il volume in cui da più di vent’anni Mourinho annota tutto quello che impara, scopre, inventa, crea.
Cominciò proprio con Bobby Robson, quando il Porto assunse quell’ex difensore centrale troppo molle e troppo scarso per sfondare nel calcio come interprete dall’inglese al portoghese. Forse casuale, certamente studiato dall’inizio: Mourinho a quindici anni aveva detto che da grande avrebbe fatto l’allenatore. Così l’allenatore che pochi anni prima aveva portato l’Inghilterra alle semifinali del Mondiale giocato in Italia, si ritrovò questo giovane traduttore che prendeva appunti di ogni sua mossa, parola, tattica. Più che una questione di fortuna-fai-da-te, la storia di Mourinho spiega bene che per realizzare il proprio desiderio c’è bisogno di qualcuno da guardare, un maestro da seguire. Mourinho sapeva bene che per diventare il numero uno bisognava studiare da numero due, sbirciare alle spalle di chi (momentaneamente) è davanti. Lo ha fatto ed è diventato il numero uno.
Poi c’è la famiglia, che se si vuole è un maestro in più. La moglie, Tami, c’è da sempre. Fidanzati da quando erano adolescenti, hanno due figli. Dice che “la cosa più importante per me è la mia famiglia ed essere un buon padre”. C’è da credergli. Al fischio d’inizio di ogni partita ha sempre baciato la foto dei suoi figli. Non è superstizione. Se sia superstizioso glielo hanno però chiesto, appena arrivato in Italia, quando in panchina si è fatto un segno della croce. “No – ha risposto – sono solo cattolico”.
«Stiamo diventando tutti interisti. L’unica cosa vera è che in questo brodo mieloso si è inserito un elemento bello e spavaldo. Ci piace questo di Mourinho. Quindi che Dio lo benedica e ce lo preservi. Che meraviglia assistere finalmente a monologhi sul calcio di elevato valore letterario. Che bello sentire un allenatore che parla quella splendida lingua, che tira fuori “manipolazione intellettuale”… Praticamente ha messo in piedi una piccola ma significativa letteratura aforistica sul calcio. E noi celebriamo questo fenomeno».
Oggi in conferenza stampa: “No alla manipolazione intellettuale” - Guarda il video
Così Mou è diventato l’allenatore con lo spin doctor incorporato
Lezioni in mourinhismo. Come ribaltare al microfono il verdetto del campo e fare in modo che nessuno se ne accorga
Siccome neanche Luciano Spalletti è un pirla, domenica sera, dopo Inter-Roma, saltava da una rete televisiva all’altra smoccolando che “qui ci prendono anche per il culo”, e che bisognerebbe vietare ai tesserati di parlare degli arbitri, perché altrimenti finisce che “chi non attacca l’arbitro fa la figura del coglione”. Il mister di Certaldo è filosofo pure lui, e anche se non lo dice lo pensa: bisognerebbe vietare all’allenatore avversario anche di parlare della tua squadra, altrimenti finisce che i giornalisti prendono per buone le sue, di opinioni, e a te non rimane che fare un’altra volta la figura del coglione. Perché se in campo la Roma di Spalletti ha giocato meglio, il dopopartita di Inter-Roma è stata l’apoteosi di José Mourinho. Una specie di seminario universitario su come si comunica con i media e di quali vantaggi si possano trarre da strategie di comunicazione ben studiate e spregiudicate ai limiti della manipolazione. O della circonvenzione di incapace.
L’Inter ha giocato peggio e si è guadagnata un rigore dubbio. Cronisti e commentatori avevano l’acquolina in bocca, pronti ad azzannare il portoghese. E Mourinho che fa? “L’arbitro? Male come noi, nel terzo gol della Roma c’era fallo sul povero Cambiasso, che ha troppo fair-play per lamentarsi”. E anche: “Maluccio noi, ma la Roma è stata peggio: se avesse giocato bene avrebbe stravinto questa partita”. Risultato: a parte Giampiero Mughini, che nella notte dell’informazione sportiva è l’unico che tiene il lume della ragione acceso, tutti gli altri, da Sky a Mediaset, dalla Rai ai colleghi della carta stampata, hanno abboccato al sofisma capzioso del filosofo portoghese. L’incazzatura di Spalletti è caduta dal dibattito, così come la brutta partita dell’Inter. Si parlava del fallo su Cambiasso e di quanto avesse sprecato l’occasione la Roma. Ribaltare una situazione difficile e trasformare la debolezza in un’arma a proprio vantaggio è un’arte. Come nascondere i fatti se non stanno dalla propria parte e indurre gli interlocutori a guardare le cose, quantomeno, da un altro punto di vista: il tuo.
Quando era al Chelsea, Mou faceva impazzire la stampa inglese perché trattava esattamente come per decenni l’aveva trattata Tony Blair: con l’abilità di uno spin doctor nato. Ora che è in Italia, fa la stessa cosa, ma non tutti si sono ancora abituati e masticano amaro. Persino un giornale dell’opposizione, qualche tempo fa, ha dovuto rosicare: “Mourinho è antipatico. Per definizione. Perché guadagna troppo, perché è arrivato a bordo della sua tracotanza. Perché è figo. Perché sa usare i mass media come nessun altro. Forse solo come Silvio Berlusconi. E come Berlusconi sa far girare i riflettori a proprio piacimento”. In verità il sacro tabù, il parallelo tra José Mourinho e Silvio Berlusconi, quasi nessuno ha avuto finora il coraggio di violarlo. E non solo per rispetto del Milan. E’ che una spassionata analisi dei loro modelli comunicativi costringerebbe più d’uno a fare marcia indietro su certi radicati pregiudizi: Mourinho non è un genio del Male, un persuasore occulto, è soltanto uno che trova molto noioso un certo modo di fare il giornalismo. Anche perché, come aveva detto appena arrivato in Italia, “studio l’italiano cinque ore al giorno da molti mesi per riuscire a comunicare con giocatori, giornalisti e tifosi”, e dunque pretenderebbe dagli altri un minimo di senso delle cose e di rapidità di reazione in più.
Ad esempio, la conferenza stampa prima del derby di febbraio. Prima domanda di un cronista. “Maicon giocherà dal primo minuto?”. Prima risposta: “Ho una proposta per voi: io vi dico la squadra, formazione, modulo, tutto. Così finiamo e andiamo a tutti a casa”. Risatine inebetite dei cronisti. “Perché se le domande sono queste, andiamo a casa prima a mangiare, abbiamo più tempo libero. Sì o no?”. Dalle risatine ai mugugni. “Tre minuti per decidere, votate. Non è un problema; o decida il più anziano”. Del resto Aldo Grasso l’aveva già capito mesi fa: “Ma dove sono finiti i giornalisti sportivi?”, s’era chiesto: “Mourinho è uno che ha capito subito come funzionano i media in Italia: da questo punto di vista è special one”.
“Sul rigore di Balotelli c’è stato un lavoro di manipolazione dell’opinione pubblica. Così non si è parlato di Roma e Milan che non vinceranno nulla e della Juve che ha conquistato tanti punti con gli errori arbitrali”
L’arca di José/3
E’ come Frank Zappa, un genio
E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Si può dire tutto quello che si vuole sull’allenatore dell’Inter, ma alla fine c’è solo una domanda a cui rispondere. Perché è così fico questo Mourinho?
José Mourinho con gli indossatori di scudetti altrui non c’entra nulla. Non potrebbero essere più diversi. E non solo perché l’allenatore col cappotto al contrario del precedente allenatore con sciarpa i tornei è abituato a vincerli sul campo e contro veri avversari che giocano a calcio. Non c’entrano nulla perché sono due categorie umane tra le più lontane tra quelle presenti in natura. Dico, ma avete presente la lagna interista di Beppe Severgnini, il fighettismo intellò di Michele Serra e lo zapaterismo politico della tribuna vip di San Siro? La cialtroneria guascona di Mourinho è tutt’altra cosa, certamente più a suo agio con il pane e salame di Luciano Moggi che a una colazione di lavoro con i poteri forti del salotto buono della finanza.
La verità è che non esiste un essere umano più antropologicamente juventino di Mourinho, e non lo dico soltanto perché l’allenatore portoghese è autore di indimenticabili brocardi da scolpire nel marmo degli edifici pubblici come quello che, indirizzato ai suoi indossatori di scudetti altrui, recita: “Il primo scudetto lo avete vinto in segreteria, il secondo perché non c’era nessuno, il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra di…”. No, non è per quel meraviglioso “in segreteria” che non vuol dire niente ma fa intendere tutto che nell’eterno dilemma se Mourinho sia un genio o un bluff sostengo con convinzione la tesi della sua grandezza intellettuale.
Intanto, non sono precisamente d’accordo con la tesi mourinhana sulle cosiddette vittorie degli indossatori: per me il terzo scudetto, così come questo quarto che la squadra petrol-chic si è aggiudicata prima ancora di cominciare, sono arrivati soltanto grazie alla circonvenzione di incapace, a essere buoni, con cui è stato soffiato alla nuova Juventus il più devastante calciatore del mondo, ovvero Zlatan Ibrahimovic.
Mourinho è un genio, così come lo era Frank Zappa, un altro grande personaggio controverso su cui è rimasto sempre il dubbio che con la sua musica strampalata ci stesse prendendo tutti in giro. C’è invece chi sostiene che sia Forrest Gump, Chance il giardiniere, addirittura l’Oronzo Canà interpretato da Lino Banfi. Se grattate a fondo, sotto la certezza di chi la pensa così, di chi non capisce la grandezza di Mourinho, si scopre sempre uno di quelli convinti che il calcio sia spettacolo, che si batte per la moviola in campo, che fantastica con formazioni da figurine Panini, che parla di diagonali e ripartenze e non si capisce bene per quale motivo vuole sempre dare respiro alla manovra. Solitamente sono sostenitori di Zeman, uno che non ha mai vinto nemmeno quando allenava il Bacigalupo di Dell’Utri, altro che Moggi. Che spettacolo, però. Tanto poi c’è un arbitro cornuto con cui prendersela per giustificare la delusione di fine utopia.
Mourinho è uno serio, un allenatore che va al sodo, che sa cogliere l’essenza del calcio, esattamente come Fabio Capello, e l’essenza del calcio è vincere le partite triturando l’avversario con la classe e i muscoli. Le squadre di Mourinho sono formidabili, come quelle di Capello. E non è un caso che i due vincano ovunque giochino, specie se possono contare su Ibrahimovic. A certi livelli tutte le squadre si equivalgono e a fare la differenza molto spesso sono elementi psicologici e tattici più che quelli tecnici. Eppure c’è chi è sinceramente convinto che l’Inter di Mourinho, come la Juve di sempre, vince perché aiutata dagli arbitri a fare gol con le mani e a subire rigori soltanto nei rari tempi di crisi petrolifera. Stupidaggini. Mourinho vince intanto perché in Italia non ha avversari, ma la sua filosofia di gioco è simile a quella di Capello, cioè punta a mettere in campo una squadra che “fa cagare sotto gli avversari” (copyright del filosofo italo-argentino Mauro German Camoranesi ai tempi in cui Juventus-Inter era ancora una partita di calcio, sebbene senza storia). Guardate chi mette in campo, l’allenatore col cappotto. Pochi frizzi, nessun lazzo, ma centrocampisti marcantoni, attaccanti dal fisico bestiale e difensori carriarmati che farebbero paura anche alle ronde padane.
Mourinho, poi, è lo juventino perfetto. Un antipatico vero, arrogante, uno che non chiagne, ma che fotte tantissimo. Un genio che si lamenta degli arbitri soltanto quando hanno fischiato sfacciatamente a favore. Sarebbe l’allenatore ideale per la Juventus, se solo esistesse ancora.
L’arca di José/2
E’ il D’Alema della serie A
E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Si può dire tutto quello che si vuole sull’allenatore dell’Inter, ma alla fine c’è solo una domanda a cui rispondere. Perché è così fico questo Mourinho?
José Mourinho è razzialmente sfacciato. Ecco tutto. L’antipatia non c’entra niente, è un dato accessorio e opinabile e in fondo, dal sublime Zdenek Zeman e dall’ipocrita Fabio Capello in giù, oggi gode anche di sana e robusta letteratura calcistica. No, per spiegare il caso Mourinho bisogna scomodare i Cavalli-Sforza padre e figlio, questi due genetisti convinti assertori che le razze siano un’invenzione umana per catalogare i bovini; questi due ragionieri del Dna persuasi che l’unica realtà antropologica culturalmente accettabile sia il meticciato, salvo poi glissare sull’origine dei ceppi che si meticciano.
Mourinho sarebbe appunto la fortuna dei Cavalli-Sforza, in quanto meticcio di altissimo rango proveniente da terra di frontiera (Portogallo) e in quanto platealmente dotato di una faccia bronzea che va al di là dell’incarnato. Nervoso al limite dell’insofferenza, incomparabilmente sicuro della propria bravura, dispettoso e provocatorio come una gomitata in area di rigore quando l’arbitro sta guardando dall’altra parte, Mourinho è il più fedele interprete del calcio nell’epoca della sua contorsione belluina. E’ un complimento che si rivolge volentieri all’unico allenatore capace di far saltare i nervi al rotondo Carlo Ancelotti, il quale di suo non digrignerebbe i denti neppure davanti allo specchio. Invece Mourinho ci è riuscito e quasi nessuno si ricorda con quali frasi, con quale sberleffo. Lo stesso è accaduto con l’allenatore della Juventus Claudio Ranieri e addirittura con il presidente dell’Inter Moratti che di Mourinho è il datore di lavoro. Sfacciato dunque, al limite del jemenfoutisme, ma tutt’altro che naturale. Ecco il punto: l’antipatia è un dono dello spirito. Si può nascere col mento del vile (Roberto Mancini), col mento eccessivo del tracotante (Fabio Capello), con le labbra filiformi dell’introverso (Dino Zoff), con le mani tozze e pallide del contabile (è in ogni luogo di lavoro) o con le rughe sdegnose di un re senza corona (una fortuna incontrarle). Tutto questo rientra nell’ordine dell’antipatia naturale, benevola o matrigna, e si accompagna poi con un contegno adeguato. Zeman, per dire, è un antipatico per eccellenza fin dalle righe del volto. E’ nato meravigliosamente così.
Mourinho nient’affatto, lui è il prodotto di un capolavoro studiato nelle pose, sudato in anni di teatro a bordo campo e in sala stampa. Ogni sua movenza tradisce l’arte della recitazione combinata con i successi pallonari tipici dello sgobbone, di uno che è andato a scuola e ora si gode il profitto. Anche in questo, sopra tutto per questo è perfettamente meticcio nella sua anima di attore, nella sua maschera portata sul palcoscenico e nella mescolanza dei generi che alterna nel palinsesto settimanale. Dallo sbuffo tragico per il gol mancato al dramma satiresco per le notti brave dei suoi calciatori interisti (su tutti Adriano).
Un biografo su di lui ha scritto questo: “Alle volte può sembrare che sia quel tipo di persona che non sceglie i suoi nemici e che siano i nemici a sceglierlo. Errore. Mourinho sa esattamente quali nemici ha, è stato lui a sceglierli e il trattamento differenziato che riserva loro dipende dal grado di importanza che attribuisce a ognuno”. Sembra quasi una didascalia sottostante a una foto di Massimo D’Alema, un altro meticcio mediterraneo che ha dovuto studiare una vita per uscire dalla sfiga ed entrare nel ceto degli sfacciati confusi con gli antipatici naturali (D’Alema nel suo campo è il migliore in circolazione ma se fosse davvero un antipatico non sembrerebbe mai un barbiere ripulito come invece accade quando va in televisione). Dopotutto José Mourinho è un po’ il Massimo D’Alema della serie A, con lo svantaggio di non essere romanista come lui e la stessa condanna a dover vincere qualcosa di vero facendo finta di poterne tranquillamente fare a meno.
L’arca di José/1
Chi lo odia si merita Bar Raisport
E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Si può dire tutto quello che si vuole sull’allenatore dell’Inter, ma alla fine c’è solo una domanda a cui rispondere. Perché è così fico questo Mourinho?
Nel modo in cui Italo Cucci (che è lo Scalfari del giornalismo pallonaro, ma più bollito, ndr) gongolava l’altra sera al bar Raisport perché l’Inter dello “Specialone” (pronunciato all’italiana, sai che ridere) aveva giocato maluccio assai contro il Manchester United sta forse l’essenza del caso Mourinho, che è problema mediatico molto più che rovello calcistico. Mourinho i giornalisti sportivi furbi lo adorano, perché farebbe notizia anche con un pallone sgonfio. Ha i tempi televisivi perfetti e fornisce pure i titoli già pronti. Gli altri lo odiano, soprattutto quelli del bar Raisport, che è l’anello meno evoluto del darwinismo televisivo italiano. Perché da quelle parti pensano ancora che lo spettacolo del calcio siano i famosi ventidue giovanotti in mutande che corrono su un prato attorno a un pallone. E che il contorno di detto rudimentale e arcaico divertimento maschile siano le baggianate di loro quattro furboni, il marito di Caterina Collovati e l’allenatore trombato. Non si sono accorti che il calcio è trasmutato in uno spettacolo globale, corre più veloce di Ibra o Ronaldo tra satelliti e banda larga, rimbalza come un pallone di free-style nei video di Youtube e sui siti dei ragazzini che studiano tattica alla PlayStation e sanno tutto sull’ultimo talento arrivato dal Ghana. Il calciospettacolo che va ben oltre se stesso, in cui il personaggio conta come la sua performance.
José Mourinho da Setúbal, invece, tutto questo lo sa. Sa fare calcio spettacolo anche senza calcio, e ha dimostrato ai giornalisti italiani come si possa fare giornalismo sportivo a prescindere da loro e dalla loro melassa consociativa. L’Inter ha giocato male? Ma “il Manchester non è il Bologna”, dice Mou alla faccia del fairplay politically correct verso il Bologna. Dice pure: “Lo 0-0 è un buon risultato, il migliore dopo la vittoria”. E i cronisti lì, a bersi senza replicare questa bibita lapalissiana che però, shakerata da Mou mentre arriccia le labbra e lampeggia gli occhi puntando misterioso fuori inquadratura, sembra gustosa come il nettare degli dèi. A sir Alex Ferguson, l’altra sera, ha regalato una bottiglia di vino “da trecento sterline” con la scritta “ci vediamo al ritorno”. E di questo si parlerà, perché questa è la notizia.
Mourinho ha già vinto a prescindere: ha segnato il costume sportivo e non solo, riesce ad essere al centro della notizia, a dettarne i tempi e i ritmi. Sta sul palcoscenico; ma con l’aria di saperla più lunga; ha dato un’accelerazione al linguaggio dei media sportivi come non si vedeva dall’avvento delle pay tv. Ha rotto qualche schema mentale e culturale profondo, un che di patriarcale che rimaneva. Come Cruijff con la sua “Orange Clockwork”: un altro per il quale non conta quello che ha fatto sul prato, ma come ha cambiato il suo mondo. Del nuovo calcio globale, Mourinho è il medium, e anche il messaggio.
E in questo, è l’allenatore perfetto per l’Inter dell’Esteta supremo, Massimo Moratti. Uno che come tutti sanno i giocatori (e forse soprattutto gli allenatori) li ha sempre scelti per l’emozione che trasmettono, prima che per quello che sanno fare. E José Mourinho è prima di ogni altra cosa un’icona: l’uomo col cappotto intellettuale portato aperto col bavero in su, l’aria da macho sofferto di un film di Patrice Chéreau. Sembra sempre appena uscito da un vernissage, più che da uno spogliatoio sudato. Quando lasciò la panchina del Chelsea, il Guardian fece l’elenco delle cinque cose che di lui più sarebbero mancate al calcio inglese: 1) il cappotto grigio di Armani, 2) i capelli, 3) il suo yorkshire terrier, 4) Le smorfie, 5) I gesti d’esultanza. Del football in sé, manco a parlarne.
Al Primo Tifoso dell’Inter è bastato per innamorarsi. E per ora gli interisti si fanno bastare il primo (e unico) miracolo compiuto da Mou: ha trovato il nuovo Facchetti. Ha preso un ragazzo della Primavera e l’ha messo in squadra, nel ruolo che nessuno era mai più riuscito a coprire, se non a intermittenza. E siccome i tifosi interisti sono dei sentimentaloni (in fondo sono tutti dei Massimo Moratti, soltanto mediamente più poveri), la commozione di rivedere in Santon il giovane Facchetti conta più del resto. Per ora, almeno. Del resto, la Champions non l’ha vinta nemmeno al Chelsea. Che differenza fa? Ha rivoluzionato il sistema televisivo, ha commosso gli interisti, che volete di più, che sia un Mago?
Piercamillo Davigo ha detto: “Abbiamo 1.200 posti vacanti per i magistrati, i vincitori sono meno dei posti messi a concorso. Dall’università esce una banda di somari e c’è una strage agli esami”. Aldo Grasso ha scritto: “Fra gli spettatori dell’ultimo Sanremo i laureati hanno superato i livelli d’istruzione più bassi”. Quindi è ufficiale: l’università pubblica, a carico del contribuente, dovrebbe produrre giudici, medici, ingegneri, agronomi, chimici, fisici, biologi, geologi, e invece evacua estimatori di Paolo Bonolis. Se qualcuno mi chiama ancora dottore gli sputo in faccia. Più volte.
Resoconto dell’intervento del Prof. G. Comi all’incontro ACeSM presso Ospedale San Raffaele - Dicembre 2008
Il Prof Comi esordisce annunciando che quello trascorso è stato un anno veramente importante per quanto riguarda la Ricerca nel campo della Sclerosi Multipla. Oggi più che mai questa affermazione è vera, dato che sono molte le novità che qui esporrà. Fondamentale è stato il contributo dato dal Centro SM del San Raffaele nell’ottenere tali successi.
Innanzitutto si vuole rispondere a una domanda che viene posta da tutti i pazienti. Chi è ammalato di Sclerosi Multipla, o ha a che fare con questa malattia, chiede sempre se questa patologia sia in aumento.
Nel 2008 sono stati eseguiti numerosi studi in merito per vedere se la SM stesse in un certo senso cambiando faccia. Da queste ricerche è emerso un fatto chiaro: negli ultimi 10 anni la patologia è aumentata del 50%. In particolare è rimasta stabile per frequenza nei maschi, mentre è nettamente aumentato il numero di donne colpite. Il classico rapporto 2 femmine affette da SM per ogni maschio con la malattia sta cambiando, e sta diventando 3 donne malate per ogni maschio con Sclerosi Multipla. In particolare ad ammalarsi di più sono le donne giovani.
La alta frequenza di questa malattia impone dunque grandi sforzi a livello generale organizzativo per fare fronte alla grande richiesta diagnostica e terapeutica e al bisogno di nuovi studi per capire meglio la malattia. Fortunatamente il sottosegretario alla Salute del presente Governo, il Prof. Ferruccio Fazio proviene dal San Raffaele ed è quindi naturalmente molto sensibile alle problematiche inerenti terapia e ricerca nell’ambito della Sclerosi Multipla.
Perché è aumentata la frequenza della SM e perché sono colpite soprattutto le donne? Probabilmente perché è cambiato lo stile di vita negli ultimi decenni. Infatti un aumento della frequenza della malattia visibile oggi riflette un aumento di frequenza che è cominciato almeno venti anni fa, perché la malattia inizia nei primi dieci anni di vita.
L’ipotesi in questo momento più credibile –ma si tratta di un’ipotesi- riguarda il miglioramento dell’igiene e della qualità di vita e l’esposizione ad eventi stressanti, che riguardano soprattutto il sesso femminile.
Al giorno d’oggi noi viviamo i primi anni di vita in una situazione ambientale molto controllata dal punto di vista igienico e abbiamo di conseguenza meno infezioni. Per il miglioramento delle condizioni igieniche e grazie all’uso degli antibiotici il nostro sistema immunitario ha vita facile nella lotta contro gli agenti infettivi, ma in questo modo non riesce ad imparare bene quali entità sono nemici del corpo e quali sono parti di esso. Il nostro sistema immunitario è in un certo senso più ignorante di quello dei nostri antenati. Vede troppi pochi nemici quando è nella fase in cui deve imparare a riconoscerli, e quindi può commettere degli errori e scambiare per avversari componenti del nostro corpo che avversari non sono.
Un altro curioso aspetto che va preso in considerazione quando si parla della diffusione della Sclerosi Multipla è la correlazione con l’esposizione al sole. La Sclerosi Multipla è molto frequente nel Nord Europa, per esempio in Svezia, in Norvegia o nel Nord dell’Inghilterra, paesi in cui l’esposizione al sole è inevitabilmente minore. Man mano invece che si prendono in considerazioni paesi più a Sud ci si accorge che la malattia diventa sempre più rara. E’ infatti molto raro trovare persone affette da SM a livello delle aree tropicali.
Sembrerebbe quindi che chi prende più sole sia meno esposto alla malattia. Tale dato potrebbe essere legato al fatto che il sole è molto importante nel metabolismo di una vitamina: la vitamina D. La vitamina D è quella sostanza che garantisce una normale struttura ossea, che evita che si diventi rachitici, che si abbia una crescita deforme delle ossa. Si sa –ce lo dicevano le nostre mamme- che chi passa molto tempo al chiuso è meno forte. Chi ha meno attività della vitamina D nel corpo a causa di una minore esposizione al sole potrebbe essere più esposto all’attacco della malattia.
A supporto di questa ipotesi quest’anno è stato pubblicato uno studio francese che ha mostrato che la Sclerosi Multipla è più frequente nel centro della Francia rispetto a quelle aree della nazione che si affacciano sull’Atlantico o sul Mediterraneo. Questo dato potrebbe correlare con l’esposizione al sole, inevitabilmente più alta nelle zone di mare.
Sono ipotesi molto suggestive, ma da confermare con ulteriori studi. Non siamo ancora certi della validità al 100% di questa teoria, tuttavia questa ipotesi è molto importante. Se si confermasse, si potrebbe infatti pensare a manipolare o modulare la vitamina D per avere meno malattia o una malattia meno aggressiva.
Oltre a dati sulla frequenza della malattia, quest’anno ha portato importanti informazioni sul perché ci si ammala.
Tutti noi abbiamo un patrimonio genetico, una biblioteca in cui è contenuta una serie di informazioni che costituiscono in un certo senso il “manuale delle istruzioni” del nostro corpo e l’insieme delle caratteristiche del nostro essere individuale. Nel patrimonio genetico di alcune persone può essere scritta una maggiore suscettibilità di quell’individuo a sviluppare la Sclerosi Multipla.
Non è infatti raro che i pazienti con Sclerosi Multipla abbiano a loro volta dei parenti ammalati di SM. Attenzione però, non si tratta di un’ereditarietà diretta. Moltissimi pazienti chiedono quale possa essere il rischio di ammalarsi per i loro figli o per i parenti. Occorre ribadire che la malattia non si trasmette. Il patrimonio genetico che si trasmette ai figli o quello che si ha in comune con i fratelli non determina la malattia, ma può determinare una predisposizione, un rischio ad ammalarsi di SM. Questo rischio però è molto basso, per esempio è sicuramente più pericoloso rischiare di avere un incidente facendo un viaggio in automobile in autostrada.
Si è infatti notato che da sola la predisposizione genetica non basta a far sviluppare la malattia. Persone che vivono in zone del mondo in cui la Sclerosi Multipla è frequente (e che quindi verosimilmente hanno geni che possono predisporre la malattia), se si trasferiscono –nei primi dieci anni di vita- in zone a bassa frequenza di SM, rischiano meno di ammalarsi.
Per comprendere come mai ci si ammala di Sclerosi Multipla occorre dunque comprendere cosa predispone alla malattia (i fattori genetici coinvolti) e cosa c’è nell’ambiente che ci circonda che fa scatenare la malattia (forse, come abbiamo detto, la quantità di sole a cui siamo esposti, forse fattori infettivi ad esempio visus che contagiano la maggior parte di noi nei primi anni di vita, ma che solo in alcuni –geneticamente predisposti- fanno scattare la SM, come la goccia che fa traboccare il vaso).
In merito a questi presunti fattori virali, un gruppo di ricercatori italiani ha creduto di aver scoperto –il Professore ne aveva parlato nell’incontro dello scorso anno- un possibile responsabile dell’inizio della malattia: il virus della cosiddetta “malattia del bacio”: la mononucleosi. Era stato osservato che, nonostante il virus contagi il 90% di noi, chi si ammala di mononucleosi più tardi ha un maggior rischio di contrarre la Sclerosi Multipla. Inoltre alcuni ricercatori avevano creduto di essere riusciti trovare proprio nel cervello di ammalati di SM (deceduti per motivi che non avevano a che fare con la SM) il virus della mononucleosi.
Gruppi di ricercatori americani (a Stanford) ed europei (a Vienna) usando altri pezzi di cervello degli stessi pazienti non sono riusciti a giungere agli stessi risultati. Forse questo virus ha a che fare con la Sclerosi Multipla, ma dopo la mancata conferma dei risultati italiani questo appare meno verosimile. Chi era presente l’anno scorso infatti può ricordare che il Prof Comi sottolineò come occorresse considerare con grande cautela i dati di coinvolgimento di un determinato virus nello sviluppo della SM; infatti ogni tanto qualche gruppo di ricercatori afferma di avere scoperto quale è il virus coinvolto, e ogni anno viene puntualmente smentito.
Al di là degli studi sui virus, quest’anno ha portato sviluppi fenomenali riguardo alla comprensione della predisposizione genetica alla base della Sclerosi Multipla.
Un consorzio di 15 centri in tutto il mondo -tra cui il Nostro Centro- ha analizzato il patrimonio genetico di oltre 10.000 malati di SM e ha individuato 2 geni tra tutti che sono coinvolti nello sviluppo della malattia.
Per capire l’immensa mole di lavoro, e la complessità del problema, occorre immaginare il nostro patrimonio genetico come -appunto- una biblioteca in cui è conservata quell’immensa enciclopedia che funge, come è già stato detto, da manuale di istruzioni del soggetto, dove sono conservate tutte le informazioni su come funzionano il corpo e la mente di quell’individuo.
Questa enciclopedia è uguale tra tutti gli individui al 99,2%. Il 99,2% delle pagine sono uguali, infatti tutti abbiamo due braccia, due occhi e più o meno lo stesso modo di comportarci, tuttavia c’è una piccola percentuale di pagine diverse. Questa piccola diversità rende ognuno di noi diverso dagli altri. Ebbene, quell’insieme di ricercatori da tutto il mondo ha scovato due geni minimamente diversi in chi ha la malattia e chi non l’ha. Dovete immaginare che è l’equivalente, nel nostro paragone, di aver scovato due parole in due pagine dell’enciclopedia che in chi è ammalato sono scritte diversamente: hanno una lettera al posto di un’altra.
Ciò che rende molto importante questa scoperta è che queste 2 piccole diversità sono –guarda caso- proprio nella parte di patrimonio genetico deputata a regolare il funzionamento del sistema immunitario. Immaginate, milioni di pagine della nostra enciclopedia, ogni pagina ha 20-30 righe, ogni riga 50-100 caratteri. Cambiano due caratteri e cambia il sistema immunitario.
Questo conferma il ruolo del sistema immunitario nella Sclerosi Multipla e apre la strada alla medicina. Se so dove è l’errore e quale è l’errore, se so quale istruzione è sbagliata, posso correggerla. Infatti una di queste alterazioni riguarda un’area del genoma su cui si sta studiando di mettere a punto una manipolazione genetica. Modificare questa pagina di istruzioni attraverso questa manipolazione e vedere che la malattia cambia sarebbe infatti una prova del nove del ruolo di quell’area del genoma è coinvolta nello svilupparsi della Sclerosi Multipla.
Recentemente si è svolto un convegno internazionale a Barcellona per far luce su una domanda che si fanno tutti i ricercatori che hanno a che fare con questa malattia: Come mai due persone affette entrambe dalla Sclerosi Multipla hanno un andamento di malattia e soprattutto due tipi di risposta alle terapie differenti?
Noi quando prescriviamo una terapia ci basiamo su risultati di studi sperimentali su molti malati. Ogni malato però è diverso e non è detto che la stessa medicina che funziona su un paziente funzioni allo stesso modo su di un altro. Lo Stato approva un medicinale se si dimostra che ha effetti positivi su una grande maggioranza di pazienti, ma questo non garantisce che darà identici benefici a tutti i pazienti.
Se però noi avessimo degli strumenti per predire una risposta alla terapia da parte del singolo paziente avremmo sotto controllo tutta la situazione. Non dovremmo giocare una complicata partita a scacchi in cui da una parte sta il consorzio tra malato e paziente e dall’altra la patologia -imprevedibile nelle sue mosse- o meglio, saremmo avvantaggiati, perché conosceremmo in anticipo le mosse dell’avversario.
La ricerca di elementi che, a priori, ci dicano quale medicina è particolarmente efficace nel singolo soggetto è una novità degli ultimi anni. Un modo nuovo di curare: si passa da una terapia di gruppo, con la scelta di un farmaco che “in media” è efficace, a una terapia individualizzata, fatta su misura, con la scelta di un farmaco che sia sicuramente efficace su quella persona.
E’ ovvio che tale modo di gestire le terapie implica una capacità molto raffinata da parte del clinico, con una capillare conoscenza di tutte le variabili in gioco.
Siamo dunque di fronte a una rivoluzione, che cambierà il modo di fare Medicina. Questo sarà però possibile solo nei secoli. In passato la Medicina era un’arte e ogni intervento era fatto grazie alla fantasia del terapeuta (questo oggi accade nelle medicina alternativa, ma senza basi scientifiche). Ora si conosce la globalità, ma occorre capire che esistono le eccezioni alla globalità, e quali sono. Occorre essere molto, molto informati su tutte le ricerche e le nuove scoperte che accadono nel Mondo Scientifico.
A questo punto il Prof. Comi vuole sottolineare alcuni contributi del Nostro Centro nel corso del 2008 alle ricerche mondiali nel campo della Sclerosi Multipla.
Per le forme progressive di Sclerosi Multipla è in corso un grosso studio, coordinato dal Dr. Martinelli-Boneschi, che ha trovato alcuni fattori genetici che sono responsabili di questa forma di SM, in cui si osserva un peggioramento impercettibile, mese dopo mese, piuttosto che –come accade nelle forme “classiche”- netti peggioramenti durante le ricadute. Il Prof Comi ha tenuto a sottolineare come per questa ricerca molti dei pazienti e dei familiari dei malati abbiano letteralmente “dato il sangue”, cioè si siano sottoposti a prelievi per queste analisi, che aiutano a capire come si sviluppi questa forma di malattia. Si è così creata in tutta Europa una rete di ricercatori e di campioni ematici, le unità di sangue venivano sottoposte ad esami diversi in diversi centri e gli studiosi andavano e venivano dai vari laboratori nel mondo per analizzare e ri-analizzare a fondo i campioni ottenuti.
Per capire come mai in alcuni casi il tessuto nervoso danneggiato dalla malattia degenera più che in altri sono stati eseguiti studi dal gruppo di analisi di Risonanza Magnetica coordinato dal Dr. Filippi. L’oggetto di queste ricerche è stato il motivo per cui si modificano le strutture cerebrali durante il danno della Sclerosi Multipla e come si sviluppa la distruzione di assoni che avviene durante questo danno e come porti a una disfunzione permanente. Inoltre questo gruppo di studio è molto attivo nel monitoraggio degli effetti delle terapie sperimentali a cui molti dei pazienti si stanno sottoponendo. Al San Raffaele alcuni avranno notato che è sorto un nuovo edificio, molto grande. Gli ultimi tre piani di questo edificio sono occupati dal nuovo Istituto di Neurologia SPErimentale e uno di questi tre piani è proprio dedicato alle analisi di Risonanza Magnetica. Qui vengono esaminate oltre 20.000 RM all’anno, per andare a vedere se e come funzionano quelle terapie al momento in studio.
Per quanto riguarda le cure della Sclerosi Multipla –l’argomento che più sta a cuore ai pazienti-, alla fine del 2008 sono emerse novità importanti e altrettanto importante sarà il primo semestre del 2009.
L’anno scorso il Professore aveva detto che erano in studio varie nuove terapie, di cui almeno 5 erano in fase 3 di sperimentazione.
Il Prof. Comi a questo punto ricorda le diverse fasi delle sperimentazioni di farmaci: 1) Dopo i consueti, utilissimi e -il professore ribadisce- irrinunciabili test sugli animali, si conduce una piccola ricerca su un ristretto numero di volontari sani –generalmente studenti- per confermare che quella medicina non faccia male. 2) Si fa uno studio su un ristretto numero di pazienti per vedere se il farmaco è efficace e se non porta problemi ai malati. 3) Si confermano i risultati di fase 2 su una grande popolazione di pazienti, non meno di 1000, per vedere se l’efficacia si mantiene in un campione che può rappresentare l’intera popolazione dei malati.
Questi farmaci in fase 3, quindi all’ultimo stadio di sperimentazione, sono terapie orali, terapie che si assumono per bocca. Questo soddisferebbe dunque il grande desiderio di molti pazienti: non dover avere più a che fare con gli aghi.
Di questi 5 studi su farmaci, 2 si sono praticamente conclusi. Al momento, di uno studio sono stati notificati i risultati al comitato di controllo (un ristretto gruppo di 5 Neurologi in tutto il mondo, di cui uno è proprio il Prof. Comi), dell’altro sono in corso le analisi, i cui risultati che dovrebbero essere comunicati a giorni (ovviamente si tratta di comunicazioni estremamente riservate perché queste notizie hanno chiare ripercussioni sull’andamento in Borsa del titolo della casa farmaceutica che patrocina la ricerca, e che obbliga i ricercatori a non avere sue azioni o interessi economici in essa, per evitare possibili interferenze con l’andamento della ricerca).
Durante l’anno comunque già si erano accumulate diverse novità che è bene che i pazienti conoscano.
Uno studio aveva confrontato direttamente i farmaci che vengono utilizzati dalla maggior parte dei pazienti con SM: Copaxone e Interferone. Da quanto emerge dalla ricerca, i due farmaci hanno in media lo stesso effetto. Se tratto 50 pazienti con un farmaco e 50 con l’altro, 30 pazienti di un gruppo e 30 dell’altro avranno benefici. Non saranno però gli stessi 30. Sono in corso ricerche per capire chi risponde a una terapia e chi all’altra, perché, come è stato detto prima, al momento non si sa bene cosa determini la risposta a una terapia.
Un ulteriore studio per valutare l’efficacia del Copaxone somministrato immediatamente dopo il primo episodio di SM ha coinvolto 150 centri in tutto il mondo. Tutti questi centri sono stati coordinati dal San Raffaele, dove i singoli dati dei soggetti che partecipavano allo studio sono stati analizzati dai medici, uno per uno. Dalla ricerca è emerso che se il paziente inizia ad assumere Copaxone immediatamente dopo il primo attacco di SM, la probabilità di avere altri attacchi si riduce del 50%. Questa riduzione è superiore a quella che si osserva se il Copaxone viene somministrato ad una persona che ha già avuto più di un unico attacco di Sclerosi Multipla. Questo conferma l’intuizione che qui al San Raffaele –per primi nel mondo- già abbiamo avuto tempo fa: cioè che la terapia è tanto più efficace quanto prima la si inizia. Questo dato è ora un assioma, e adesso tutti gli esperti di SM al mondo si sono convinti, o meglio, sono stati convinti.
Questi dati sulla maggiore efficacia del Copaxone se somministrato dopo il primo episodio di Sclerosi Multipla sono in pubblicazione in questi giorni su Lancet, una delle riviste mediche più importanti al mondo.
A questo punto, il Prof. Comi va a sciogliere il mistero sui risultati delle ricerche sulle nuove terapie della Sclerosi Multipla.
I dati disponibili da pochi giorni riguardano uno studio di comparazione tra un nuovo farmaco e Avonex, un farmaco già noto per la sua efficacia. In questo caso dunque chi partecipava alla ricerca assumeva comunque una terapia attiva: aveva il 50% di possibilità di prendere Avonex e il 50% di fare il farmaco nuovo, per via orale. Le persone in terapia con questa nuova medicina, per bocca, durante il periodo di assunzione hanno avuto il 52% di attacchi in meno rispetto a quelli in terapia con Avonex. Già si sapeva che Avonex riduce il numero di ricadute del 18%. Questo significa che la nuova medicina riduce gli attacchi del 52 + 18 %, cioè garantisce un 70% in meno di attacchi di SM. E’ un risultato estremamente positivo. Il farmaco in questione si chiama Fingolimod, ed era già stato citato l’anno scorso. Si tratta di una terapia che fa in modo che i globuli bianchi, che sono tra i responsabili della malattia, quando passano nei linfonodi, vi si trattengano, e non proseguano in circolo per il corpo. Si comportano come un esercito che resta confinato nelle caserme. L’importante però è che, in caso di necessità, i globuli bianchi possono uscire dai linfonodi e andare a combattere, dove serve, la battaglia contro virus e batteri. La medicina funziona con un meccanismo molto delicato, non esente purtroppo da qualche rischio. Perciò sarà importante considerarne l’utilizzo nel singolo paziente, in rapporto alle caratteristiche della malattia. Ora però è certo che è una terapia che funziona.
A giorni saranno disponibili dati relativi ad un’altra medicina. E’ una terapia vecchia, inizialmente somministrata in iniezioni, intramuscolo o sottocutanee, ora trasformata, e resa disponibile per bocca. E’un farmaco in un certo senso magico, dato che non lo si assume per sempre, ma si prende in blocchi di qualche giorno, ad intervalli regolari. In questo modo si può arrivare a dimenticarsi della terapia.
Abbiamo dunque conosciuto negli ultimi anni dei cambiamenti fondamentali. Siamo partiti anni fa solo con l’Interferone. Poi è arrivato il Copaxone. Poi qualche anno fa è stato disponibile il Tysabri. Ora è in arrivo il Fingolimod, per cui tra un anno - un anno e mezzo sarà possibile la commercializzazione. Il Professore tiene a ricordare che anche questo è stato possibile grazie al centro SM del San Raffaele, infatti la prima paziente al mondo ad avere provato il Fingolimod era una paziente proprio del Nostro Centro.
Oltre a tutti questi farmaci sono comunque ancora disponibili anche Ciclofosfamide e Novantrone, in particolare i ricercatori del San Raffaele hanno rivisto, nel 2008, tutti i dati relativi all’utilizzo di Novantrone. Negli anni al Nostro Centro sono stati trattati con questa terapia più di 800 pazienti, il che fa del San Raffaele il centro con la maggior esperienza al mondo. Dall’analisi dei risultati emerge che questa medicina riduce del 70-80% la frequenza di attacchi, ma che purtroppo è potenzialmente dannosa.
Sappiamo che c’è una variabilità della risposta alla terapia, ma anche c’è un vasto spettro di possibili cure davanti a noi. Occorre, per ogni paziente, considerare i vantaggi e rischi di una medicina. Non basta dire che un farmaco funziona per sceglierlo, occorre anche tener conto dei possibili pericoli. Un medico bugiardo infatti viene infallibilmente smascherato quando dice che la terapia che propone è priva di effetti collaterali. Neanche l’acqua è senza effetti collaterali. Ogni terapia potenzialmente può dare problemi: è il rapporto tra effetti positivi ed effetti negativi che orienta nella scelta della giusta cura.
Il Professore l’anno scorso aveva detto che il cervello ha caratteristiche inaspettate, è in continua evoluzione –questo, per esempio è uno dei motivi per cui si cambia idea- non si ha mai lo stesso cervello, il cervello cambia e noi cambiamo. Quello che è certo è che questi cambiamenti consentono di rimpiazzare le parti cerebrali colpite da attacchi di malattia. Al San Raffaele la Dott.ssa Mara Rocca (attraverso la RM funzionale) e la Dott.ssa Letizia Leocani (attraverso studi sul sistema motorio e sul sistema cognitivo) hanno dimostrato che nella Sclerosi Multipla ci si difende meglio da un attacco se dopo l’attacco si capisce dove si è sviluppato il danno e si imposta una fisioterapia mirata. Su questo si basa la medicina del recupero.
In passato si sceglievano cure per limitare i danni e al massimo per adattarsi a quello che si aveva perso; ora non solo ci si adatta al meglio alla sfortuna, ma anche si recupera al massimo possibile una funzione dopo la sua perdita per un attacco di SM.
Al San Raffaele anche la fisioterapia viene impostata secondo i dettami della ricerca.
Un’ulteriore novità riguarda le forme progressive di Sclerosi Multipla. Per la prima volta si parla di un farmaco per queste forme di malattia.
Si tratta di una terapia in fase di sperimentazione. E’ lo stesso farmaco che è risultato così efficace nei pazienti che hanno la forma a ricadute: il Fingolimod. Il Fingolimod si accumula nel cervello e lì stimola il tessuto nervoso e potenzia i meccanismi di recupero del sistema nervoso dopo il danno infiammatorio della SM. Il protocollo di studio è appena iniziato e il Prof. Comi segnala che se qualcuno dei presenti pensasse di poter e di voler partecipare a questa ricerca, perché affetto da una forma progressiva di malattia, può contattare i medici del Centro.
Comi prosegue nel suo intervento sottolineando come si facciano ricerche anche su come affrontare i problemi che in molti pazienti la malattia ha già creato: dolore, spasticità, tremore, problemi di memoria, nervosismo, difficoltà di concentrazione… Anche su terapie che leniscano questi sintomi ci sono studi in corso.
Uno studio è stato coordinato dal Nostro Centro per valutare l’efficacia delle beta-endorfine (una specie di morfina, prodotta naturalmente dal nostro cervello per modulare, per alleviare la sofferenza nei momenti brutti e tristi della vita) su dolore, rigidità e alterazioni del tono dell’umore in pazienti con SM. Si tratta di uno studio preliminare, il primo al mondo, e ha mostrato che dolore e spasticità sono migliorati. E’ in studio ora una sperimentazione più ampia, con circa 300 malati, in collaborazione con centri di Londra e Barcellona che speriamo confermi questi risultati.
Esistono già sostanze che riducono le ripercussioni negative di alcuni sintomi sulla vita del paziente. Uno di questi è il tetraidrocannabinolo, un derivato della marijuana, si chiama Sativex ed è già disponibile in alcuni paesi dell’Unione Europea. Stiamo verificando, in particolare se ne sta occupando il Dr. Rossi, l’effetto di questa terapia in pazienti con forme croniche progressive di Sclerosi Multipla.
Il Dr. Colombo invece si sta occupando dei problemi di cefalea, un disturbo che spesso interessa i pazienti con SM, e in merito ha appena pubblicato uno studio.
Il Professor Comi tocca ora l’ultimo punto del suo intervento, un argomento che sta a cuore a tutti i presenti: la terapia cellulare della SM: a che punto si è?
Si sono superate tutte le tappe dell’iter sperimentale sugli animali, inclusi i test sulle scimmie, l’animale più simile all’uomo. Le cellule staminali vengono iniettate nel sangue o direttamente nel Sistema Nervoso attraverso una procedura simile alla puntura lombare. Una volta entrate nel Sistema Nervoso queste cellule possono spegnere i focolai di infiammazione. Dal sangue vengono attratte dove è presente l’infiammazione, esattamente come vi sono attratti gli aggressori, ma queste cellule esplicano un ruolo analogo a quello dei pompieri che spruzzano acqua sul fuoco. Le cellule staminali nel sito di infiammazione infatti liberano una serie di sostanze anti-infiammatorie e una volta risolto l’incendio si stabiliscono sul sito, come dei guardiani che prevengono eventuali riprese del fuoco.
Per questa cura, ancora più che per altre, occorre essere certi che non vengano prodotti effetti negativi. Spesso si legge di gruppi che già ora iniettano cellule che definiscono staminali. Ciò è deprecabile. Non si può esporre una persona a un intervento di questo genere, senza sapere se potenzialmente si stanno causando danni al paziente. Il centro del San Raffaele è uno dei due cha ha avuto l’autorizzazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità a svolgere questa terapia, e nel corso del prossimo anno verranno iniettati i primi pazienti, nel contesto di uno studio solo di sicurezza, per confermare i dati iniziali che ci dicono che la terapia non dovrebbe causare problemi gravi. Successivamente si aumenterà la dose e si vedranno gli effetti, ma questo richiederà tempo.
Il Professore conclude il suo intervento –un ritratto globale di quello che è stato fatto quest’anno- ribadendo che questi lavori sono opera di un gruppo di più di 100 persone.
Si tratta di persone fragili, che vivono della simbiosi tra i loro risultati e le loro idee. Sono professionisti pagati male, ma il gap economico è colmato dal fatto che con i loro studi possono cambiare la vita delle persone affette da questa malattia. Tutti loro vivono dell’apprezzamento e dell’applauso dei malati e dei loro familiari.
Il prof Comi conclude l’incontro annunciando la creazione di una novità assoluta dal punto di vista economico: la nascita di una società per l’investimento etico. In pratica i fondi investiti nell’INSPE (l’Istituto di Neurologia SPErimentale) possono fruttare un utile agli investitori, nel caso di produzione di brevetti o farmaci efficaci e commercializzabili.
“Eluana non pensa, quindi non vive”
Così si giustificano eutanasia e aborto
| 07/02/2009 |
Eluana mette in crisi lo Stato, Eluana mette in crisi le coscienze. Ora Eluana fa riflettere anche sull’aborto. Perché quando si può definire tale, la vita? Eluana è viva o morta? Per la scienza si esiste quando si pensa, senza coscienza non c’è uomo. Per chi è cattolico la vita è qualsiasi cosa abbia un battito. Dalla morte il discorso si allarga alla nascita: se eluana è “morta”, o non viva, allora è altrettanto non vivo il feto nel grembo di una madre: vitale, ma senza pensiero, legato a un cordone ombelicale, totalmente dipendente, non in grado di alimentarsi in maniera autonoma. Quindi se non è omicidio quello di Eluana, non lo è nemmeno praticare l’aborto. Lo dice lo psichiatra Massimo Fagioli, l’ispiratore della cultura di sinistra: “Il caso di Eluana è la conferma esattissima della teoria della nascita, di un lavoro, mio e di altri, di 30 e 50 anni, per cui la ‘vita umana’ inizia alla nascita quando si forma, dal substrato biologico, il pensiero che è immagine indefinita, e quindi senza pensiero non c’e’ vita umana: quella di Eluana, un cadavere tenuto in vita artificialmente, non è vita umana e non è omicidio sospendere idratazione e nutrizione, come non è omicidio l’aborto”. Ancora: “Non è un caso che chi lo nega sia la destra e la religione”. Siamo pronti dunque ad accettare questa concezione della vita come “valida solo se dotata di autonomia e pensiero”? Siamo pronti ad assumercene tutte le conseguenze e le implicazioni del caso? Ripensiamoci tutti: che cos’è la vita? Eluana è viva o morta?
La quiete prima della tempesta
Non ha segreti, per me, quel presepe ora scomposto sotto i riflettori
Ho letto, sul Foglio, il buon articolo di Giulio Meotti su ciò che circonda il letto di Eluana, a Udine. Mi ha sorpreso la sua conoscenza del quadro politico, umano e civile: la sorpresa di chi è cresciuto in un angolo d’Italia poco conosciuto, e spesso descritto per luoghi comuni, e si vede improvvisamente ritratto con fedeltà, senza sconti, pregiudizi, e luoghi comuni. Voglio aggiungere poche cose, e poco utili. Non mi sarei mai voluto occupare di Eluana. Toccasse a me, di essere steso su quel letto, vorrei che i sondini venissero staccati, con l’arroganza di chi pensa che la sua vita è solo sua. Mi toccasse di avere un mio caro, su quel letto, non saprei cosa fare, anche se fossi depositario di una volontà testamentaria. E allora mi limito a lamentare l’irrilevante fatto che tutto avvenga sotto casa mia, ed è la sola cosa, ininfluente, che voglio aggiungere.
La Quiete è, da quando ero bambino, l’ospizio dei vecchi, una specie di cimitero degli elefanti, diventato un modo di dire: si dice “finire in viale Firenze” per dire finire al cimitero, e “finire alla Quiete” per dire finire in solitudine i propri giorni. Di fronte a quella che adesso è una clinica – ospizio suona male, adesso – c’è il comando della Brigata alpina Julia, il cui comandante adesso sta ad Herat, con i suoi dell’Ottavo alpini. Alle spalle della clinica, in borgo Pracchiuso, c’era l’ultima sede di Lotta Continua, quella in cui fummo sorpresi la sera del 6 maggio del 1976, quando pensammo sulle prime, al boato, a un attentato fascista – eravamo, con qualche fondatezza, maniaci – e poi ci accorgemmo che era un terremoto, e andammo a scavare a Gemona, congedandoci dalla politica prima ancora del congresso di Rimini. La sagra del Borgo capita di questi giorni: è San Valentino, e in tempi normali si comprano e si accendono candeline che sono di buon auspicio per il mal di gola, e le bancarelle vendono una chiavetta dorata che porta fortuna. La chiesa che sta a poche centinaia di metri da La Quiete è la Madonna delle Grazie. Ci andavo da bambino fermandomi a lungo, affascinato dallo spavento, davanti a un’armatura medievale, nella quale era rimasto imprigionato per sempre un cavaliere che aveva venduto l’anima al diavolo. Nel chiostro c’erano, forse ci sono ancora, ex voto che costituivano per me una specie di teatrino dei pupi, o le tavole di un cantastorie. Ci sono tornato, in quella chiesa, imbarazzato, all’ultimo matrimonio di mia nonna e a ogni inizio d’anno del liceo – come cambiavamo, da un anno all’altro… – e nel cinema parrocchiale che si affaccia sul cortile asfaltato del campo di basket, ho visto tanti film in bianco e nero, e sono sgattaiolato fuori sui titoli di coda, per scampare dibattiti che improvvisamente – era il 1968 – sono diventati invece un obbligo, un appuntamento più importante del film, un modo di contarsi e contare.
Alle spalle della Quiete c’era, e forse c’è ancora, l’ospedale militare, dove mi sottoposi a una visita medica supplementare per essere reclutato come paracadutista, con il solo scopo di scampare altri tre giorni di scuola. Nella piazza enorme che sta tra la chiesa e il liceo classico da una parte, e il castello dall’altro mi sono allenato alle corse campestri e ho frequentato ogni anno i “baracconi”, il luna park degli amori adolescenziali, quando cessava di interessare lo zucchero filato, e incominciavano a piacere le signore del tiro a segno con il flobert, tutte generose di seno e di scollatura: era una fiera in cui non esisteva ancora la correttezza politica, c’erano la donna cannone e la donna barbuta in mostra. In quella piazza ho lavorato come inserviente per circhi di passaggio e dormito in una tenda di solidarietà con un manifestante arrestato. Conosco a una a una le osterie e le pizzerie che sono sopravvissute alla scomparsa dei militari di leva, il circolo dove puoi andare a vedere le partite di calcio in digitale e il tabacchino e l’edicola. Insomma, per me quelle poche centinaia di metri quadrati erano un presepe immobile nel passato e sfocato nel presente: conosco Englaro e Tondo, il sindaco Honsell e Renzulli, l’avvocato Campeis e il dottor Comessatti. E perfino la direttrice de La Quiete, Ines Domenicali. E’ la figlia del mio prof di italiano alle medie, che mi insegnò a moderare la scrittura, l’amore per il fumo (fumava in cattedra, allora era normale, con voluttà, e io so che impugno la sigaretta come lui ancora adesso) e un po’ di retorica resistenziale (mi diede un tema su Laika, cagnetta nello spazio). Non ha segreti, per me, quel presepe le cui statuine sono ora scomposte sotto i riflettori. Proprio qui, doveva succedere. Nessun segreto, tranne i misteri davanti cui mi arrendo, senza parole.
come stai? Spero sempre che tu possa leggere le mie mail. Ti sono sempre vicina con il pensiero e con il cuore. A volte non sempre le cose vanno come dovrebbero, per cui abbiamo sempre bisogno di un amico sincero che ci aiuta e ci comprenda. Spero di essere così nel tuo caso.
Come stai? È arrivato il freddo, le piogge e tutto il resto, dobbiamo avere pazienza e aspettare che tutto questo passi in fretta. Io non esco di casa per non ammalarmi.
Intanto mi dedico alle amicizie da coltivare anche per e- mail, spero di condividere pensieri incoraggianti, visto che ci troviamo in una situazione in cui sentiamo la sofferenza più di altri.
È vero, la mia fede mi ha sostenuta in tutti questi anni e continua a sorreggermi, questo perché le lezioni di vita che ho appreso non provengono da fonte umana, ma direttamente da Dio nelle Sacre Scritture. Col tempo ho imparato ad esaminarle e a vedere che ciò che in esse è contenuto non solo è veritiero perché l’ho sperimentato nella mia vita, ma anche che posso avere una speranza veramente solida per il futuro. Dio infatti vuole che tutti noi conosciamo qual è il suo proposito, qual è la vera vita, non certo quella piena di sofferenze che viviamo ora. Sarà un futuro di pace su questa terra dove Dio stesso governerà dal cielo e potrà finalmente togliere dalla nostra vita e dai nostri ricordi qualsiasi tipo di dolore, persino la morte, proprio come assicura la scrittura di Rivelazione (Apocalisse) 21:3,4 “Ecco, la tenda di Dio è col genere umano. Ed essi saranno suoi popoli ed Egli sarà il loro Dio. Ed Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, ne ci sarà più grido e dolore. Le cose precedenti sono passate. E colui che sedeva sul trono (Dio) mi disse (a S. Giovanni, che stava scrivendo): ‘Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veraci…’”
Questa conoscenza è gratuita, e, soprattutto, sicura, non ci deluderà. La scrittura di Tito 1:2 dice che “Dio non può mentire”.
Per esempio Egli da anche la risposta alle domande che più spesso di fanno le persone, ad esempio:
Dio si interessa di noi?
Guerre e sofferenze finiranno mai?
Cosa accade alla morte?
C’è una speranza per i nostri cari?
Come possiamo pregare per essere ascoltati da Dio?
Come trovare la felicità?
Ti piacerebbe sapere la risposta? Magari ne potremo riparlare, sempre che ciò ti faccia piacere.
Ti mandiamo un abbraccio forte forte.
Rosaria e Edy.
ps, non riesco piu a collegarmi con smile, mi mandi il collegamento, grazie.
Auguri anche a te e famiglia. come stai? io diventero’ nonna a giugno e sono molto contenta. un salutone e un Buon anno almeno sereno il Signore ci aiuterà ne sono sicura troverranno la curaa per noi sm adele da Palermo
Caro Mauro di Venosa,
penso di avere la posta stracolma di pps ecc…. Sono tanti blablabla che non ho nemmeno aperto.
Senza ombra di dubbio, queste parole sono le più belle in assoluto e che ho ricevuto e letto con immenso piacere.
Un abbraccio e un milione di auguri!! Buon anno stellato!
Sulla spiaggia, all’alba, un vecchio nota, lontano davanti a lui, un giovane che raccoglie delle stelle di mare e le ributta in acqua.
Incuriosito, lo raggiunge in fretta e gli chiede il perché di questo strano modo di fare.
Il ragazzo spiega che le stelle di mare, scaraventate dalle onde ed arenate sulla spiaggia in mezzo a tanta sabbia, sono destinate a morire se rimangono esposte al grande sole del mattino.
“Ma la spiaggia si estende per chilometri e chilometri e di queste bestiole ce ne sono migliaia! - esclama l’altro - Non vedo come puoi cambiare tutto”.
Il giovane, allora, guarda la stella di mare che tiene nel palmo della mano, poi la lancia nelle onde e gli risponde “per questa, ad ogni modo, cambia tutto!”
auguri per un anno nuovo in cui tutto può cambiare! un abbraccio carmen
dopo essermi commossa ascoltando “the final countdown” -…..ti mando un mondo di baci con la speranza che il contdown stia davvero terminando!!
Federica
—– Original Message —–
From: Fioretti/Pres.
To: Gianvito Martino ; angelo.vescovi@unimibi.it
Sent: Monday, December 22, 2008 8:52 PM
Subject: Merry Christmas & Happy New Year
Buon Natale stellare per voi,
Buon 2009 staminale per noi.
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA, COME VA?
SCUSA SE E’ DA UN PO’ CHE NON MI FACCIO SENTIRE MA HO AVUTO UN AUTUNNO TRAVAGLIATO FATTO DI FLEBO E ESTRAZIONE DEL DENTE DI GIUDIZIO E RELATIVA NEVRALGIA PERO’ SEGUO SEMPRE LE ULTIME NOTIZIE CHE METTI SUL FORUM E HO LETTO COSE POCO RASSICURANTI.
CON QUESTA E-MAIL TI CHIEDO DI RAGGUAGLIARMI RIGUARDO TERNI E LA SUA (SEMBRA) RINUNCIA.
GRAZIE DI NUOVO E TI SALUTO.
PAOLO
Berlusconi in groppa al suo cavallo PierFuria sta aspettando il verde per
> attraversare la strada, quando una bambina su una bicicletta nuova di
> zecca
> si ferma accanto a lui.
> - Bella bici - dice il premier - Te l’ha portata Babbo Natale?
> - Certo che me l’ha regalata lui - risponde la bimba. Dopo aver scrutato
> la
> bicicletta, il presidente del
> consiglio consegna nella mani della piccina una multa da 5 euro.
> -La prossima volta -le dice- dì a Babbo Natale di mettere sulla bicicletta
> una luce posteriore’. La bambina, per nulla intimorita, lo guarda e gli
> dice:
> - Bel cavallo, signore. Gliel’ha portato Babbo Natale?
> -Certo che me lo ha portato lui - risponde Silvio con aria stupita e
> divertita.
> - Allora - continua la bambina - la prossima volta dica a
> Babbo Natale che i coglioni vanno sotto il cavallo, non sopra’.
>
Non ho vinto una partita “ordinaria”, come l’avevo definita venerdì nella conferenza stampa della vigilia. In realtà ho fatto mia una partita “speciale”, una specie di regolamento di conti tra fazioni irriducibili, una guerra di nervi e agonismo combattuta fortunatamente con grande fair play in campo. E a fine gara, ieri notte nella pancia del Meazza, lo ho anche ammesso. Così il successore di Roberto Mancini ha fatto un altro passo in avanti, raccogliendo gli elogi dei tifosi, del presidente, schizzato dalla sedia al fischio finale come il primo degli ultras, e anche di molti spettatori neutrali.
MESSAGGIO PER ADRI - Il motivo sta nelle mie scelte, che hanno sorpreso tutti, di sicuro lo stesso Adriano, per la formazione schierata nella sfida più attesa dal derby a questa parte. L’Imperatore non ha giocato la sua miglior partita ma è stato prezioso (del resto il gol è nato da un pasticcio di Molinaro e Legrottaglie precipitatisi a chiudere proprio su di lui). E, cosa più importante, ha recepito un messaggio forte: non l’ ho scaricato. Anzi, punto a farne un cardine del mio progetto. Lo stesso discorso vale per Materazzi, sfavorito nel ballottaggio della vigilia con Burdisso per la sostituzione di Cordoba e risultato tra i migliori in campo dopo oltre 70 minuti di battaglia con Amauri e Del Piero.
STANKOVIC E IL ROMBO - La seconda scommessa vinta riguarda il modulo. Del 4-3-3 non c’è più traccia da un po’: gli esterni offensivi della rosa non sono in grande condizione e allora si cambia. Con coraggio. Fuori Quaresma (Figo è appena rientrato da un infortunio), addirittura in tribuna Mancini e Obinna. Davanti a Cambiasso, due “trattori” come Zanetti e Muntari più il vertice alto del rombo, quello Stankovic sicuro e veloce negli inserimenti come lo era Cambiasso per l’Inter di Mancini, determinante in partite bloccate.
Mi chiedevo se avete mai preso in considerazione una WebCam. Io l’ho comprata, ho speso 27 Euro, con microfono incorporato. Cosi ci si puo parlarci e vederci.
Occorre comunque installare SKYPE che si trova gratis su Internet.
Il mio Account è :
Francesco2468
Grazie di cuore per i tuoi messaggi giornalieri. Io sono uscito
dall’ospedale ieri per i soliti probelemi respiratori. Il catarro
ristagnante nei polmoni mi procura febbre. Ora il medico mi ha trovato denutrito, spesso per paura che il cibo vada nella trachea, non mangio nè bevo ed allora mercoledì prossimo mi installeranno la PEG. Ciò non mi impedirà di mangiare se ci riesco ma così riuscirò ad asumere acquua e nutrimento sufficineti ed evitare polmoniti ab ingesti.
Sono informatissimo sull’intervento. si fa in anestesia locale e dura circa 30 minuti. Mi terranno poi per stabilire le modalità e le uantità di somministrzione ed avrrò un tubicino sulla pancia che mi aiuterà se necessario.
Baci dal cuore Giampo
Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.
Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi ‘E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei’?
L’uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ”Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei”.
Dovetti trattenere le lacrime… Avevo la pelle d’oca e pensai: ‘Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita’.
Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l’accettazione di tutto ció che é, é stato, sará e non sará.
Le persone piú felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ció che hanno.
Spero condividerai questo messaggio con qualcuno cui vuoi bene, io l’ho appena fatto.
Sii piú gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.
ROMA - Trecento�km di corsa per dimostrare che la battaglia contro la sclerosi multipla si pu� vincere: questo � lo spirito che anima la grande impresa sportiva di Alessio Guerri giovane ragazzo di 27 anni affetto da sclerosi multipla che partir� da Jesi stasera, 22 agosto, alle ore 19 per arrivare a Roma domenica 24 agosto alle ore 10.
Alessio vuole lanciare un messaggio di positivit� soprattutto a tutti quei giovani che costituiscono la fascia maggiormente colpita dalla sclerosi multipla, un messaggio di speranza ma anche di lotta. Dal quel giorno di 5 anni fa in cui ad Alessio venne diagnosticata la patologia a seguito di un ricovero per un grave incidente, non ha mai smesso di lottare e di pensare che con la tenacia e la forza si possono superare tutti gli ostacoli, senza mai scoraggiarsi e soprattutto senza chiudersi al mondo ma continuando a sognare , progettare e ad amare.
Proprio questa sua forza lo ha spinto ad avvicinarsi alla corsa ottenendo da subito grandi risultati come il 4200� posto su 37.800 partecipanti alla maratona di New York nel 2006, maratona che lo aspetter� anche questa’anno ma prima c’� un impresa pi� importante da portare a termine: la maratona in solitaria Jesi - Roma in cui Alessio cercher� di percorre i 300km che lo separano dalla capitale in 36 ore di corsa, 36 ore di tenacia e di lotta per diffondere un grande messaggio di speranza.Accanto a lui l’Aism - Associazione italiana Sclerosi multipla - che dal 1968 � l’organizzazione che in Italia interviene a 360� gradi sulla sclerosi multipla promuovendo ed erogando servizi socio-assistenziali sul territorio nazionale alle oltre 54.000 persone con sclerosi multipla, rappresentando e affermando i diritti delle persone con SM e finanziando attraverso la Fism(Fondazione Italiana Sclerosi Multipla) il 70% della ricerca scientifica sulla patologia in Italia.Ad oggi ancora non sono state identificate le cause della sclerosi multipla una delle patologie pi� gravi del sistema nervoso centrale, cronica, invalidante e imprevedibile. Colpisce soprattutto i giovani - tra i 20 e 30 anni - e le donne. Per questo l’AISM insieme ai suoi ricercatori e volontari ogni giorno combatte la sua battaglia per un mondo libero dalla sclerosi multipla.E proprio grazie ad Alessio un nuovo e importante passo verso il raggiungimento di questo obiettivo verr� compiuto.
Alessio Guerri terminer� la sua importante impresa sportiva a Roma domenica 24 agosto, sar� accompagnato per gli ultimi 10 km dalla Podistica della Solidariet� ed insieme arriveranno alle ore 10.00 presso il Colosseo dove li attender� il comitato d’accoglienza dell’Aism.
buongiorno dimmi se riesci a leggere l’articolo
Come stai? io sono stata dal neuro e quante stupidaggini che si raccontano ma se io non credo neanche al diavolo posso ascoltare chi mi racconta tutte le stronz…. che dicono i dottori e quelli dell’AISM? poveri imbecilli io pero’ ho una stanchezza folle la caduta fatta l’altra sera non aiuta davvero visto che ho un mare di lividi e mi fanno male tutte le ossa.
Dimmi se riesci a leggere OK?
Ciao
M
sto un po’ meglio, e lo sarò ancora di più quando sarò nuovamente a bordo della Twingo. pensa un po’, c’era persino il rischio che venissi a torino, alle molinette, per definire il programma trapianti. ma proprio stamattina il prof. Amoroso mi ha detto di temporeggiare.
sono a pezzi, vado a nanna. baci,
m@
coem stai? le tue costole fratturate vanno meglio?
ho provato a guardare sul sito ma non trovo più nessun forum aperto
(l’ultima cosa inserita è una richiesta della segretaria del dottor martino di giugno 2008)
che fine ha fatto il tuo forum? sparito nel nulla o sono io incapace di cercare?
Ho finalmente conosciuto carmela, carina .Spero solo che la sua compagnia ti faccia stare bene……
Il tuo nipotino assomiglia tantissimo a tua sorella lucia, incredibile !
Non ho avuto modo di passare un po’ di tempo con te quest’estate e me ne dispiace
magari a novembre se riesco a venire di nuovo a venosa vengo a trovarti e chiacchieriamo un pochino!
un abbraccio leggero per evitare altre rotture!!!! bacio
Quando ho saputo della cattura di Karadzic era già notte, l’altroieri. Ho esitato a chiamare i miei amici di Sarajevo, è gente che lavora, che ha famiglia, va a dormire presto. Poi ci ho ripensato. Infatti a Sarajevo non dormiva nessuno. “Festeggiavano”, dicono i telegiornali, e mostrano immagini di auto in corteo e ragazzi che saltano nelle strade, come per una vittoria calcistica. Non saprei usare quel verbo, “festeggiare”, e non darei troppo peso a quelle immagini. Proverei a figurarmi altre persone, o quelle stesse al ritorno alle loro case, costrette, dopo il chiasso, a ricordare le mille e una notte trascorse nel lutto nel freddo e nella disperazione, rotte dal fragore continuo delle bombe, strette nel coprifuoco e nel buio. Non darei il nome di festa al sentimento dei cittadini di Sarajevo, non li chiamerei felici o contenti o esultanti. Li immagino ritornati, ciascuno per proprio conto, o abbracciando mogli e mariti, genitori e figli, alle notti nere di tanti anni fa. Con questo sentimento ho accolto anch’io l’arresto, scandalosamente tardivo, di quell’uomo mediocre e ridicolo, con le sue miserabili poesie e il suo certificato di enuresi notturna, la sua cresta vanesia e il suo eloquio da bordello, promosso dalle circostanze e dalla complicità dei potenti del mondo al rango di spaventoso boia. Quello che hanno finalmente arrestato, su un autobus, come si dice, o chissà in quale altro angolo qualunque, è l’uomo ridicolo e mediocre. Le persone di Sarajevo – e di Srebrenica, e della Bosnia martoriata – si sono ricordate, come ogni notte, degli anni in cui il loro ridicolo concittadino, salito dalla valle alle belle montagne che la circondano, era diventato l’impresario di un assedio e una strage senza fine, il ricattatore ricattato dell’altro improvvisato dittatore nazionalcomunista di Belgrado, l’interlocutore in doppiopetto e forfora dei capi di stato e dei signori delle Nazioni Unite a Ginevra. Dite pure che abbiano “festeggiato”, i sarajevesi e le donne di Srebrenica, purché la festa sia fatta di amarezza e pianto e schifo e nostalgia della morte di quelli che morirono. Così festeggio anch’io la cattura di quel miserabile, e mi auguro che i potenti di turno non cedano di un millimetro prima che Ratko Mladic, il boia colossale, venga preso anche lui, nel cesso di un’osteria, o nell’ambulatorio di un odontotecnico abusivo. Giornata storica, hanno detto ieri. Gente pomposa, che dorme bene. Non hanno ancora pensato abbastanza alla storia, questi dilettanti di maiuscole. I sarajevesi, le donne di Srebrenica, sanno che cos’è la storia, di notte, tardi, prima di riuscire a prendere sonno.
E sognare, forse.
—– Original Message —–
From: Segreteria
To: tiziana gervasi
Cc: Cris
Sent: Saturday, July 12, 2008 12:06 AM
Subject: Adunata sediziosa
Come vedi anch’io tardo a risponderti, querida.
Il fatto è che il caldaccio delle mie parti (normalmente 38-39 gradi) mi svuota di energie, concentrazione e frigorifero. Dice: comprati un Pinguino De Longhi!
Peggio mi sento, con l’aria condizionata. Docce piepide (con bagnoschiuma al sandalo, si capisce) ed un paio di ventilatori a pale, uno a terra e l’altro a soffitto, e si sopravvive. La dieta? Niente pane e solo pasta fredda, preferibilmente “crudaiola”. La fisio ha luogo alle 11, giusto quando m’arriva il calo degli zuccheri e della pressione; in compenso sale il nervosismo per l’appetito che mi fa agognare i 4 salti in padella (ottime le tagliatelle ai funghi) o i casarecci spaghetti cozze e vongole del venerdì.
Roma del 4 ottobre prossimo. Non sarà un happening, care Cri e Tizy. Almeno per la nostra cinquantina di disabili e relativi parenti accompagnatori. Altro che Cobas dei metalmeccanici (con tutto il rispetto): davanti a Montecitorio ci sarà gente incazzata che col sangue agli occhi urlerà lo sdegno di chi soffre. Li voglio vedere, lorsignori, che mandano la Celere a manganellarci.
Fammi andare a dormire, honey, ti prego.
Bacissimi,
m@
Ciao Mauro bello ,come stai? scusa se tardo a scriverti ma qui c’è metà personale in ferie e veramente il ritmo è infernale in più sono stancaq morta quindi arrivo a casa la sera e non ce la faccio nemmeno a parlare
tu che mi racconti?
non vedo l’ora sia il 15 agosto che me ne vado 2 settimane al mare , tu che stai facendo di bello?
la fisio la continui tutto bene?
dove ti sposti per il caldo estivo?
dammi tue notizie e scusa se non scrivo molto ma sono pure di corsa
Io, prima persona singolare liberale
I dubbi laici di Daniele Bellasio di fronte a un tribunale che “deduce” per te
Io è la prima persona singolare liberale. Io decido. Io posso rifiutare cure. Io posso scrivere un testamento biologico, magari presto anche in Italia. Magari. Io vivo. Io esisto come unico dal concepimento alla morte. Io – la natura lo ammette – posso nei fatti decidere che questa non è vita ma la vita di per sé non è qualità o quantità, è e basta. Il mistero poi di un’esistenza e delle esistenze a lei vicine è intoccabile soprattutto nel dramma.
Io avevo capito che la volontà individuale era il principio ultimo, il motore immobile di ogni diritto rivendicato come moderno, la casa laica e inviolabile dove rifugiare i miei amori, pensieri, desideri, paure, piaceri. Se dubito di Dio, credo in Io, no? Io, anarchico e relativo ma non per questo relativista, sono il padrone della mia vita, soprattutto se non la considero un dono, ma anche se la considero un dono. Io, da una prospettiva liberale, posso tutto quello che non riguarda il tu e il voi e il loro. Se la mia volontà può essere dedotta da un tribunale, da un altro da me, presunta a partire da fatti e parole mie, per me crolla l’ultimo invalicabile muro di difesa di una società che scivola sempre più verso la spersonalizzazione dei diritti trasformati via via in “conquiste di civiltà” sociali e politiche. Ma io? “Quando sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento”, chi lo decide? I miei convincimenti sono in continuo divenire, per questo siamo vivi, cogito ergo sum, continuo a cogitare dunque continuo a esserci.
Ma il pensiero è impenetrabile e se la scelta è irreversibile, la delega non è possibile, perché nessuno può davvero sapere che cosa avrei pensato o voluto io in quel preciso momento. Perché il dolore non è immaginabile finché non lo provi. Dunque non so nemmeno io davvero che cosa vorrò. Anche una volontà espressa in anticipo per qualcosa che potrà accadere in futuro è difficile che sia realmente univoca, figuriamoci una volontà dedotta. Eppure poi univoca è la sorte. “Se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso…”? Con i se non si fa la storia di nessuno e mi fa paura che la mia volontà sia carpita da una domanda che contiene un periodo ipotetico e cui io non posso rispondere. Che cosa significa “univocamente”? Chi sa quello che penso e voglio qui e ora?
Sono convinto, con qualche preoccupazione, che serva il testamento biologico. Ma come si fa a esultare per il fatto che da oggi quasi quasi non serve più il testamento biologico? Chi vuole una legge sul testamento biologico dovrebbe temere queste sentenze. In uno stato dove per vendere una casa si va da un notaio, perché la volontà estrema può essere dedotta? E se i fatti sono contrastanti? Se le testimonianze sono difformi? E se le opinioni da me espresse sono state contraddittorie? Decide un tribunale? Decide un tribunale! Siamo sicuri? Negli stati di diritto più banali, tanto più pesanti sono le conseguenze dell’espressione di una volontà tanto più dettagliate e precise e forti sono le forme in cui quella volontà deve essere espressa. Se poi le forme non bastano, in dubio pro vita.
Non vivo più in campagna, honey, quindi le visite a Cazzimiei sono alquanto sporadiche. Tuttavia mi ci reco settimanalmente, sommerso (a debita distanza, si capisce) dalle sue fusa. La mia scorza resiste, anche ai trentanove gradi di ieri.
Niente abbracci, darling, fa troppo caldo. Ma tanti tanti tanti BACI!
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è un sacco di tempo che non ti sento e non leggo tue notizie dal sito ormai da maggio: dove sei finito? ci sono problemi? col caldo sei scappato da venosa per andare in campagna ? mi sono dimenticata il tuo compleanno ma ero in canada e la mia agendina con i promemoria è rimasta in italia (ormai data l’età per ricordarmi ho bisogno dell’agenda….ahimè!)
Te li faccio adesso con un grosso abbraccio. fatti sentire . baci
Caro Mauro,
con il link “reperimento fondi” della home page di www.nomsurrender.org hai fatto scompisciare tutti dalle risate. Grandissimo Totò!
Vieni presto a Milano, noi tutti ti vogliamo dal vivo!
Bacioni
Alessia
Pensavate che eravamo fuggiti con la cassa? Siamo ancora qua, un pò malandati ma felicissimi. La vendita è andata bene malgrado le avverse condizioni meterologiche, domani finisco di incassare e la cifra finale, pulita da ogni spesa che vi manderò tramite banca dovrebbe aggirarsi intorno agli 800 euro. non mi sono fatta fare la fattura dal fioraio ci ha fatto uno sconto pauroso, la gente di Amelia e Porchiano dl Monte è stata come al solito fantastica
Siamo stati bravi o no?
baci fatevi sentire per le altre cose i morbidi
Una settimana rincojonito, per colpa di 5-5-15 gocce di ’sto maledetto alprazolam. Ma l’ho stoppato. Adesso sono tutto tuo (magari!) e tu tutta mia (slurp! wow! oh, yeah!). Lasciami bere un caffè, poi…
Ciao Mauro sono Paolo di Ancona, come va?
Grazie per le tue mail che mi hai spedito il 30/04 e il 9/05 perchè sono molto incoraggianti.
Mi sarebbe piaciuto ringraziarti prima, però aspettavo che l’Inter vincesse lo scudetto per farlo personalmente per telefono.
Ma l’Inter è impazzita e mi auguro che lo vinca domenica così ti telefono e insieme festeggeremo.
Ciao da Paolo
Eccoti finalmente mito mio come stai? scusa se sono latitante ma con sto nuovo lavoro mi hanno messo sotto da morire te lo giuro
come sta il mio miticos? non parliamo di domenica scorsa, possiamo solo incrociare per la prossima
E FORZA INTER VAI NERO BLU
senti mi ricordi il tuo indirizzo di casa che ti vorrei spedire una cosina? sai l’agenda mia se l’è tenuta Cri e non ho più nulla
come stai tu? tua figlia?
dammi notizie ti stra abbraccio
Ah ecco! Non capivo, infatti, che c’incastrasse una canzone sentimentale che evocava emozioni sentimentali (se esistono emozioni che esulino dal sentimento…) su Nomsurrender!
L’altra sera, non avendo computer casalingo, ho guardato forzatamente una trasmissione alla tv con mia madre…tutte canzoni dei bei tempi… per pochissimi secondi è stato piacevole riconoscere
“la” canzone fin dalle prime note, poi…però…che tristezza, che magone! Sono scappata in cucina tappandomi le orecchie!! Assistere allo spettacolo di un tempo che non c’è più, che senso ha? E’ solo da masochisti.
Almeno io non sento il bisogno di darmi da sola le martellate sulle unghie dei piedi…. :-)))
Oggi siamo nel 2008. E basta. N’est pas?
Appena mi rimetto in pari con tutte le email da leggere di Smail, guarderò/sentirò i tuoi link.
Ciao, querida fiorentina!
Ramazzotti l’ho cassato, visto che le emozioni che rievocava in me sono morte e sepolte. Dimmi piuttosto se ti garbano i brani che ho caricato nelle varie pagine. Ti basterà cliccare le parole con sotto i tipici puntini dei link.
Ah, i link!
babi, baci, baci,
m@
Ciao Bel Moro! Son rientrata in possesso del mio notebook casalingo. Non so se te lo avevo detto, ma mi era caduto dalle mani e avevo rotto lo spinotto dell’alimentazione.
Leggo ora di Eros Ramazzotti. Che ci incastra?? non capisco quale sarebbe l’emozione da ricordare. Illuminami, Signor Presidente!
Sono proprio interisti questi tuareg!! Tutto bene da te? Ieri non ci siamo sentiti…Vabbuò, stasera mi chiami; sicuro al 100%!!!
PAPA’ TI VOGLIO UN MARE DI BENE.
siete in diversi ad avere aderito alla nostra iniziativa e per questo vi ringraziamo di cuore.
Sono riuscita a parlare telefonicamente con alcuni di voi, mentre altri hanno i cellulari spenti o non rispondono.
Ecco perchè ho scelto quindi di fare un po’ un riepilogo della situazione, via mail, scusandomi per la ripetizione con coloro che hanno già avuto un mio contatto telefonico. (a scuola i prof. dicevano “repetita iuvant”, e noi si rispondeva “sed stufant”).
Per cui non abbiatene a male.
Allora punto della situazione :
Oggetto : raccolta fondi in piazza dove, donando Euro 12 (cifra da confermare) si avrà in regalo un ciondolo che raffigura l’alberello di Neurothon, da cui il titolo dell’iniziativa “Un albero per la vita”. Il ciondolo è realizzato da Zoppini (casa di gioielli di Firenze sponsor di Neurothon in diverse occasioni)
L’albero del nostro logo è in realtà una similitudine del corpo umano dove:
- chioma = cervelllo
- frutti = neuroni
- rami = sistema nervoso centrale
- tronco = spina dorsale
- linfa = midollo spinale
Quando : 21 o anche (se vi è più comodo, a vostra scelta) 22 o 20 giugno (il 21 giugno è la giornata mondiale dedicata alla sclerosi laterale amiotrofica).
Possibilmente tutto il giorno dalle 10.30 fin verso le 18.30/19.00, per cui forse sarebbe meglio se vi trovaste un compagno d’avventura in modo da dividervi la giornata. E poi in compagnia tutto è più divertente…
Credo che ormai quasi tutti sappiate che il progetto “L’Officina del Cervello” è dedicato alla sperimentazione con trapianto di cellule staminali cerebrali per il recupero delle lesioni cerebrali causate da patologie o lesioni biologiche, vedasi ictus per esempio) e per le lesioni midollari.
La primissima patologia protagonista della sperimentazione sarà, anche e soprattutto per una questione di “cura compassionevole” (gergo tecnico) la sclerosi laterale amiotrofica, a cui seguirà la Sclerosi Mulitpla e le altre patologie.
La volontà del Prof. Vescovi è di fare di tutto per poter cominciare, insieme al gruppo dei clinici, (ricordate che lui è un Biologo, non un medico e quindi non può trattare direttamente i pazienti) per la fine di uest’anno o i primissimi mesi del prossimo.
La volontà c’è tutta da parte di tutti, mi spiace ribadirlo, ma so di non far peccato, la problematica principale sono i “simpatici” soldi. Sono benzina per la RICERCA SCIENTIFICA in genere, non solo quella condotta dal Prof. Vescovi.
Dove : nelle piazze delle vostre città, o dove intendete posizionare il banchetto. Lascio a voi la scelta della piazza in quanto solo e solo voi potete avere la conoscenza delle zone migliori per fare questo tipo di attività. Quindi vi prego di rispondere a questa mail dandomi il nome esatto della via/piazza dove intendete sia meglio posizionare la nostra postazione, in modo tale che noi si possa fare una richiesta ufficiale di “occupazione di suolo pubblico” al comune in cui ci sarà il banchetto. (se aveste delle conoscenze dirette all’interno dei vostri comuni, vi prego di segnalarmi i nominativi in modo tale che il tutto possa essere un po’ più spedito). Segnalatemi anche se avete intenzione di corredare il banchetto o comunque quella giornata integrandola con altre iniziative (c’è chi farà torte, chi un po’ di musica, chi la inserirà all’interno della festa del proprio comune, etc, etc)
Come : a fronte di ogni donazione MINIMA (circa 12 euro appunto) dovrete dare in dono il ciondolo, un volantino che spiega l’iniziativa “L’officina del cervello” e una ricevuta della donazione, ovviamente (non offendetevi se spiego una cosa così ovvia) a fine giornata il riepilogo cassa dovrà essere, per esempio :
n. 100 ciondoli consegnati, Euro 1200 in cassa, n. 100 ricevute da Euro 12 emesse.
Noi vi forniremo tutto il materiale, cioè : ciondoli con tanto di bolla di accompagnamento, blocchetto ricevute, volantini, poster e copia delle autorizzazioni varie rilasciate dal Comune, bollettino postale in bianco già precompilato. A fine giornata (in questo caso il lunedi a seguire), ci invierete via mail il totale della raccolta e, ancora un piccolo aiuto, farete il versamento sul nostro conto corrente postale n. 73933210 (la posta è meglio, perchè i bollettini per le donazioni sono gratuiti).
La consegna ed il reso di tutto il materiale verrà effettuato tramite spedizione corriere all’indirizzo che ci fornirete (accompagnato da un numero di cellulare da fornire allo spedizioniere) con spese di a/r a nostro carico.
NB: nel caso i donatori volessero donare più di 12 euro, ovviamente la ricevuta dovrà essere fatta per il totale della donazione. Le ricevute con carta chimica, saranno in duplice copia (1 per il donatore, 1 per noi). Le ricevute non devono obbligatoriamente portare il nome e cognome del donatore, ma se il donatore ce lo vuole dare, noi possiamo accettarlo.
Allestimento : fate gentilmente una verifica se all’interno del vostro Comune vi sono Associazioni/Comuni/Oratori/Bar, disposti a prestarvi per la giornata il necessario per il banchetto (niente più che 2 sedie, un tavolo ed un ombrellone/gazebo), altrimenti segnalatecelo cosicchè faremo in modo di contattare fornitori locali per il prestito gratuito.
Documentazione legale : prima della giormata dell’iniziativa, vi forniremo una documento in cui vi daremo carico, che voi dovrete firmare per accettazione, di volontario “Neurothon” che per quella e solo quella giornata si farà carico di raccogliere fondi, autorizzato espressamente da Neurothon stesso, a favore del progetto in comunicazione, in questo caso specificatamente il progetto scientifico “L’Officina del Cervello”.
Penso che al momento sia più o meno tutto. Mi scuso con ognuno di voi se ho usato un tono un po’ da “maestrina”, più che altro necessario alla schematizzazione dei punti da organizzare.
Sono ovviamente a vostra completa disposizione per ogni minimo dubbio o necessità di chiarimento. Non esitate a contattarmi. Il mio cellulare è di norma (a meno che la batteria non abbia esalato gli ultimi) sempre acceso (mattina/pomeriggio/sera): è il mitico 348/3919999, oppure in ufficio 02/58029726.
Vi ringrazio uno a uno, commossa credetemi per ogni gesto che voi donate a questa avventura che spero, un giorno potremo definire “meravigliosa”.
Nel mio piccolo, grazie a Dio in piena forza, ogni giorno testo personalmente quanto è gravoso e complicato fare anche un piccolo passo per aiutare questo progetto e quindi mi soffermo a pensare a quanto, ma veramente quanto voi, chi perchè è colpito in prima persona, chi perchè familiare o amico di persone colpite, vi sacrifichiate per allontanare la paura e lavorare insieme con speranza.
Vi abbraccio e vi ringrazio ancora, nella speranza che vi sentiate partecipe nel poter realizzare un percorso scientifico che possa dare felicità e benessere oggi a migliaia di persone e un domani più sereno per la salvezza di tutti.
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Dalle staminali una speranza per chi è in carrozzella.
Video in italiano www euronews.net
Il ricercatore intervistato nel servizio di euronews presenterà i risultati delle sue ricerche venerdì 23 ottobre 2009 al meeting ISCOS di Firenze 21 - 24 ottobre 2009 - 48° Annual Scientific Meeting: “Update on experimental pharmacological, cell transplant, and rehabilitation interventions for the treatment of spinal cord injury” dove ci saranno anche altri ricercatori di livello mondiale: Wise Young - John Steeves - Alfredo Gorio - Alain Privat - Huub van Hedel - Sergio Aito.
L’equipe guidata da Steven Goldman dell’Universita’ di Rochester, a New York, e’ riuscita ad ottenere la mielinizzazione della sostanza bianca nel sistema nervoso di topi mutanti mediante iniezione di cellule staminali umane, progenitrici delle cellule gliali. Il successo dell’esperimento, ottenuto dopo anni di perfezionamento, apre alla speranza di sviluppare una terapia per le malattie causate da perdita di mielina, come la sclerosi multipla o le rare malattie genetiche infantili come la Adrenoleucodistrofia. Systemic administration of an antagonist of the ATP-sensitive receptor P2X7 improves recovery after spinal cord injury PNAS. Goldman ha utilizzato topi nei quali una mutazione genetica impedisce la produzione di mielina, la proteina che protegge i prolungamenti delle cellule nervose, permettendo in tal modo la corretta conduzione dei segnali nervosi. I topi nei quali e’ stata indotta questa anomalia presentano disturbi neurologici gravi che
portano inevitabilmente alla morte entromorte entro 18-21 settimane dalla nascita. I ricercatori hanno iniettato 300.000 cellule staminali umane, progenitrici delle cellule gliali che formano la guaina mielinica, nel midollo spinale di un gruppo di topi mutanti, mentre un secondo gruppo e’ stato trattato con un set di controllo e un terzo gruppo di topi non e’ stato trattato affatto. Dopo un iniziale deterioramento della salute di tutti i topi, sono morti i topi del secondo e terzo gruppo, ma sei topi del primo gruppo sono sopravvissuti 130 giorni e quattro di questi erano ancora vivi al termine dell’esperimento, dopo 14 mesi, avendo riacquistato gradualmente la normale attivita’ cerebrale. “La mielinizzazione e’ stata maggiore di quanto abbia mai visto, questa e’ una nuova prova di inizio” dichiara su Nature Goldman, che spera di poter iniziare la sperimentazione sugli esseri umani, una volta che i suoi metodi vengano approvati dalla Food and Drug
Administration.
Una macchina lanciata a tutta velocità. E’ la ricerca sulle staminali, che procede a 360°! L’aspetto meraviglioso di queste cellule è la loro capacità di trasformarsi da un tipo di tessuto all’altro. “Queste cellule trapiantate, non integrandosi e differenziandosi nel tessuto ospite, evitano di dare origine a strutture nuove come cellule tumorale con effetti tossici”, spiega Stefano Pluchino, ricercatore dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.”Con questa scoperta - continua - ci si avvicina sempre più ad un utilizzo mirato e privo di effetti collaterali delle terapie cellulari a base di cellule staminali neurali”. E’ stato proprio il San Raffaele, insieme all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e con la collaborazione dell’ Università degli Studi di Verona a condurre la ricerca, pubblicata in questi giorni su Nature, la più autorevole rivista scientifica del mondo. Lo studio è stato
possibile grazie ai finanziamenti della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), del Ministero della Salute Italiano e di due importanti organizzazioni statunitensi: la National Multiple Sclerosis Society (NMSS) e The Myelin Project(TMP) . Le potenzialità terapeutiche delle cellule staminali neurali, affermano i ricercatori, possono risultare più efficaci nei casi di malattie neurologiche in cui l’infiammazione è elevata. L’ictus cerebrale, i tumori cerebrali, i traumi midollari, la sclerosi multipla sono alcuni esempi. Questo però non esclude che in futuro possano essere utili anche nella lotta a malattie del sistema nervoso tuttora incurabili, comprese quelle in cui la componente infiammatoria è meno rilevante. “E’ importante sottolineare - sottolinea Gianvito Martino, dell’Unità di Neuroimmunologia del San Raffaele - che si tratta di una sperimentazione condotta su un modello animale e che prima di arrivare ad un impiego clinico sull’uomo
passeranno almeno 5 anni”.
Immune regulatory neural stem/precursor cells protect from central nervous system autoimmunity by restraining dendritic cell function.
Stefano Pluchino - Gianvito Martino
Rif.: PLoS One
Rif.: Notiziario italiano
Caro Mauro
Mi scuso per il ritardo con cui le rispondo ma ero in vacanza e sono
rientrato solo oggi. Per la Xcell vale quanto ci siamo già detti per le
altre cliniche cinesi o thailandesi che siano e cioè non ci sono dati solidi scientificamente parlando che suggeriscano che il trattamento da loro proposto possa funzionare. Il fatto che siano in Germania non cambia il giudizio molto critico.
E’ sempre un piacere sentirla.
A presto
gianvito
Ciao BigMau!
Se hai girato anche a me perchè io dicessi la mia, sorry! non ne so niente di cliniche in Germania (nè del loro operato).
Quando ho fatto l’ultima RMN un’infermiera mi parlò molto bene di un centro in Svizzera, a Basilea. Ma mi raccontò anche che a sua nipote avevano fatto il famoso trapianto di staminali e che fisicamente è una batosta non indifferente. E’ un sacrificio enorme e poi…non è che si guarisca… al max si resta come si è. Mentre era ricoverata questa sua nipote, un’altra ragazza, purtroppo, morì.
InZomma, il Centro è affidabile però è tutto il trantran prima e dopo che richiede un fisico “tosto” per essere sopportato.
Qui in Italia operano solo i casi ormai gravissimi. So che effettuano il trapianto anche qui a Firenze: lo ha fatto la figlia di una conoscente di mia madre, ma anche lei aveva una SM devastante.
Non hai risposto a questi genitori perchè non sapevi dove trovare le parole, vero?
Purtroppo è ancora così. Se vuoi, gira loro il mio allegato.E’ tosto ma c’è un riquadro in cui si parla di poter fare una chemio più leggera e delle radiazioni più soft.
Non so quali siano le condizioni di Luigi. Se la sua SM non è particolarmente aggressiva, io consiglierei di aspettare ancora qualche anno. Intanto i cervelloni perfezioneranno le modalità del trapianto autologo rendendolo più affrontabile a cuor leggero.
Un kiss Linda
Adesso che abbiamo lo scudetto cucito sul petto, cara Adele, va molto meglio. Giorgia porta fortuna, visto?
Dalle un bacione da parte di noi tutti e soprattutto dal
NO MSURRENDER INTER CLUB
P.S.
Zeru tituli per gobbi e bilanisti: che goduria!
ciao come state?
sono diventata nonna, conchita mia figlia ha avuto una bimba.sono molto contenta e’ una esperiensa meravigliosa. voi come state e tu daniela ti vai riprendendo? e tu mauro? datemi notizie abbracci
o adele da palermo
Il gatto ripara la mielina da solo, Speranza per la sclerosi multipla.
LA resistenza a malattie e incidenti e la capacità di sopravvivere a cadute che stroncherebbero qualsiasi essere vivente gli hanno fatto guadagnare un posto di tutto rispetto nell’immaginario collettivo. Si dice che il gatto abbia sette vite, nove addirittura secondo gli inglesi. Ma dietro ai proverbi e alla saggezza popolare si nasconde qualcosa di potenzialmente interessante per gli otto italiani su 100mila che soffrono di sclerosi multipla.
Una ricerca condotta dall’università americana di Wisconsin-Madison, pubblicata dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha dimostrato che i felini domestici hanno la capacità di “riaggiustare” da soli la mielina, la sostanza gelatinosa che avvolge le fibre nervose e le protegge.
La sua degenerazione è causa di malattie come la sclerosi multipla, dette “demielinizzanti” proprio perché, in questi casi, la mielina viene attaccata e distrutta a opera del sistema immunitario. Gli studiosi hanno osservato, nel gatto, la straordinaria capacità di convertire questo processo. A condurre la ricerca è stato Ian Duncan, membro americano del “Mielin Project”, il progetto su scala internazionale che ha lo scopo di finanziare la ricerca nell’ambito delle malattie rare, neurologiche e demielinizzanti.
“Il punto fondamentale del nostro studio - spiega il neuroscienziato - è che dimostra come la rimielizzazione possa davvero portare alla cura di molte patologie neurologiche. Da questa ricerca emerge insomma la profonda capacità del sistema nervoso centrale di riparare se stesso. Per ora abbiamo riscontrato questa possibilità nei gatti ma lo stesso meccanismo potrebbe funzionare anche sull’uomo”.
Più cauto il dottor Massimiliano Fanni Canelles, presidente del “Progetto Mielina” italiano: “E’ sicuramente una scoperta utile e interessante. Ma dobbiamo prima capire se il danno provocato nei gatti ha una causa genetica o se invece è provocato da fattori esterni. Se la causa è genetica, non è modificabile, e in questo caso è impossibile trasferire il meccanismo di riparazione sui bambini”.
Fanni Canelles ricorda infatti che la ricerca condotta dai colleghi americani è stata realizzata utilizzando gatte in gravidanza, alle quali per un periodo di circa tre mesi e mezzo è stata somministrata una dieta particolare. Questa condizione di debolezza ha fatto perdere all’animale la guaina mielinica, con conseguenze gravi come la paralisi e disturbi motori e visivi. Dopo aver sospeso la dieta gli animali hanno recuperato le funzioni precedenti: la biopsia ha poi dimostrato che la guaina mielinica si era aggiustata da sola.
“Negli esseri umani - continua Fanni Canelles - questo non accade mai. La mielina danneggiata viene persa, restano delle cicatrici chiamate “gliosi” e il mancato recupero viene compensato accerchiando le fibre neuronali e creando nuovi collegamenti, insomma “scavalcando” la guaina danneggiata. Nei gatti invece la situazione si è risolta senza bisogno di creare nuove diramazioni. Certamente interessante, ma non dimentichiamo che si trattava di animali in condizioni di salute particolari”.
La mielina è anche conosciuta, proprio per la sua colorazione, con il termine di “materia bianca” del cervello, cervelletto e midollo spinale. Se si paragona il nervo a un cavo elettrico, il filo metallico interno corrisponde all’assone che trasmette l’impulso nervoso, mentre l’isolante che lo avvolge corrisponde alla guaina mielinica. Questa sostanza in pratica agisce come isolante e impedisce che l’impulso elettrico si disperda, assicurando così una conduzione efficiente degli impulsi nervosi. Quando questo meccanismo si interrompe, la scienza affronta il problema così come spiegato dall’esperto e attraverso il trapianto di cellule staminali, salvo il caso di disturbi estesi e più gravi.
Da’ un’occhiata a www.ternimania.it/2009/03/la-banca-di-cellule-staminali-celebrali.html
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA COME VA?
N.B. CORREGGIMI SE SBAGLIO.
IL FATTO CHE IL CONTINUO RINVIO DEI TRAPIANTI HA CREATO IMBARAZZI E MALUMORI ALL’INTERNO DI NEUROTHON TANTO CHE LA CARA CRI SE NE E’ ANDATA NON TI SEMBRA, COME DIRE, METTERE IL BASTONE TRA LE RUOTE AL PROF. VESCOVI TANTO CHE IL PERMESSO PER LA SPERIMENTAZIONE NON E’ ANCORA ARRIVATO E ALL’EPOCA HA SUBITO UN SABOTAGGIO ALL’UNIVERSITA’ BICOCCA DI MILANO??? CHI SARA’ STATO??? NON TI SEMBRA STRANO CHE MILANO CONTINUA SEMPRE A DIRE “IL NOSTRO OBIETTIVO E’ TROVARE UNA CURA”. MILANO E’ COLLEGATO CON LA SEDE CENTRALE DELL’AISM A GENOVA E SAPPIAMO BENE DI CHE COSA E’ CAPACE. CHI CI RIMETTE SEMPRE E’ IL POVERO MALATO, PURTROPPO!! ANNI FA DURANTE UNA VIDEOCONFERENZA IL DOTT.MARTINO AVEVA DETTO IN RISPOSTA AD UNA SIGNORA, CHE DOPO IL TRAPIANTO (NON SO DOVE L’AVEVA FATTO) STAVA BENE, “E’ IMPOSSIBILE”. SUDDETTA VIDEOCONFERENZA ERA ORGANIZZATA DALL’AISM.
SCUSA PER LO SFOGO, SAI SONO UN PO’ SFIDUCIATO, FAMMI SAPERE IL TUO PARERE.
UN SALUTO,
PAOLO
Vitamina D per silenziare il gene della Sclerosi Multipla
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6464
Mou, l’Italia tutta non sarà contenta affatto della tua sconfitta, e se alcuni contenti ci saranno non ti curar di loro ma guarda e passa. Bastava vederti ieri a Old Trafford, la tua eleganza disinvolta sul campo, un napoleone paterno e protettivo con i suoi e che firmava autografi anche agli avversari inglesi, un capitano da attimo fuggente, altro che lo stare di certi nostri allenatori provincialotti. Mou, ti rimpiangeranno, hai perso una battaglia ma non la guerra.
Scusa il ritardo della risposta, caro Paolo.
Quel servizio al tg1 l’ho visto anch’io, e precisava che - almeno inizialmente - i primi trapianti di stem cell ternane saranno effettuati su pazienti SLA in gravi condizioni. Staremo a vedere.
I continui rinvii dell’inizio dei trapianti di Vescovi, tra l’altro, hanno già creato imbarazzi e malumori all’interno di Neurothon. La cara Cri, infatti, se n’è già andata da un pezzo.
Domattina comunque telefonerò a Milano e vediamo se Alessia mi aggiungerà qualcosa. In ogni caso, terrò informati te e No MSurrender tutta.
Be good,
m@uro
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA, COME VA?
MERCOLEDI’ SERA HO VISTO IL TG1 DOVE C’ERA UN SERVIZIO SU BANCA CELLULE DI TERNI E LA SPERIMENTAZIONE INIZIERA’ A BREVE.CON QUESTA E-MAIL TI CHIEDO DI RAGGUAGLIARMI RIGUARDO TERNI.
GRAZIE DI NUOVO E TI SALUTO.
PAOLO
Questa è meglio ancora:
È un Capo. Ed essendo un Capo non potrà finire i suoi giorni insegnando a tirare i calci di rigore o ad autoincensarsi negli spogliatoi delle arene pallonare. Né potrà concludere la sua favola calcistica allungando il suo estratto conto con i milioni di Moratti, di Abramovic o di qualche sceicco privo di freni inibitori. Josè Mourinho è un Numero Uno, anzi The Special One . Come tutti gli ambiziosi il cui ego è più dopato di un ciclista al Tour, dopo la parentesi in panchina l’allenatore ora in forza all’Inter si darà quasi certamente alla politica, forse in Portogallo, sua terra natale, forse altrove. Del resto nessuno, come José, colleziona, a mo’ di trofei, un confronto dopo l’altro con i big del potere politico. Lo hanno paragonato, tra gli altri, a Margaret Thatcher e a Massimo D’Alema, a Silvio Berlusconi e a Giulio Cesare (100-44 a. Cristo), a Josif Stalin (1878-1953) e a Benito Mussolini (1883-1945), per finire al più «modesto» Vittorio Sgarbi. Tutti nomi che a Mourinho non dicono molto, visto che quando prese in mano lo scettro del Chelsea, il Migliore se ne uscì con un autoritratto, al cui cospetto anche la proverbiale autostima del Cavaliere avrebbe cominciato ad annaspare: «Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bellissima sedia blu, una Champions in bacheca, Dio e dopo Dio il sottoscritto». Testuale.
Che dire? Se il presidente del Consiglio italiano vuole sindaco di Firenze l’ex portiere Giovanni Galli, in futuro il suo collega portoghese non si lascerà scappare il più mediatico e divino José. Del resto: le donne (che sono la maggioranza), da Alba Parietti in su e in giù, vanno pazze di lui, uno dei pochissimi «machi», di introvabili duri, in una società affollata di maschietti «mici», insicuri e dominati da Eva. Altro che George Clooney. Anche i giornalisti più criticoni stravedono per il vero Fenomeno mediatico degli ultimi anni: titoli a raffica, polemiche a sbafo, interesse informativo assicurato. Dove si trova un altro come José?
Si obietta: negli anni Sessanta anche Gianni Rivera, il golden boy, produceva un titolone al giorno, contestava dirigenti e tecnici, sfidava stabilmente i Poteri Forti. Ma Rivera (guarda caso, anch’egli approdato alla Camera) non era un viso sanguigno come José, né era telegenico come lui. Le sortite riveriane erano sortite da abatino, da persona abituata a bussare prima di dire buongiorno. Mourinho no. Il portoghese sta a Rivera come uno tsunami sta a un cavallone. Il portoghese è un animale da telecamera più che un drago da prato verde. E siccome la tv oggi è la versione moderna della politica e del potere, chi più del Nostro sarà l’outsider, stavamo per dire il sole dell’avvenire?
Tutto congiura a favore di Mou: l’età (solo 46 anni), il cattivo carattere, i successi, il sentirsi più carismatico di Napoleone (1769-1821) e Alessandro Magno (356-323 avanti Cristo) messi assieme, la resa catodica, il magnetismo, l’imperativo del circo massmediologico di generare più «miti» del Grande Fratello, il fascino su uomini e donne. Insomma. E poi se uno che pur autocelebrandosi senza il minimo pudore («Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me») riesce a non farsi ricoverare alla neuro, vuol dire che davvero è un Grande, un Grandissimo, altro che quei premier in doppiopetto che periodicamente si ritrovano al G-7 davanti ai dossier preparati dagli sherpa e ai tavoli programmati dai migliori cuochi. Mourinho presenta Mourinho come il vicedio, ma 9 resocontisti su 10 restano più abbagliati dei tre pastorelli di Fatima davanti alla Madonna.
Uno così non può che atterrare in politica, non può che formare un movimento, non può che sognare grandi cose. Se ce l’ha fatta il culturista Arnold Schwarzenegger ad afferrare il governo della California, ce la può fare Mou a conquistare il Portogallo o qualcosa di equipollente. Quanto a popolarità e determinazione, Mou è persino superiore al Terminator sopraggiunto dall’Austria.
Si dice: guai a Mou se domani sera l’Inter di Champions verrà eliminata dal Manchester. Guai? Ma Mou vince anche quando perde (altra dote che distingue il politico di serie A dal politico di serie B). Anzi le sconfitte ne esaltano vieppiù l’inesauribile serbatoio dialettico.
Conclusione. Una volta i tipi alla Mourinho o facevano concorrenza ai Cagliostro, oppure finivano a Sant’Elena o a piazzale Loreto. Oggi no. Oggi, nella migliore delle ipotesi finiscono in parlamento o al governo. Nella peggiore vanno a svernare in tv più strapagati di un banchiere di due anni fa. Diavolo di un José, la nuova fenomenologia del Capo.
Così Mou trionfa sul pensiero unico del giornalista collettivo
Dopo l’inconfessabile dispiacere che gli ha procurato la vittoria dell’Inter di Mourinho sabato contro il Genoa di quel Gasperini che ne aveva difeso il capolavoro retorico di martedì scorso, il giornalista sportivo collettivo sta con la bava alla bocca in attesa della partita di domani contro il Manchester United: la speranza è che il Mou venga eliminato, ma è sicuro che in caso contrario tutti grideranno “l’avevo detto che è il migliore”. Nel frattempo Mou è riuscito ancora una volta a sovvertire il sonnolento rito delle conferenze stampa, quando parlando dei suoi avversari allenati da Alex Ferguson è riuscito a dire che “ai club speciali occorrono allenatori speciali, un giorno potrei allenare il Manchester”. Dopo, invece del calcisticamente abusato andiamo-là-per-provarci-e-abbiamo-rispetto-per-l’avversario, lo Special One ha aggiunto: “Il Manchester vince perché nessuno ha fatto una squadra degna di tenergli testa, le mie squadre invece lo hanno sempre fatto e sir Alex lo sa. L’ho battuto col Chelsea e col Porto e ora sono pronto a farlo con l’Inter”. Non solo vi batto, ma vi vengo anche ad allenare.
Altro che Fourbinho – come acidamente lo ha chiamato due giorni fa Gianni Mura, accusandolo di essere avviato a diventare come Berlusconi, “popolarissimo e taumaturgico” – Mourinho è genio puro. Mura, che sibila come Mou pensi che “pirla siamo un po’ tutti noi” e che “considerarlo un sommo tecnico è da giurassico”, non è isolato: la Gazzetta di venerdì lo attaccava con il titolo “Processinho”, e in tv il passatempo è parlarne male. Ma solo in sua assenza. Nel frattempo ha vinto la sua prima partita: l’Inter ha battuto il Genoa fino a ieri imbattuto a Marassi, e la Juventus ha vinto un derby giocato malissimo grazie a un gol che, anche per le moviole più di parte, “era chiaramente da annullare” (sono parole di Carlo Longhi), e Mexes ha giocato indisturbato a pallavolo in area contro l’Udinese. Tutto previsto. Mentre sul 2 a 0 di Balotelli nessuno ha saputo dire con certezza se fosse gol o meno. “Il gol lo lascio alla moviola che è famosa in Italia”, ha detto Mou all’ammutolito inviato di Sky, incoraggiato da Alessandro Bonan in studio con un “non avere paura, non ti mangia”.
Bonan la sera stessa ha provato a trascinare nella mischia l’allenatore del Torino: “Farina ha arbitrato bene, certe frasi erano esagerate, vero Novellino?”. Ma appena il mister granata ha replicato con un “Mourinho ha detto quelle cose perché è stato provocato”, gli è stata tolta la parola. Chi se l’aspettava un allenatore di una “grande” a capo delle “piccole”? L’intro di Fabio Caressa al derby di Torino (un inno al calcio pulito e al basta-con-le-polemiche) era segno della guerra dichiarata a Mou dal giornalista sportivo collettivo che, come traspariva dalle parole di Gianpiero Galeazzi a 90° minuto, non aspetta altro che banchettare sul suo cadavere.
Dovrà attendere ancora molto.
Scusate se sono arrogante
Il culto della personalità di Mou nasce con il Chelsea, a Londra. Mourinho ha stravolto una città e un calcio abituato poco a un allenatore protagonista, e c’è un giorno preciso in cui José è diventato lo Special One
Una poltroncina blu giusto in linea con la panchina. Lord Richard Attenborough si siede a Stamford Bridge ogni quindici giorni. “Mourinho? Se immaginassi un film sul mio Chelsea, lo penserei così: Didier Drogba interpretato da Harrison Ford, Peter Cech da John Wayne, Peter Kenyon da Spencer Tracy, José da Marlon Brando. Il massimo”. C’è una squadra prima di Mourinho e una dopo, c’è una Londra pre José e una post José. C’è stata diffidenza, amore, passione, orgoglio, rottura, distacco, nostalgia. Lord Attenborough guarda il suo stadio, la sua squadra e la sua città, vede quello che c’era e che non c’è.
E’ come se sia finito lo spettacolo perché l’Inghilterra s’è nutrita di Mou e ora ne sente la mancanza. Perché lui è diventato se stesso al quadrato lì. Dall’inizio, dal 2 giugno 2004, quando il suo volo Tap arrivò con tre minuti di ritardo e lui sbuffò appena seduto sul banchetto della conferenza stampa allestito in una saletta lounge di Heatrow. Niente traduttore. “Scusate. Se avessi voluto una vita semplice sarei rimasto in Portogallo, su una poltrona blu con la Coppa dei campioni sotto i piedi. Dio e dopo Dio, io. Invece sono qui, in una squadra con grandi giocatori e, scusate se sono arrogante, anche un allenatore speciale”. Lo special one è cominciato lì, con i giornali inglesi irritati dalla sua sicurezza, dal suo modo di fare, dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a uno che gli avrebbe insegnato qualcosa. quel giorno l’allenatore campione d’Europa s’è trasformato in un guru, in un rivoluzionario.
L’ha scelto, l’ha voluto, l’ha fatto. S’è preso sul serio per farsi prendere sul serio dagli altri. Perché gli altri allenatori stranieri si presentano timorosi del calcio degli inventori e lui, invece, è arrivato da migliore senza dover chiedere permesso per entrare. L’hanno voluto, non s’ proposto. L’hanno pagato. L’Inghilterra ha cercato di annientarlo dal giorno dopo, l’ha irriso e alla fine però se ne è dovuta innamorare. Neanche in Portogallo lo adora così, oggi: in quattro anni sono stati pubblicati sei libri su di lui, sono stati girati una dozzina di documentari, è stato scavato ogni particolare e ogni dettaglio. Lord Attenborough continua a guardare e prendere appunti: non farà mai un film sul Chelsea e comunque non con gli attori che sogna. Però sta sempre lì, sabato o domenica che sia: sulla poltroncina di Stamford Bridge in direzione della panchina, dove una volta c’era José e dove oggi si siede Guus Hiddink. Mourinho ha stravolto una città e un calcio abituato poco a un allenatore protagonista. Gli inglesi hanno raccontato Sir Matt Busby, Bill Shankly, Bob Paisley, Alex Ferguson: un secolo e mezzo per ricordare quattro tecnici.
José ha ribaltato la prospettiva: il mister c’è, il mister comanda, il mister non è solo il guardiano di un gruppo. Con lui è cambiato tutto: Wenger e Benitez l’hanno criticato eppure si sono alimentati del suo modo di fare. Perché Mourinho ha dato dignità a loro nonostante le liti, ha obbligato i giornali a parlare più dei manager che dei calciatori, a ricordarsi che le squadre funzionano se si allenano, se girano, se hanno un’idea, se a un mister gli dai la gente giusta e non se cerchi l’uomo che metta insieme gente sbagliata. “Lo stile è importante, ma è come le omelette e le uova. Avete presente un’omelette? Senza uova non c’è omelette e se ci sono le uova poi c’è omelette e omelette. Dipende dalle uova. Se vai in un supermercato e trovi uova di prima, seconda e terza scelta, alcune saranno più costose di altre, ma daranno un’omelette migliore di altre. Ecco, se non puoi comprare le uova migliori, allora hai un problema”.
A Londra Mou ha dimostrato questo e pure il contrario. S’è divertito a gestire il Chelsea come il suo supermercato dove ha deciso lui quali fossero le uova di prima seconda e terza scelta. S’è trovato nel club economicamente più potente del mondo in quel momento: avrebbe potuto permettersi tutti, perché Abramovich gli avrebbe comprerebbe chiunque. No, lui i più famosi che aveva a Londra li ha cacciati: Mutu, Veron e Crespo. S’è tenuto Carvalho, Robben, Cole, Lampard, Drogba. Tutte le X e le Y, ex anonimi o quasi che con lui si sono trasformati in campioni. Chi era Frankie Lampard prima di José? Il miracolo di Chelsea è stato dimostrare che un allenatore come lui può essere contestato a priori dalla stampa o dai salotti, ma quando entra nello spogliatoio è considerato il capo. Mou è stato amato e venerato, considerato uno che sta sempre dalla parte dei giocatori. L’hanno difeso come se fosse un padre, uno zio, un fratello, un cugino. Quando accusò l’arbitro Frisk di aver complottato con Rijkaard prima della partita Chelsea-Barcellona, i suoi calciatori si misero tutti insieme a proteggerlo. Cominciò proprio Lampard, a cascata arrivarono tutti gli altri. Lui come Robin Williams ne “L’attimo fuggente”, loro tutti sulla scrivania per protesta: “Capitano mio Capitano”.
Gli unici a non essersi impressionati sono stati gli arbitri europei che contro Mourinho a un certo punto volevano indire uno sciopero. Alla fine, dopo lo show anti Barcellona, dopo gli insulti agli avversari, dopo un’inchiesta Uefa, gli diedero due giornate di squalifica. La stessa che avrebbero voluto dargli in Inghilterra, dopo la finale di coppa di Lega a Cardiff contro il Liverpool, quando per festeggiare la vittoria cominciò a sfottere i tifosi dei Reds. Arrivò la polizia per trascinarlo fuori dal campo, portarlo negli spogliatoi. A ogni bivio, gli inglesi gli rinfacciavano tutto. L’hanno censurato, criticato, attaccato. Mou dipinto come peggiore solo perché faceva quello che gli inglesi non hanno più avuto il coraggio di fare: protestare, arrabbiarsi, sfogarsi. E’ come se loro si rivedessero in lui sapendo che si erano dati un contegno solo dopo i disastri combinati negli anni Ottanta dagli Hooligans. Si sono illusi di essere migliori e lui ha tolto il loro velo di ipocrisia. L’Inghilterra è stata una conquista, è stata la consacrazione.
Ha litigato, ha parlato, ha giocato, ha vinto. “Non siete abituati a uno come me, così aperto. Uno che si comporta come ritiene giusto, che non ha paura di esprimere che cosa prova e che cosa pensa, anche se sembra scorretto. Sarebbe molto più comodo e facile per me, dire che i conti si fanno alla fine, che tutto è possibile. Così non avrei problemi. Vi direi soltanto quello che siete stati abituati a sentire sempre fino a oggi. Invece io dico che vinceremo il campionato e voi pensate che sia una commedia, una presa in giro, una mancanza di rispetto e umiltà. Ma io non cambio: se mi sarò sbagliato, me lo rinfaccerete, ma preferisco essere così. Sincero”. S’è offeso solo per la famosa storia del cane, per il quale si fece una notte in cella: la polizia bussò a casa sua a Belgravia chiedendo di poter prendere il suo Yorkshire che aveva trasgredito la quarantena imposta agli animali “stranieri” da una legge ottocentesca. Mou fece scappare il cane e fu portato dentro. Poi uscì e parlò: “Mia moglie è in Portogallo, il mio cane è in Portogallo così Londra ora è una città sicura. Il grande terrore non c’è più”.
Il bisticcio come specialità, la provocazione come obiettivo. L’Inghilterra ha maturato il Mourinho massmediatico. Il look è stato trasformato in un punto di forza sapendo che avrebbero abboccato. L’American Express per averlo come testimonial ha tirato fuori tre milioni di euro all’anno. Susannah Frankel dell’Independent ha convinto mezza Londra e poi mezza Inghilterra che vestirsi e atteggiarsi come mister Mourinho ti renda migliore: allora ci vuole il cappotto, l’orologio, le scarpe, l’abito, la camicia e la cravatta di José. Un paese abituato all’atteggiamento metrosexual di David Beckham ha riscoperto l’uomo un po’ truce e un po’ incazzoso.
“L’uomo è un feromone ambulante”, ha scritto di lui nell’era Chelsea la scrittrice Jessica Callan. “Quello che non sono mai riuscita a capire è come sua moglie abbia fatto a vincere questa lotteria. Il suo sex appeal non richiede sforzi di stile, bastano i suoi capelli sale e pepe tagliati sempre precisi e l’arroganza un po’ sbruffona. José sembra sexy persino quando cammina con il suo cagnino, maledizione. Chiunque si riferisca a se stesso come speciale fa ridere, però la stessa frase detta da lui sembra giusta, anzi sacrosanta. Mi ricordo di averlo visto accompagnare suo figlio alla prima degli Incredibili a Leicester Square: stava sorridendo e sorridendo rivelò le sue fossette. Improvvisamente, il Mourinho col ghigno era altrettanto sexy quanto quello buono e affettuoso. Ora, dopo che se ne è andato, si sente la sua mancanza: tre anni nel nostro calcio e nel nostro paese l’hanno trasformato nella celebrità numero uno. Se vogliono restituircelo, non vedo l’ora di riprenderlo”. Il pallone è più lento delle donne. Ci è arrivato lo stesso, però. La nostalgia di Mou è il fantasma che opprime i week-end del calcio inglese. Alla fine lo ha ammesso pure Alex Ferguson: “Mi piaceva vederlo in tv, sfrontato, pieno di sé, bravo. E’ stato una perdita per il nostro calcio”. Gli altri non parlano perché hanno paura. Ferguson no: è l’unico che non sente il peso dell’inferiorità.
La vita senza Mou ha reso l’Inghilterra più banale e non solo televisivamente. Ora sanno di aver perso un personaggio che rendeva il loro calcio più fico di quello che è. Mentre hanno fatto di tutto per odiarlo, si sono legati a lui quanto neanche avrebbero immaginato. L’hanno fatto con Zola e poi con José: sanno che s’alzava ogni mattina alle otto, che ci metteva 40 minuti per andare al campo di allenamento di Cobham, l’hanno visto passeggiare e giocare tranquillamente ad Hyde Park con i figli José Junior e Matilde Junior. Mamma quanto gli manca. Da quando è andato via sono comparsi gli striscioni allo stadio e non c’è un solo giornale o una sola tv che non abbia fatto la raccolta delle sue frasi celebri. Lui e se stesso, lui è il Chelsea, lui e gli avversari, lui e la famiglia, dicono di lui. Una specie di culto della personalità impossibile da ammettere negli anni in cui lui raccontava agli inglesi quanto fossero provinciali e che è diventato straordinariamente facile da accettare adesso che non c’è più.
Londra è buia, perché Scolari era burbero e pieno di sé, ma non aveva un briciolo del carisma di José. Grant, il suo vice, era più misterioso di lui, ma l’Inghilterra s’è appassionata solo per il fatto che fosse sposato con una signora che aveva bevuto la pipì in diretta televisiva. Hiddink piace, ma guarda caso solo perché gioca come José ed è un po’ guru come José. La parabola è completa: ascesa, declino, risalita. Mandarlo via con trentacinque milioni di sterline in tasca è stato l’errore più grande della Premier League. Al telefono gli opinionisti londinesi si spaventano dei paragoni che fanno. “Questa città non è più la stessa perché non c’è Mourinho. E’ una questione calcistica, ma non solo”. Ad aprire la discussione è stato un paio di mesi fa Brian Viner sull’Independent. “Sarà un caso, però nell’era Mourinho Londra è stata la capitale del calcio mondiale e contemporaneamente ha cominciato a fare una gara per diventare capitale del mondo. Se ne è andato lui e la città è in crisi”. Il credit crunch di José. L’esagerazione rappresenta lo stato d’animo, la malinconia di sapere che c’era e non c’è più.
E’ vero: Mou è arrivato a Londra nel momento più alto della storia contemporanea della città. I giornali scrivevano così: la rincorsa su New York, qual è la città più importante del pianeta? Londra è la carta velina: quanto le è piaciuto fare l’anti New York. Per dieci anni non ha fallito niente: il boom inarrestabile del mercato immobiliare, il grande affare delle Olimpiadi, la nuova immagine da città chic, la calata dei nuovi ricchi pronti a comprarsi tutto. “Il parco giochi del pianeta”, l’avevano chiamata. E tutti a raccontare il derby con l’altra parte dell’Atlantico. New York, quindi. Manhattan. Tre anni di corsa, con la City a pompare denaro e con il pallone a fare da specchio della società, con i soldi di Abramovich, quelli della Emirates che sponsorizza l’Arsenal, quelli della Bear Stearns che dominava il Tottenham, quelli di Al Fayed per il povero Fulham. Una vita a mille all’ora con José davanti a tutti. Sembrava una destinazione ovvia, una relazione simbiotica. Londra e Mou, cioè arrogante lei e arrogante lui, fica lei e fico lui, bella lei, bella lui. Lei aveva bisogno di lui e lui di lei. Adesso gli inglesi che raccontano il buio dell’anima britannica hanno paragonato il pallone a Canary Wharf. Si spengono le luci, si abbassa il volume.
Il momento è il tramonto: la gente esce dagli uffici e va a farsi una birra. Andava, cioè. “Il giorno del crollo di Lehman Brothers è cambiato tutto”. Per il mondo del pallone il giorno in cui se ne è andato José è stato lo stesso, però se ne sono accorti adesso che torna da avversario amico. Viner ha aperto un’autostrada: da un mese e mezzo ogni opinionista che racconti il calcio inglese dice la stessa cosa, che lasciar andare Mourinho ha cambiato il calcio in peggio. Malinconia. “Non ci pensavamo allora. Ci sentivamo più bravi degli altri. Migliori dell’Italia, della Spagna, della Germania. E ora? Ora niente. Ora è il rimpianto e forse il destino. E’ finita. Hanno contato quante volte i giornali scrissero il tre giugno 2004 questa frase su di lui: “E’ una boccata di aria fresca in un mondo senza niente da dire”. Sono passati quattro anni e mezzo, sono arrivati 22 allenatori nuovi. Inglesi e stranieri. In tutto la stessa frase è stata scritta una sola volta.
Caro mister, in società ci sono molte cose che le tengono nascoste. Queste
Il Primo blocco stradale organizzato dai mungitori portoghesi per difendere il prezzo del latte fu organizzato dal trisnonno dell’allenatore dell’Inter. Marciarono da Lisbona fino a Parma per bloccare la via Emilia. Siccome il traffico nel 1903 non esisteva la manifestazione fallì. Riuscirono però a fermare la carrozza di Giuseppe Verdi che bloccato dai Cobas del latte portoghesi, arrivò alla Scala quando era già finito il II Atto di Rigoletto.
Per quel che mi riguarda devo ringraziare Mourinho, in quanto faccio il custode alla villetta di Balotelli a Gallarate. Se il Mister avesse deciso a gennaio di cedere Balotelli al Livorno, sarei stato licenziato dalla nuova proprietaria della villetta (era già d’accordo Fiona May) che la comprava per 11.500 euro. Senza serramenti, ma con pannelli solari che sono andati un mese poi li ho smontati e li ho venduti al campo nomadi. Balotelli non si è accorto di niente.
Una volta alla settimana vado anche a fare le pulizie nella villetta di Mourinho. Egli abita a Milano nella casa che fu di Mario Capanna, sono 1.800 mq su 3 piani. Tutti i giorni suonano alla porta dei delegati di tutta Italia dei vari Inter club e lasciano per Mourinho cestini con dentro salumi – mostarda – caffè – coppe – cotechino.
Mourinho mi ha detto di dare tutto alla mensa dei poveri che c’è davanti alla sua casa. Io siccome sono già povero per mio conto li tengo per me. Mourinho ha capito che imbosco la merce ma per non offendermi non dice niente. Secondo me è troppo buono con i suoi dipendenti tanto infatti gli dai un dito si prendono il braccio, una per tutti è la governante della casa che ieri ha tirato giù tutte le tende e le ha vendute all’ex presidente del Perugia Gaucci. Cosa ne fa lo sa appena lui, sono circa 2.000 mq di tende le aveva fatte mettere giù Mario Capanna quando aveva occupato lo stabilimento tessile della FACIS a Monza.
Adesso Mourinho è senza tende e quando fa la doccia la sua vicina lo vede e potrebbe anche chiederlo in sposo.
Da una verifica Inps alle sedi del Chelsea e del Benfica risulta che il lavoratore Mourinho ha “giù” solo cinque bollini Inps. Se anche il presidente Moratti si dimentica di versargli i bollini non è da escludere che il mister interista si trovi nel 2040 senza pensione. Ieri non trovandolo in casa per l’ennesima volta due tecnici dell’Enel gli hanno piombato il contatore. I due tecnici dell’Enel sono stati rinviati a giudizio, in quanto hanno agito in modo arbitrario. Mourinho ha sempre pagato tutte le bollette, ma loro siccome volevano un autografo e lui non c’è mai in casa hanno fatto quella cazzata lì, subito si sono pentiti e l’Enel li ha integrati in servizio.
Una donna anziana di Rogoredo, si è lamentata con l’allenatore dell’Inter perché non fa giocare suo nipote.
L’incontro è avvenuto al mercato rionale. Mourinho è stato gentile e cortese con la signora. Il problema è che la signora aveva scambiato Mourinho per Walter Zenga che in effetti quando allenava il Brera calcio non faceva mai giocare suo nipote che allora era Cassano. Adesso dopo il mitico gol fatto all’Inter a Bari l’ha ripudiato e ha adottato come nipote Di Vaio. Lui ha detto: per adesso no! Questa notizia nessuno ha avuto il coraggio di comunicarla a Mourinho in 8 mesi di Inter. Lo faccio a malincuore.
Mister, lei sa che il sindaco di Kyoto è incazzato nero con le società di calcio Milan-Inter in quanto ogni mese spendono 400.000 euro per rimettere l’erba sul campo. Siccome l’erba è la cosa che cresce in modo naturale senza tanti accorpamenti, il problema di S. Siro è che per i quattro mondiali di calcio del 1990 la FIFA obbligava a coprire tutti gli stadi coinvolti alla coppa Rimet. Stiamo raccogliendo le firme noi del quotidiano il Foglio per far togliere la copertura del III anello di S. Siro, anzi far togliere il III anello (che poi uno spettatore non vede niente), lei ci sta? Se raggiungiamo le 500.000 firme e la Corte costituzionale non lo dichiara non legittimo, a maggio raccogliamo le firme per tirar via anche il II anello di S. Siro. I vecchi “distinti”.
Torna a quando è stato costruito: capienza 800 posti tutti in piedi. La putrella che tiene il III anello come lei sa è la putrella più lunga del mondo.
E’ favorevole a tagliarla in 5 parti, fonderla e darla in beneficenza? Piero Angela non vuole. E’ al corrente che l’Inter mandò via Roberto Carlos, perché si era innamorato di Emanuela Foliero? E’ al corrente che Pirlo è ancora dell’ Inter fino al 2020?
Mister in società le tengono nascoste molte cose.
La prima è questa: la civica arena (dove giocava l’Inter negli anni Trenta) perché ha l’erba più bella di S. Siro e ci giocano su gli amatori? Lei è al corrente che l’Inter ha 129 milioni di tifosi così ripartiti: 30 milioni in Italia (20 milioni in Basilicata), 100 milioni in Russia e Cuba? Mister, è al corrente che la società Inter è contro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina?
I soldi destinati per questo i tifosi come me infatti vorrebbero fossero spesi per comprare Buffon, Camoranesi, Gilardino, Frey e Mutu. Un’ultima cosa mister: sono interista da quando avevo 42 anni, oggi ne ho 47, prima tenevo la Juventus. Ma le sembra giusto che nel giro di una stagione un calciatore come Aldo Serena negli anni Novanta ha indossato la maglia di Torino, Juve, Inter, Milan in uno stesso campionato?
Modello Mourinho
“A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l’onestà intellettuale”. Sono le parole di José Mourinho, il mister nerazzurro che imperversa su televisioni e giornali. E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Mourinho sta segnando il costume sportivo e non solo, riesce ad essere al centro della notizia, a dettarne i tempi e i ritmi. Sta sul palcoscenico; ma con l’aria di saperla più lunga; ha dato un’accelerazione al linguaggio dei media sportivi. Commenti sul tecnico dell’Inter arrivano da più parti, Maurizio Crippa su Il Foglio ha scritto che Mourinho sta facendo al calcio quello che John Mc Enroe e Margareth Thatcher fecero al tennis e alla Gran Bretagna negli anni Ottanta, ovvero «terremotare un intero establishment”. “Ormai è chiaro che non abbiamo davanti soltanto un allenatore” evidenzia Edmondo Berselli su La Repubblica.
I maestri di Mou
Tra Robson e Van Gaal, ecco da chi ha imparato a essere il mister che “ha ragione perché dà le ragioni”
Senza quei due non sarebbe Mou. Lo ha sempre detto anche lui. Quando tornò in Portogallo la seconda volta, questa volta per allenare davvero, era un altro allenatore e un altro uomo. Bobby Robson e Louis Van Gaal non sono due qualunque, il primo è un monumento internazionale del calcio inglese, il secondo ha vinto tutto appena quarantenne alla guida dell’Ajax. Due concezioni del lavoro e del gioco così differenti da avere trovato una sintesi solo nel calcio di chi li ha studiati da vicino per anni, cominciando come interprete di Robson al Porto e finendo come vice di Van Gaal al Barcellona.
Come si legge nella biografia dello Special One scritta da Luís Lourenço (“Mourinho”, Mondadori), del mister inglese Mou diceva che era “un uomo che viveva e respirava il campo di gioco”. Robson allenava sul campo, il suo vice portoghese seguiva programmazione e preparazione. Louis Van Gaal era l’opposto: preparazione metodica e pianificata fino al più piccolo dettaglio, che al lavoro sul campo ci pensassero gli assistenti. Mourinho guardava, studiava, capiva, prendeva appunti e metteva in pratica. Poi migliorò il gioco di Robson con l’organizzazione e l’organizzazione di Van Gaal con il gioco: “A Bobby Robson non interessa studiare, redere sistematico o pragrammare l’allenamento – raccontava Mou – Lui è un uomo di campo, e si concentra principalmente sulla parte finale, il gol. Quello è il suo centro di interesse. In questo caso ho cercato di fare un passo indietro: pur mantenendo la priorità dell’attacco ho cercato di organizzarlo meglio, e questa organizzazione deriva dalla difesa. Con Van Gaal il lavoro era già tutto definito. A me e agli altri preparatori restava solo l’allenamento sul campo. Perciò il mio lavoro migliorò notevolmente in qualità perché con Robson non facevo molta pratica sul campo”.
Poi ci sono i giocatori. Mourinho non ha mai sopportato la storia per cui “il mister ha sempre ragione” a priori. Mourinho ha ragione perché dà le ragioni di quello che dice. Lo chiama “scoperta guidata”, ed è un vero e proprio metodo educativo: “Non puoi fare a meno di imparare – dice lo Special One nella sua biografia – quando alleni giocatori di quel calibro impari anche sulle relazioni umane. Calciatori di quel livello non accettano ciò che gli si dice solo per l’autorità della persona che parla. Dobbiamo mostrare loro di avere ragione. Il rapporto che ho avuto con loro mi ha insegnato una delle mie numerose virtù come allenatore”. Non c’è un “trasmettitore” e un “ricevitore” nel metodo educativo mourinhano, non nel senso classico dei termini, almeno: “Io lo definisco ‘scoperta guidata’: sono loro a scoprirlo grazie ai miei suggerimenti. Costruisco situazioni d’allenamento che li mettono su una certa strada. Loro cominciano a intuirlo, così ne parliamo, discutiamo e giungiamo a una conclusione. Ma perché funzioni i calciatori che alleno devono avere le proprie opinioni”. Poi, tutto quello che nasce da questa educazione della squadra, José lo annota sulla “Bibbia”. Nessun pizzino alla Provenzano, la Bibbia è il volume in cui da più di vent’anni Mourinho annota tutto quello che impara, scopre, inventa, crea.
Cominciò proprio con Bobby Robson, quando il Porto assunse quell’ex difensore centrale troppo molle e troppo scarso per sfondare nel calcio come interprete dall’inglese al portoghese. Forse casuale, certamente studiato dall’inizio: Mourinho a quindici anni aveva detto che da grande avrebbe fatto l’allenatore. Così l’allenatore che pochi anni prima aveva portato l’Inghilterra alle semifinali del Mondiale giocato in Italia, si ritrovò questo giovane traduttore che prendeva appunti di ogni sua mossa, parola, tattica. Più che una questione di fortuna-fai-da-te, la storia di Mourinho spiega bene che per realizzare il proprio desiderio c’è bisogno di qualcuno da guardare, un maestro da seguire. Mourinho sapeva bene che per diventare il numero uno bisognava studiare da numero due, sbirciare alle spalle di chi (momentaneamente) è davanti. Lo ha fatto ed è diventato il numero uno.
Poi c’è la famiglia, che se si vuole è un maestro in più. La moglie, Tami, c’è da sempre. Fidanzati da quando erano adolescenti, hanno due figli. Dice che “la cosa più importante per me è la mia famiglia ed essere un buon padre”. C’è da credergli. Al fischio d’inizio di ogni partita ha sempre baciato la foto dei suoi figli. Non è superstizione. Se sia superstizioso glielo hanno però chiesto, appena arrivato in Italia, quando in panchina si è fatto un segno della croce. “No – ha risposto – sono solo cattolico”.
«Stiamo diventando tutti interisti. L’unica cosa vera è che in questo brodo mieloso si è inserito un elemento bello e spavaldo. Ci piace questo di Mourinho. Quindi che Dio lo benedica e ce lo preservi. Che meraviglia assistere finalmente a monologhi sul calcio di elevato valore letterario. Che bello sentire un allenatore che parla quella splendida lingua, che tira fuori “manipolazione intellettuale”… Praticamente ha messo in piedi una piccola ma significativa letteratura aforistica sul calcio. E noi celebriamo questo fenomeno».
E adesso sciacquiamoci le orecchie:
www.ilfoglio.it/soloqui/1971
3 marzo 2009
Oggi in conferenza stampa: “No alla manipolazione intellettuale” - Guarda il video
Così Mou è diventato l’allenatore con lo spin doctor incorporato
Lezioni in mourinhismo. Come ribaltare al microfono il verdetto del campo e fare in modo che nessuno se ne accorga
Siccome neanche Luciano Spalletti è un pirla, domenica sera, dopo Inter-Roma, saltava da una rete televisiva all’altra smoccolando che “qui ci prendono anche per il culo”, e che bisognerebbe vietare ai tesserati di parlare degli arbitri, perché altrimenti finisce che “chi non attacca l’arbitro fa la figura del coglione”. Il mister di Certaldo è filosofo pure lui, e anche se non lo dice lo pensa: bisognerebbe vietare all’allenatore avversario anche di parlare della tua squadra, altrimenti finisce che i giornalisti prendono per buone le sue, di opinioni, e a te non rimane che fare un’altra volta la figura del coglione. Perché se in campo la Roma di Spalletti ha giocato meglio, il dopopartita di Inter-Roma è stata l’apoteosi di José Mourinho. Una specie di seminario universitario su come si comunica con i media e di quali vantaggi si possano trarre da strategie di comunicazione ben studiate e spregiudicate ai limiti della manipolazione. O della circonvenzione di incapace.
L’Inter ha giocato peggio e si è guadagnata un rigore dubbio. Cronisti e commentatori avevano l’acquolina in bocca, pronti ad azzannare il portoghese. E Mourinho che fa? “L’arbitro? Male come noi, nel terzo gol della Roma c’era fallo sul povero Cambiasso, che ha troppo fair-play per lamentarsi”. E anche: “Maluccio noi, ma la Roma è stata peggio: se avesse giocato bene avrebbe stravinto questa partita”. Risultato: a parte Giampiero Mughini, che nella notte dell’informazione sportiva è l’unico che tiene il lume della ragione acceso, tutti gli altri, da Sky a Mediaset, dalla Rai ai colleghi della carta stampata, hanno abboccato al sofisma capzioso del filosofo portoghese. L’incazzatura di Spalletti è caduta dal dibattito, così come la brutta partita dell’Inter. Si parlava del fallo su Cambiasso e di quanto avesse sprecato l’occasione la Roma. Ribaltare una situazione difficile e trasformare la debolezza in un’arma a proprio vantaggio è un’arte. Come nascondere i fatti se non stanno dalla propria parte e indurre gli interlocutori a guardare le cose, quantomeno, da un altro punto di vista: il tuo.
Quando era al Chelsea, Mou faceva impazzire la stampa inglese perché trattava esattamente come per decenni l’aveva trattata Tony Blair: con l’abilità di uno spin doctor nato. Ora che è in Italia, fa la stessa cosa, ma non tutti si sono ancora abituati e masticano amaro. Persino un giornale dell’opposizione, qualche tempo fa, ha dovuto rosicare: “Mourinho è antipatico. Per definizione. Perché guadagna troppo, perché è arrivato a bordo della sua tracotanza. Perché è figo. Perché sa usare i mass media come nessun altro. Forse solo come Silvio Berlusconi. E come Berlusconi sa far girare i riflettori a proprio piacimento”. In verità il sacro tabù, il parallelo tra José Mourinho e Silvio Berlusconi, quasi nessuno ha avuto finora il coraggio di violarlo. E non solo per rispetto del Milan. E’ che una spassionata analisi dei loro modelli comunicativi costringerebbe più d’uno a fare marcia indietro su certi radicati pregiudizi: Mourinho non è un genio del Male, un persuasore occulto, è soltanto uno che trova molto noioso un certo modo di fare il giornalismo. Anche perché, come aveva detto appena arrivato in Italia, “studio l’italiano cinque ore al giorno da molti mesi per riuscire a comunicare con giocatori, giornalisti e tifosi”, e dunque pretenderebbe dagli altri un minimo di senso delle cose e di rapidità di reazione in più.
Ad esempio, la conferenza stampa prima del derby di febbraio. Prima domanda di un cronista. “Maicon giocherà dal primo minuto?”. Prima risposta: “Ho una proposta per voi: io vi dico la squadra, formazione, modulo, tutto. Così finiamo e andiamo a tutti a casa”. Risatine inebetite dei cronisti. “Perché se le domande sono queste, andiamo a casa prima a mangiare, abbiamo più tempo libero. Sì o no?”. Dalle risatine ai mugugni. “Tre minuti per decidere, votate. Non è un problema; o decida il più anziano”. Del resto Aldo Grasso l’aveva già capito mesi fa: “Ma dove sono finiti i giornalisti sportivi?”, s’era chiesto: “Mourinho è uno che ha capito subito come funzionano i media in Italia: da questo punto di vista è special one”.
“Sul rigore di Balotelli c’è stato un lavoro di manipolazione dell’opinione pubblica. Così non si è parlato di Roma e Milan che non vinceranno nulla e della Juve che ha conquistato tanti punti con gli errori arbitrali”
GRANDE MOURINHO!!!
L’arca di José/3
E’ come Frank Zappa, un genio
E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Si può dire tutto quello che si vuole sull’allenatore dell’Inter, ma alla fine c’è solo una domanda a cui rispondere. Perché è così fico questo Mourinho?
José Mourinho con gli indossatori di scudetti altrui non c’entra nulla. Non potrebbero essere più diversi. E non solo perché l’allenatore col cappotto al contrario del precedente allenatore con sciarpa i tornei è abituato a vincerli sul campo e contro veri avversari che giocano a calcio. Non c’entrano nulla perché sono due categorie umane tra le più lontane tra quelle presenti in natura. Dico, ma avete presente la lagna interista di Beppe Severgnini, il fighettismo intellò di Michele Serra e lo zapaterismo politico della tribuna vip di San Siro? La cialtroneria guascona di Mourinho è tutt’altra cosa, certamente più a suo agio con il pane e salame di Luciano Moggi che a una colazione di lavoro con i poteri forti del salotto buono della finanza.
La verità è che non esiste un essere umano più antropologicamente juventino di Mourinho, e non lo dico soltanto perché l’allenatore portoghese è autore di indimenticabili brocardi da scolpire nel marmo degli edifici pubblici come quello che, indirizzato ai suoi indossatori di scudetti altrui, recita: “Il primo scudetto lo avete vinto in segreteria, il secondo perché non c’era nessuno, il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra di…”. No, non è per quel meraviglioso “in segreteria” che non vuol dire niente ma fa intendere tutto che nell’eterno dilemma se Mourinho sia un genio o un bluff sostengo con convinzione la tesi della sua grandezza intellettuale.
Intanto, non sono precisamente d’accordo con la tesi mourinhana sulle cosiddette vittorie degli indossatori: per me il terzo scudetto, così come questo quarto che la squadra petrol-chic si è aggiudicata prima ancora di cominciare, sono arrivati soltanto grazie alla circonvenzione di incapace, a essere buoni, con cui è stato soffiato alla nuova Juventus il più devastante calciatore del mondo, ovvero Zlatan Ibrahimovic.
Mourinho è un genio, così come lo era Frank Zappa, un altro grande personaggio controverso su cui è rimasto sempre il dubbio che con la sua musica strampalata ci stesse prendendo tutti in giro. C’è invece chi sostiene che sia Forrest Gump, Chance il giardiniere, addirittura l’Oronzo Canà interpretato da Lino Banfi. Se grattate a fondo, sotto la certezza di chi la pensa così, di chi non capisce la grandezza di Mourinho, si scopre sempre uno di quelli convinti che il calcio sia spettacolo, che si batte per la moviola in campo, che fantastica con formazioni da figurine Panini, che parla di diagonali e ripartenze e non si capisce bene per quale motivo vuole sempre dare respiro alla manovra. Solitamente sono sostenitori di Zeman, uno che non ha mai vinto nemmeno quando allenava il Bacigalupo di Dell’Utri, altro che Moggi. Che spettacolo, però. Tanto poi c’è un arbitro cornuto con cui prendersela per giustificare la delusione di fine utopia.
Mourinho è uno serio, un allenatore che va al sodo, che sa cogliere l’essenza del calcio, esattamente come Fabio Capello, e l’essenza del calcio è vincere le partite triturando l’avversario con la classe e i muscoli. Le squadre di Mourinho sono formidabili, come quelle di Capello. E non è un caso che i due vincano ovunque giochino, specie se possono contare su Ibrahimovic. A certi livelli tutte le squadre si equivalgono e a fare la differenza molto spesso sono elementi psicologici e tattici più che quelli tecnici. Eppure c’è chi è sinceramente convinto che l’Inter di Mourinho, come la Juve di sempre, vince perché aiutata dagli arbitri a fare gol con le mani e a subire rigori soltanto nei rari tempi di crisi petrolifera. Stupidaggini. Mourinho vince intanto perché in Italia non ha avversari, ma la sua filosofia di gioco è simile a quella di Capello, cioè punta a mettere in campo una squadra che “fa cagare sotto gli avversari” (copyright del filosofo italo-argentino Mauro German Camoranesi ai tempi in cui Juventus-Inter era ancora una partita di calcio, sebbene senza storia). Guardate chi mette in campo, l’allenatore col cappotto. Pochi frizzi, nessun lazzo, ma centrocampisti marcantoni, attaccanti dal fisico bestiale e difensori carriarmati che farebbero paura anche alle ronde padane.
Mourinho, poi, è lo juventino perfetto. Un antipatico vero, arrogante, uno che non chiagne, ma che fotte tantissimo. Un genio che si lamenta degli arbitri soltanto quando hanno fischiato sfacciatamente a favore. Sarebbe l’allenatore ideale per la Juventus, se solo esistesse ancora.
L’arca di José/2
E’ il D’Alema della serie A
E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Si può dire tutto quello che si vuole sull’allenatore dell’Inter, ma alla fine c’è solo una domanda a cui rispondere. Perché è così fico questo Mourinho?
José Mourinho è razzialmente sfacciato. Ecco tutto. L’antipatia non c’entra niente, è un dato accessorio e opinabile e in fondo, dal sublime Zdenek Zeman e dall’ipocrita Fabio Capello in giù, oggi gode anche di sana e robusta letteratura calcistica. No, per spiegare il caso Mourinho bisogna scomodare i Cavalli-Sforza padre e figlio, questi due genetisti convinti assertori che le razze siano un’invenzione umana per catalogare i bovini; questi due ragionieri del Dna persuasi che l’unica realtà antropologica culturalmente accettabile sia il meticciato, salvo poi glissare sull’origine dei ceppi che si meticciano.
Mourinho sarebbe appunto la fortuna dei Cavalli-Sforza, in quanto meticcio di altissimo rango proveniente da terra di frontiera (Portogallo) e in quanto platealmente dotato di una faccia bronzea che va al di là dell’incarnato. Nervoso al limite dell’insofferenza, incomparabilmente sicuro della propria bravura, dispettoso e provocatorio come una gomitata in area di rigore quando l’arbitro sta guardando dall’altra parte, Mourinho è il più fedele interprete del calcio nell’epoca della sua contorsione belluina. E’ un complimento che si rivolge volentieri all’unico allenatore capace di far saltare i nervi al rotondo Carlo Ancelotti, il quale di suo non digrignerebbe i denti neppure davanti allo specchio. Invece Mourinho ci è riuscito e quasi nessuno si ricorda con quali frasi, con quale sberleffo. Lo stesso è accaduto con l’allenatore della Juventus Claudio Ranieri e addirittura con il presidente dell’Inter Moratti che di Mourinho è il datore di lavoro. Sfacciato dunque, al limite del jemenfoutisme, ma tutt’altro che naturale. Ecco il punto: l’antipatia è un dono dello spirito. Si può nascere col mento del vile (Roberto Mancini), col mento eccessivo del tracotante (Fabio Capello), con le labbra filiformi dell’introverso (Dino Zoff), con le mani tozze e pallide del contabile (è in ogni luogo di lavoro) o con le rughe sdegnose di un re senza corona (una fortuna incontrarle). Tutto questo rientra nell’ordine dell’antipatia naturale, benevola o matrigna, e si accompagna poi con un contegno adeguato. Zeman, per dire, è un antipatico per eccellenza fin dalle righe del volto. E’ nato meravigliosamente così.
Mourinho nient’affatto, lui è il prodotto di un capolavoro studiato nelle pose, sudato in anni di teatro a bordo campo e in sala stampa. Ogni sua movenza tradisce l’arte della recitazione combinata con i successi pallonari tipici dello sgobbone, di uno che è andato a scuola e ora si gode il profitto. Anche in questo, sopra tutto per questo è perfettamente meticcio nella sua anima di attore, nella sua maschera portata sul palcoscenico e nella mescolanza dei generi che alterna nel palinsesto settimanale. Dallo sbuffo tragico per il gol mancato al dramma satiresco per le notti brave dei suoi calciatori interisti (su tutti Adriano).
Un biografo su di lui ha scritto questo: “Alle volte può sembrare che sia quel tipo di persona che non sceglie i suoi nemici e che siano i nemici a sceglierlo. Errore. Mourinho sa esattamente quali nemici ha, è stato lui a sceglierli e il trattamento differenziato che riserva loro dipende dal grado di importanza che attribuisce a ognuno”. Sembra quasi una didascalia sottostante a una foto di Massimo D’Alema, un altro meticcio mediterraneo che ha dovuto studiare una vita per uscire dalla sfiga ed entrare nel ceto degli sfacciati confusi con gli antipatici naturali (D’Alema nel suo campo è il migliore in circolazione ma se fosse davvero un antipatico non sembrerebbe mai un barbiere ripulito come invece accade quando va in televisione). Dopotutto José Mourinho è un po’ il Massimo D’Alema della serie A, con lo svantaggio di non essere romanista come lui e la stessa condanna a dover vincere qualcosa di vero facendo finta di poterne tranquillamente fare a meno.
L’arca di José/1
Chi lo odia si merita Bar Raisport
E’ insopportabile, incontenibile, un genio, un leader, sfacciato, simpatico, fenomenale. Si può dire tutto quello che si vuole sull’allenatore dell’Inter, ma alla fine c’è solo una domanda a cui rispondere. Perché è così fico questo Mourinho?
Nel modo in cui Italo Cucci (che è lo Scalfari del giornalismo pallonaro, ma più bollito, ndr) gongolava l’altra sera al bar Raisport perché l’Inter dello “Specialone” (pronunciato all’italiana, sai che ridere) aveva giocato maluccio assai contro il Manchester United sta forse l’essenza del caso Mourinho, che è problema mediatico molto più che rovello calcistico. Mourinho i giornalisti sportivi furbi lo adorano, perché farebbe notizia anche con un pallone sgonfio. Ha i tempi televisivi perfetti e fornisce pure i titoli già pronti. Gli altri lo odiano, soprattutto quelli del bar Raisport, che è l’anello meno evoluto del darwinismo televisivo italiano. Perché da quelle parti pensano ancora che lo spettacolo del calcio siano i famosi ventidue giovanotti in mutande che corrono su un prato attorno a un pallone. E che il contorno di detto rudimentale e arcaico divertimento maschile siano le baggianate di loro quattro furboni, il marito di Caterina Collovati e l’allenatore trombato. Non si sono accorti che il calcio è trasmutato in uno spettacolo globale, corre più veloce di Ibra o Ronaldo tra satelliti e banda larga, rimbalza come un pallone di free-style nei video di Youtube e sui siti dei ragazzini che studiano tattica alla PlayStation e sanno tutto sull’ultimo talento arrivato dal Ghana. Il calciospettacolo che va ben oltre se stesso, in cui il personaggio conta come la sua performance.
José Mourinho da Setúbal, invece, tutto questo lo sa. Sa fare calcio spettacolo anche senza calcio, e ha dimostrato ai giornalisti italiani come si possa fare giornalismo sportivo a prescindere da loro e dalla loro melassa consociativa. L’Inter ha giocato male? Ma “il Manchester non è il Bologna”, dice Mou alla faccia del fairplay politically correct verso il Bologna. Dice pure: “Lo 0-0 è un buon risultato, il migliore dopo la vittoria”. E i cronisti lì, a bersi senza replicare questa bibita lapalissiana che però, shakerata da Mou mentre arriccia le labbra e lampeggia gli occhi puntando misterioso fuori inquadratura, sembra gustosa come il nettare degli dèi. A sir Alex Ferguson, l’altra sera, ha regalato una bottiglia di vino “da trecento sterline” con la scritta “ci vediamo al ritorno”. E di questo si parlerà, perché questa è la notizia.
Mourinho ha già vinto a prescindere: ha segnato il costume sportivo e non solo, riesce ad essere al centro della notizia, a dettarne i tempi e i ritmi. Sta sul palcoscenico; ma con l’aria di saperla più lunga; ha dato un’accelerazione al linguaggio dei media sportivi come non si vedeva dall’avvento delle pay tv. Ha rotto qualche schema mentale e culturale profondo, un che di patriarcale che rimaneva. Come Cruijff con la sua “Orange Clockwork”: un altro per il quale non conta quello che ha fatto sul prato, ma come ha cambiato il suo mondo. Del nuovo calcio globale, Mourinho è il medium, e anche il messaggio.
E in questo, è l’allenatore perfetto per l’Inter dell’Esteta supremo, Massimo Moratti. Uno che come tutti sanno i giocatori (e forse soprattutto gli allenatori) li ha sempre scelti per l’emozione che trasmettono, prima che per quello che sanno fare. E José Mourinho è prima di ogni altra cosa un’icona: l’uomo col cappotto intellettuale portato aperto col bavero in su, l’aria da macho sofferto di un film di Patrice Chéreau. Sembra sempre appena uscito da un vernissage, più che da uno spogliatoio sudato. Quando lasciò la panchina del Chelsea, il Guardian fece l’elenco delle cinque cose che di lui più sarebbero mancate al calcio inglese: 1) il cappotto grigio di Armani, 2) i capelli, 3) il suo yorkshire terrier, 4) Le smorfie, 5) I gesti d’esultanza. Del football in sé, manco a parlarne.
Al Primo Tifoso dell’Inter è bastato per innamorarsi. E per ora gli interisti si fanno bastare il primo (e unico) miracolo compiuto da Mou: ha trovato il nuovo Facchetti. Ha preso un ragazzo della Primavera e l’ha messo in squadra, nel ruolo che nessuno era mai più riuscito a coprire, se non a intermittenza. E siccome i tifosi interisti sono dei sentimentaloni (in fondo sono tutti dei Massimo Moratti, soltanto mediamente più poveri), la commozione di rivedere in Santon il giovane Facchetti conta più del resto. Per ora, almeno. Del resto, la Champions non l’ha vinta nemmeno al Chelsea. Che differenza fa? Ha rivoluzionato il sistema televisivo, ha commosso gli interisti, che volete di più, che sia un Mago?
Piercamillo Davigo ha detto: “Abbiamo 1.200 posti vacanti per i magistrati, i vincitori sono meno dei posti messi a concorso. Dall’università esce una banda di somari e c’è una strage agli esami”. Aldo Grasso ha scritto: “Fra gli spettatori dell’ultimo Sanremo i laureati hanno superato i livelli d’istruzione più bassi”. Quindi è ufficiale: l’università pubblica, a carico del contribuente, dovrebbe produrre giudici, medici, ingegneri, agronomi, chimici, fisici, biologi, geologi, e invece evacua estimatori di Paolo Bonolis. Se qualcuno mi chiama ancora dottore gli sputo in faccia. Più volte.
Resoconto dell’intervento del Prof. G. Comi all’incontro ACeSM presso Ospedale San Raffaele - Dicembre 2008
Il Prof Comi esordisce annunciando che quello trascorso è stato un anno veramente importante per quanto riguarda la Ricerca nel campo della Sclerosi Multipla. Oggi più che mai questa affermazione è vera, dato che sono molte le novità che qui esporrà. Fondamentale è stato il contributo dato dal Centro SM del San Raffaele nell’ottenere tali successi.
Innanzitutto si vuole rispondere a una domanda che viene posta da tutti i pazienti. Chi è ammalato di Sclerosi Multipla, o ha a che fare con questa malattia, chiede sempre se questa patologia sia in aumento.
Nel 2008 sono stati eseguiti numerosi studi in merito per vedere se la SM stesse in un certo senso cambiando faccia. Da queste ricerche è emerso un fatto chiaro: negli ultimi 10 anni la patologia è aumentata del 50%. In particolare è rimasta stabile per frequenza nei maschi, mentre è nettamente aumentato il numero di donne colpite. Il classico rapporto 2 femmine affette da SM per ogni maschio con la malattia sta cambiando, e sta diventando 3 donne malate per ogni maschio con Sclerosi Multipla. In particolare ad ammalarsi di più sono le donne giovani.
La alta frequenza di questa malattia impone dunque grandi sforzi a livello generale organizzativo per fare fronte alla grande richiesta diagnostica e terapeutica e al bisogno di nuovi studi per capire meglio la malattia. Fortunatamente il sottosegretario alla Salute del presente Governo, il Prof. Ferruccio Fazio proviene dal San Raffaele ed è quindi naturalmente molto sensibile alle problematiche inerenti terapia e ricerca nell’ambito della Sclerosi Multipla.
Perché è aumentata la frequenza della SM e perché sono colpite soprattutto le donne? Probabilmente perché è cambiato lo stile di vita negli ultimi decenni. Infatti un aumento della frequenza della malattia visibile oggi riflette un aumento di frequenza che è cominciato almeno venti anni fa, perché la malattia inizia nei primi dieci anni di vita.
L’ipotesi in questo momento più credibile –ma si tratta di un’ipotesi- riguarda il miglioramento dell’igiene e della qualità di vita e l’esposizione ad eventi stressanti, che riguardano soprattutto il sesso femminile.
Al giorno d’oggi noi viviamo i primi anni di vita in una situazione ambientale molto controllata dal punto di vista igienico e abbiamo di conseguenza meno infezioni. Per il miglioramento delle condizioni igieniche e grazie all’uso degli antibiotici il nostro sistema immunitario ha vita facile nella lotta contro gli agenti infettivi, ma in questo modo non riesce ad imparare bene quali entità sono nemici del corpo e quali sono parti di esso. Il nostro sistema immunitario è in un certo senso più ignorante di quello dei nostri antenati. Vede troppi pochi nemici quando è nella fase in cui deve imparare a riconoscerli, e quindi può commettere degli errori e scambiare per avversari componenti del nostro corpo che avversari non sono.
Un altro curioso aspetto che va preso in considerazione quando si parla della diffusione della Sclerosi Multipla è la correlazione con l’esposizione al sole. La Sclerosi Multipla è molto frequente nel Nord Europa, per esempio in Svezia, in Norvegia o nel Nord dell’Inghilterra, paesi in cui l’esposizione al sole è inevitabilmente minore. Man mano invece che si prendono in considerazioni paesi più a Sud ci si accorge che la malattia diventa sempre più rara. E’ infatti molto raro trovare persone affette da SM a livello delle aree tropicali.
Sembrerebbe quindi che chi prende più sole sia meno esposto alla malattia. Tale dato potrebbe essere legato al fatto che il sole è molto importante nel metabolismo di una vitamina: la vitamina D. La vitamina D è quella sostanza che garantisce una normale struttura ossea, che evita che si diventi rachitici, che si abbia una crescita deforme delle ossa. Si sa –ce lo dicevano le nostre mamme- che chi passa molto tempo al chiuso è meno forte. Chi ha meno attività della vitamina D nel corpo a causa di una minore esposizione al sole potrebbe essere più esposto all’attacco della malattia.
A supporto di questa ipotesi quest’anno è stato pubblicato uno studio francese che ha mostrato che la Sclerosi Multipla è più frequente nel centro della Francia rispetto a quelle aree della nazione che si affacciano sull’Atlantico o sul Mediterraneo. Questo dato potrebbe correlare con l’esposizione al sole, inevitabilmente più alta nelle zone di mare.
Sono ipotesi molto suggestive, ma da confermare con ulteriori studi. Non siamo ancora certi della validità al 100% di questa teoria, tuttavia questa ipotesi è molto importante. Se si confermasse, si potrebbe infatti pensare a manipolare o modulare la vitamina D per avere meno malattia o una malattia meno aggressiva.
Oltre a dati sulla frequenza della malattia, quest’anno ha portato importanti informazioni sul perché ci si ammala.
Tutti noi abbiamo un patrimonio genetico, una biblioteca in cui è contenuta una serie di informazioni che costituiscono in un certo senso il “manuale delle istruzioni” del nostro corpo e l’insieme delle caratteristiche del nostro essere individuale. Nel patrimonio genetico di alcune persone può essere scritta una maggiore suscettibilità di quell’individuo a sviluppare la Sclerosi Multipla.
Non è infatti raro che i pazienti con Sclerosi Multipla abbiano a loro volta dei parenti ammalati di SM. Attenzione però, non si tratta di un’ereditarietà diretta. Moltissimi pazienti chiedono quale possa essere il rischio di ammalarsi per i loro figli o per i parenti. Occorre ribadire che la malattia non si trasmette. Il patrimonio genetico che si trasmette ai figli o quello che si ha in comune con i fratelli non determina la malattia, ma può determinare una predisposizione, un rischio ad ammalarsi di SM. Questo rischio però è molto basso, per esempio è sicuramente più pericoloso rischiare di avere un incidente facendo un viaggio in automobile in autostrada.
Si è infatti notato che da sola la predisposizione genetica non basta a far sviluppare la malattia. Persone che vivono in zone del mondo in cui la Sclerosi Multipla è frequente (e che quindi verosimilmente hanno geni che possono predisporre la malattia), se si trasferiscono –nei primi dieci anni di vita- in zone a bassa frequenza di SM, rischiano meno di ammalarsi.
Per comprendere come mai ci si ammala di Sclerosi Multipla occorre dunque comprendere cosa predispone alla malattia (i fattori genetici coinvolti) e cosa c’è nell’ambiente che ci circonda che fa scatenare la malattia (forse, come abbiamo detto, la quantità di sole a cui siamo esposti, forse fattori infettivi ad esempio visus che contagiano la maggior parte di noi nei primi anni di vita, ma che solo in alcuni –geneticamente predisposti- fanno scattare la SM, come la goccia che fa traboccare il vaso).
In merito a questi presunti fattori virali, un gruppo di ricercatori italiani ha creduto di aver scoperto –il Professore ne aveva parlato nell’incontro dello scorso anno- un possibile responsabile dell’inizio della malattia: il virus della cosiddetta “malattia del bacio”: la mononucleosi. Era stato osservato che, nonostante il virus contagi il 90% di noi, chi si ammala di mononucleosi più tardi ha un maggior rischio di contrarre la Sclerosi Multipla. Inoltre alcuni ricercatori avevano creduto di essere riusciti trovare proprio nel cervello di ammalati di SM (deceduti per motivi che non avevano a che fare con la SM) il virus della mononucleosi.
Gruppi di ricercatori americani (a Stanford) ed europei (a Vienna) usando altri pezzi di cervello degli stessi pazienti non sono riusciti a giungere agli stessi risultati. Forse questo virus ha a che fare con la Sclerosi Multipla, ma dopo la mancata conferma dei risultati italiani questo appare meno verosimile. Chi era presente l’anno scorso infatti può ricordare che il Prof Comi sottolineò come occorresse considerare con grande cautela i dati di coinvolgimento di un determinato virus nello sviluppo della SM; infatti ogni tanto qualche gruppo di ricercatori afferma di avere scoperto quale è il virus coinvolto, e ogni anno viene puntualmente smentito.
Al di là degli studi sui virus, quest’anno ha portato sviluppi fenomenali riguardo alla comprensione della predisposizione genetica alla base della Sclerosi Multipla.
Un consorzio di 15 centri in tutto il mondo -tra cui il Nostro Centro- ha analizzato il patrimonio genetico di oltre 10.000 malati di SM e ha individuato 2 geni tra tutti che sono coinvolti nello sviluppo della malattia.
Per capire l’immensa mole di lavoro, e la complessità del problema, occorre immaginare il nostro patrimonio genetico come -appunto- una biblioteca in cui è conservata quell’immensa enciclopedia che funge, come è già stato detto, da manuale di istruzioni del soggetto, dove sono conservate tutte le informazioni su come funzionano il corpo e la mente di quell’individuo.
Questa enciclopedia è uguale tra tutti gli individui al 99,2%. Il 99,2% delle pagine sono uguali, infatti tutti abbiamo due braccia, due occhi e più o meno lo stesso modo di comportarci, tuttavia c’è una piccola percentuale di pagine diverse. Questa piccola diversità rende ognuno di noi diverso dagli altri. Ebbene, quell’insieme di ricercatori da tutto il mondo ha scovato due geni minimamente diversi in chi ha la malattia e chi non l’ha. Dovete immaginare che è l’equivalente, nel nostro paragone, di aver scovato due parole in due pagine dell’enciclopedia che in chi è ammalato sono scritte diversamente: hanno una lettera al posto di un’altra.
Ciò che rende molto importante questa scoperta è che queste 2 piccole diversità sono –guarda caso- proprio nella parte di patrimonio genetico deputata a regolare il funzionamento del sistema immunitario. Immaginate, milioni di pagine della nostra enciclopedia, ogni pagina ha 20-30 righe, ogni riga 50-100 caratteri. Cambiano due caratteri e cambia il sistema immunitario.
Questo conferma il ruolo del sistema immunitario nella Sclerosi Multipla e apre la strada alla medicina. Se so dove è l’errore e quale è l’errore, se so quale istruzione è sbagliata, posso correggerla. Infatti una di queste alterazioni riguarda un’area del genoma su cui si sta studiando di mettere a punto una manipolazione genetica. Modificare questa pagina di istruzioni attraverso questa manipolazione e vedere che la malattia cambia sarebbe infatti una prova del nove del ruolo di quell’area del genoma è coinvolta nello svilupparsi della Sclerosi Multipla.
Recentemente si è svolto un convegno internazionale a Barcellona per far luce su una domanda che si fanno tutti i ricercatori che hanno a che fare con questa malattia: Come mai due persone affette entrambe dalla Sclerosi Multipla hanno un andamento di malattia e soprattutto due tipi di risposta alle terapie differenti?
Noi quando prescriviamo una terapia ci basiamo su risultati di studi sperimentali su molti malati. Ogni malato però è diverso e non è detto che la stessa medicina che funziona su un paziente funzioni allo stesso modo su di un altro. Lo Stato approva un medicinale se si dimostra che ha effetti positivi su una grande maggioranza di pazienti, ma questo non garantisce che darà identici benefici a tutti i pazienti.
Se però noi avessimo degli strumenti per predire una risposta alla terapia da parte del singolo paziente avremmo sotto controllo tutta la situazione. Non dovremmo giocare una complicata partita a scacchi in cui da una parte sta il consorzio tra malato e paziente e dall’altra la patologia -imprevedibile nelle sue mosse- o meglio, saremmo avvantaggiati, perché conosceremmo in anticipo le mosse dell’avversario.
La ricerca di elementi che, a priori, ci dicano quale medicina è particolarmente efficace nel singolo soggetto è una novità degli ultimi anni. Un modo nuovo di curare: si passa da una terapia di gruppo, con la scelta di un farmaco che “in media” è efficace, a una terapia individualizzata, fatta su misura, con la scelta di un farmaco che sia sicuramente efficace su quella persona.
E’ ovvio che tale modo di gestire le terapie implica una capacità molto raffinata da parte del clinico, con una capillare conoscenza di tutte le variabili in gioco.
Siamo dunque di fronte a una rivoluzione, che cambierà il modo di fare Medicina. Questo sarà però possibile solo nei secoli. In passato la Medicina era un’arte e ogni intervento era fatto grazie alla fantasia del terapeuta (questo oggi accade nelle medicina alternativa, ma senza basi scientifiche). Ora si conosce la globalità, ma occorre capire che esistono le eccezioni alla globalità, e quali sono. Occorre essere molto, molto informati su tutte le ricerche e le nuove scoperte che accadono nel Mondo Scientifico.
A questo punto il Prof. Comi vuole sottolineare alcuni contributi del Nostro Centro nel corso del 2008 alle ricerche mondiali nel campo della Sclerosi Multipla.
Per le forme progressive di Sclerosi Multipla è in corso un grosso studio, coordinato dal Dr. Martinelli-Boneschi, che ha trovato alcuni fattori genetici che sono responsabili di questa forma di SM, in cui si osserva un peggioramento impercettibile, mese dopo mese, piuttosto che –come accade nelle forme “classiche”- netti peggioramenti durante le ricadute. Il Prof Comi ha tenuto a sottolineare come per questa ricerca molti dei pazienti e dei familiari dei malati abbiano letteralmente “dato il sangue”, cioè si siano sottoposti a prelievi per queste analisi, che aiutano a capire come si sviluppi questa forma di malattia. Si è così creata in tutta Europa una rete di ricercatori e di campioni ematici, le unità di sangue venivano sottoposte ad esami diversi in diversi centri e gli studiosi andavano e venivano dai vari laboratori nel mondo per analizzare e ri-analizzare a fondo i campioni ottenuti.
Per capire come mai in alcuni casi il tessuto nervoso danneggiato dalla malattia degenera più che in altri sono stati eseguiti studi dal gruppo di analisi di Risonanza Magnetica coordinato dal Dr. Filippi. L’oggetto di queste ricerche è stato il motivo per cui si modificano le strutture cerebrali durante il danno della Sclerosi Multipla e come si sviluppa la distruzione di assoni che avviene durante questo danno e come porti a una disfunzione permanente. Inoltre questo gruppo di studio è molto attivo nel monitoraggio degli effetti delle terapie sperimentali a cui molti dei pazienti si stanno sottoponendo. Al San Raffaele alcuni avranno notato che è sorto un nuovo edificio, molto grande. Gli ultimi tre piani di questo edificio sono occupati dal nuovo Istituto di Neurologia SPErimentale e uno di questi tre piani è proprio dedicato alle analisi di Risonanza Magnetica. Qui vengono esaminate oltre 20.000 RM all’anno, per andare a vedere se e come funzionano quelle terapie al momento in studio.
Per quanto riguarda le cure della Sclerosi Multipla –l’argomento che più sta a cuore ai pazienti-, alla fine del 2008 sono emerse novità importanti e altrettanto importante sarà il primo semestre del 2009.
L’anno scorso il Professore aveva detto che erano in studio varie nuove terapie, di cui almeno 5 erano in fase 3 di sperimentazione.
Il Prof. Comi a questo punto ricorda le diverse fasi delle sperimentazioni di farmaci: 1) Dopo i consueti, utilissimi e -il professore ribadisce- irrinunciabili test sugli animali, si conduce una piccola ricerca su un ristretto numero di volontari sani –generalmente studenti- per confermare che quella medicina non faccia male. 2) Si fa uno studio su un ristretto numero di pazienti per vedere se il farmaco è efficace e se non porta problemi ai malati. 3) Si confermano i risultati di fase 2 su una grande popolazione di pazienti, non meno di 1000, per vedere se l’efficacia si mantiene in un campione che può rappresentare l’intera popolazione dei malati.
Questi farmaci in fase 3, quindi all’ultimo stadio di sperimentazione, sono terapie orali, terapie che si assumono per bocca. Questo soddisferebbe dunque il grande desiderio di molti pazienti: non dover avere più a che fare con gli aghi.
Di questi 5 studi su farmaci, 2 si sono praticamente conclusi. Al momento, di uno studio sono stati notificati i risultati al comitato di controllo (un ristretto gruppo di 5 Neurologi in tutto il mondo, di cui uno è proprio il Prof. Comi), dell’altro sono in corso le analisi, i cui risultati che dovrebbero essere comunicati a giorni (ovviamente si tratta di comunicazioni estremamente riservate perché queste notizie hanno chiare ripercussioni sull’andamento in Borsa del titolo della casa farmaceutica che patrocina la ricerca, e che obbliga i ricercatori a non avere sue azioni o interessi economici in essa, per evitare possibili interferenze con l’andamento della ricerca).
Durante l’anno comunque già si erano accumulate diverse novità che è bene che i pazienti conoscano.
Uno studio aveva confrontato direttamente i farmaci che vengono utilizzati dalla maggior parte dei pazienti con SM: Copaxone e Interferone. Da quanto emerge dalla ricerca, i due farmaci hanno in media lo stesso effetto. Se tratto 50 pazienti con un farmaco e 50 con l’altro, 30 pazienti di un gruppo e 30 dell’altro avranno benefici. Non saranno però gli stessi 30. Sono in corso ricerche per capire chi risponde a una terapia e chi all’altra, perché, come è stato detto prima, al momento non si sa bene cosa determini la risposta a una terapia.
Un ulteriore studio per valutare l’efficacia del Copaxone somministrato immediatamente dopo il primo episodio di SM ha coinvolto 150 centri in tutto il mondo. Tutti questi centri sono stati coordinati dal San Raffaele, dove i singoli dati dei soggetti che partecipavano allo studio sono stati analizzati dai medici, uno per uno. Dalla ricerca è emerso che se il paziente inizia ad assumere Copaxone immediatamente dopo il primo attacco di SM, la probabilità di avere altri attacchi si riduce del 50%. Questa riduzione è superiore a quella che si osserva se il Copaxone viene somministrato ad una persona che ha già avuto più di un unico attacco di Sclerosi Multipla. Questo conferma l’intuizione che qui al San Raffaele –per primi nel mondo- già abbiamo avuto tempo fa: cioè che la terapia è tanto più efficace quanto prima la si inizia. Questo dato è ora un assioma, e adesso tutti gli esperti di SM al mondo si sono convinti, o meglio, sono stati convinti.
Questi dati sulla maggiore efficacia del Copaxone se somministrato dopo il primo episodio di Sclerosi Multipla sono in pubblicazione in questi giorni su Lancet, una delle riviste mediche più importanti al mondo.
A questo punto, il Prof. Comi va a sciogliere il mistero sui risultati delle ricerche sulle nuove terapie della Sclerosi Multipla.
I dati disponibili da pochi giorni riguardano uno studio di comparazione tra un nuovo farmaco e Avonex, un farmaco già noto per la sua efficacia. In questo caso dunque chi partecipava alla ricerca assumeva comunque una terapia attiva: aveva il 50% di possibilità di prendere Avonex e il 50% di fare il farmaco nuovo, per via orale. Le persone in terapia con questa nuova medicina, per bocca, durante il periodo di assunzione hanno avuto il 52% di attacchi in meno rispetto a quelli in terapia con Avonex. Già si sapeva che Avonex riduce il numero di ricadute del 18%. Questo significa che la nuova medicina riduce gli attacchi del 52 + 18 %, cioè garantisce un 70% in meno di attacchi di SM. E’ un risultato estremamente positivo. Il farmaco in questione si chiama Fingolimod, ed era già stato citato l’anno scorso. Si tratta di una terapia che fa in modo che i globuli bianchi, che sono tra i responsabili della malattia, quando passano nei linfonodi, vi si trattengano, e non proseguano in circolo per il corpo. Si comportano come un esercito che resta confinato nelle caserme. L’importante però è che, in caso di necessità, i globuli bianchi possono uscire dai linfonodi e andare a combattere, dove serve, la battaglia contro virus e batteri. La medicina funziona con un meccanismo molto delicato, non esente purtroppo da qualche rischio. Perciò sarà importante considerarne l’utilizzo nel singolo paziente, in rapporto alle caratteristiche della malattia. Ora però è certo che è una terapia che funziona.
A giorni saranno disponibili dati relativi ad un’altra medicina. E’ una terapia vecchia, inizialmente somministrata in iniezioni, intramuscolo o sottocutanee, ora trasformata, e resa disponibile per bocca. E’un farmaco in un certo senso magico, dato che non lo si assume per sempre, ma si prende in blocchi di qualche giorno, ad intervalli regolari. In questo modo si può arrivare a dimenticarsi della terapia.
Abbiamo dunque conosciuto negli ultimi anni dei cambiamenti fondamentali. Siamo partiti anni fa solo con l’Interferone. Poi è arrivato il Copaxone. Poi qualche anno fa è stato disponibile il Tysabri. Ora è in arrivo il Fingolimod, per cui tra un anno - un anno e mezzo sarà possibile la commercializzazione. Il Professore tiene a ricordare che anche questo è stato possibile grazie al centro SM del San Raffaele, infatti la prima paziente al mondo ad avere provato il Fingolimod era una paziente proprio del Nostro Centro.
Oltre a tutti questi farmaci sono comunque ancora disponibili anche Ciclofosfamide e Novantrone, in particolare i ricercatori del San Raffaele hanno rivisto, nel 2008, tutti i dati relativi all’utilizzo di Novantrone. Negli anni al Nostro Centro sono stati trattati con questa terapia più di 800 pazienti, il che fa del San Raffaele il centro con la maggior esperienza al mondo. Dall’analisi dei risultati emerge che questa medicina riduce del 70-80% la frequenza di attacchi, ma che purtroppo è potenzialmente dannosa.
Sappiamo che c’è una variabilità della risposta alla terapia, ma anche c’è un vasto spettro di possibili cure davanti a noi. Occorre, per ogni paziente, considerare i vantaggi e rischi di una medicina. Non basta dire che un farmaco funziona per sceglierlo, occorre anche tener conto dei possibili pericoli. Un medico bugiardo infatti viene infallibilmente smascherato quando dice che la terapia che propone è priva di effetti collaterali. Neanche l’acqua è senza effetti collaterali. Ogni terapia potenzialmente può dare problemi: è il rapporto tra effetti positivi ed effetti negativi che orienta nella scelta della giusta cura.
Il Professore l’anno scorso aveva detto che il cervello ha caratteristiche inaspettate, è in continua evoluzione –questo, per esempio è uno dei motivi per cui si cambia idea- non si ha mai lo stesso cervello, il cervello cambia e noi cambiamo. Quello che è certo è che questi cambiamenti consentono di rimpiazzare le parti cerebrali colpite da attacchi di malattia. Al San Raffaele la Dott.ssa Mara Rocca (attraverso la RM funzionale) e la Dott.ssa Letizia Leocani (attraverso studi sul sistema motorio e sul sistema cognitivo) hanno dimostrato che nella Sclerosi Multipla ci si difende meglio da un attacco se dopo l’attacco si capisce dove si è sviluppato il danno e si imposta una fisioterapia mirata. Su questo si basa la medicina del recupero.
In passato si sceglievano cure per limitare i danni e al massimo per adattarsi a quello che si aveva perso; ora non solo ci si adatta al meglio alla sfortuna, ma anche si recupera al massimo possibile una funzione dopo la sua perdita per un attacco di SM.
Al San Raffaele anche la fisioterapia viene impostata secondo i dettami della ricerca.
Un’ulteriore novità riguarda le forme progressive di Sclerosi Multipla. Per la prima volta si parla di un farmaco per queste forme di malattia.
Si tratta di una terapia in fase di sperimentazione. E’ lo stesso farmaco che è risultato così efficace nei pazienti che hanno la forma a ricadute: il Fingolimod. Il Fingolimod si accumula nel cervello e lì stimola il tessuto nervoso e potenzia i meccanismi di recupero del sistema nervoso dopo il danno infiammatorio della SM. Il protocollo di studio è appena iniziato e il Prof. Comi segnala che se qualcuno dei presenti pensasse di poter e di voler partecipare a questa ricerca, perché affetto da una forma progressiva di malattia, può contattare i medici del Centro.
Comi prosegue nel suo intervento sottolineando come si facciano ricerche anche su come affrontare i problemi che in molti pazienti la malattia ha già creato: dolore, spasticità, tremore, problemi di memoria, nervosismo, difficoltà di concentrazione… Anche su terapie che leniscano questi sintomi ci sono studi in corso.
Uno studio è stato coordinato dal Nostro Centro per valutare l’efficacia delle beta-endorfine (una specie di morfina, prodotta naturalmente dal nostro cervello per modulare, per alleviare la sofferenza nei momenti brutti e tristi della vita) su dolore, rigidità e alterazioni del tono dell’umore in pazienti con SM. Si tratta di uno studio preliminare, il primo al mondo, e ha mostrato che dolore e spasticità sono migliorati. E’ in studio ora una sperimentazione più ampia, con circa 300 malati, in collaborazione con centri di Londra e Barcellona che speriamo confermi questi risultati.
Esistono già sostanze che riducono le ripercussioni negative di alcuni sintomi sulla vita del paziente. Uno di questi è il tetraidrocannabinolo, un derivato della marijuana, si chiama Sativex ed è già disponibile in alcuni paesi dell’Unione Europea. Stiamo verificando, in particolare se ne sta occupando il Dr. Rossi, l’effetto di questa terapia in pazienti con forme croniche progressive di Sclerosi Multipla.
Il Dr. Colombo invece si sta occupando dei problemi di cefalea, un disturbo che spesso interessa i pazienti con SM, e in merito ha appena pubblicato uno studio.
Il Professor Comi tocca ora l’ultimo punto del suo intervento, un argomento che sta a cuore a tutti i presenti: la terapia cellulare della SM: a che punto si è?
Si sono superate tutte le tappe dell’iter sperimentale sugli animali, inclusi i test sulle scimmie, l’animale più simile all’uomo. Le cellule staminali vengono iniettate nel sangue o direttamente nel Sistema Nervoso attraverso una procedura simile alla puntura lombare. Una volta entrate nel Sistema Nervoso queste cellule possono spegnere i focolai di infiammazione. Dal sangue vengono attratte dove è presente l’infiammazione, esattamente come vi sono attratti gli aggressori, ma queste cellule esplicano un ruolo analogo a quello dei pompieri che spruzzano acqua sul fuoco. Le cellule staminali nel sito di infiammazione infatti liberano una serie di sostanze anti-infiammatorie e una volta risolto l’incendio si stabiliscono sul sito, come dei guardiani che prevengono eventuali riprese del fuoco.
Per questa cura, ancora più che per altre, occorre essere certi che non vengano prodotti effetti negativi. Spesso si legge di gruppi che già ora iniettano cellule che definiscono staminali. Ciò è deprecabile. Non si può esporre una persona a un intervento di questo genere, senza sapere se potenzialmente si stanno causando danni al paziente. Il centro del San Raffaele è uno dei due cha ha avuto l’autorizzazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità a svolgere questa terapia, e nel corso del prossimo anno verranno iniettati i primi pazienti, nel contesto di uno studio solo di sicurezza, per confermare i dati iniziali che ci dicono che la terapia non dovrebbe causare problemi gravi. Successivamente si aumenterà la dose e si vedranno gli effetti, ma questo richiederà tempo.
Il Professore conclude il suo intervento –un ritratto globale di quello che è stato fatto quest’anno- ribadendo che questi lavori sono opera di un gruppo di più di 100 persone.
Si tratta di persone fragili, che vivono della simbiosi tra i loro risultati e le loro idee. Sono professionisti pagati male, ma il gap economico è colmato dal fatto che con i loro studi possono cambiare la vita delle persone affette da questa malattia. Tutti loro vivono dell’apprezzamento e dell’applauso dei malati e dei loro familiari.
Il prof Comi conclude l’incontro annunciando la creazione di una novità assoluta dal punto di vista economico: la nascita di una società per l’investimento etico. In pratica i fondi investiti nell’INSPE (l’Istituto di Neurologia SPErimentale) possono fruttare un utile agli investitori, nel caso di produzione di brevetti o farmaci efficaci e commercializzabili.
LA CGIL: “AUMENTARE LE TASSE A CHI GUADAGNA PIU’ DI 150 MILA EURO L’ANNO PER TROVARE FONDI CONTRO LA CRISI”. SIETE D’ACCORDO?
Sì: 88%
No: 12%
ADRIANO STANKOVIC GOOOL! E LA CAPOLISTA SE NE VA! NON CE N’E’ PER NESSUNO!!
SALUTI DA PAOLO DI ANCONA
Inter, è la fuga decisiva?
Si 73.8%
No 25.8%
L’Inter vince il derby con il Milan, la Juve pareggia: nerazzurri avanti di 9 punti. Campionato chiuso?
Sì 74.1%
No 25.9%
“Eluana non pensa, quindi non vive”
Così si giustificano eutanasia e aborto
| 07/02/2009 |
Eluana mette in crisi lo Stato, Eluana mette in crisi le coscienze. Ora Eluana fa riflettere anche sull’aborto. Perché quando si può definire tale, la vita? Eluana è viva o morta? Per la scienza si esiste quando si pensa, senza coscienza non c’è uomo. Per chi è cattolico la vita è qualsiasi cosa abbia un battito. Dalla morte il discorso si allarga alla nascita: se eluana è “morta”, o non viva, allora è altrettanto non vivo il feto nel grembo di una madre: vitale, ma senza pensiero, legato a un cordone ombelicale, totalmente dipendente, non in grado di alimentarsi in maniera autonoma. Quindi se non è omicidio quello di Eluana, non lo è nemmeno praticare l’aborto. Lo dice lo psichiatra Massimo Fagioli, l’ispiratore della cultura di sinistra: “Il caso di Eluana è la conferma esattissima della teoria della nascita, di un lavoro, mio e di altri, di 30 e 50 anni, per cui la ‘vita umana’ inizia alla nascita quando si forma, dal substrato biologico, il pensiero che è immagine indefinita, e quindi senza pensiero non c’e’ vita umana: quella di Eluana, un cadavere tenuto in vita artificialmente, non è vita umana e non è omicidio sospendere idratazione e nutrizione, come non è omicidio l’aborto”. Ancora: “Non è un caso che chi lo nega sia la destra e la religione”. Siamo pronti dunque ad accettare questa concezione della vita come “valida solo se dotata di autonomia e pensiero”? Siamo pronti ad assumercene tutte le conseguenze e le implicazioni del caso? Ripensiamoci tutti: che cos’è la vita? Eluana è viva o morta?
Ciao, Eluana.
La quiete prima della tempesta
Non ha segreti, per me, quel presepe ora scomposto sotto i riflettori
Ho letto, sul Foglio, il buon articolo di Giulio Meotti su ciò che circonda il letto di Eluana, a Udine. Mi ha sorpreso la sua conoscenza del quadro politico, umano e civile: la sorpresa di chi è cresciuto in un angolo d’Italia poco conosciuto, e spesso descritto per luoghi comuni, e si vede improvvisamente ritratto con fedeltà, senza sconti, pregiudizi, e luoghi comuni. Voglio aggiungere poche cose, e poco utili. Non mi sarei mai voluto occupare di Eluana. Toccasse a me, di essere steso su quel letto, vorrei che i sondini venissero staccati, con l’arroganza di chi pensa che la sua vita è solo sua. Mi toccasse di avere un mio caro, su quel letto, non saprei cosa fare, anche se fossi depositario di una volontà testamentaria. E allora mi limito a lamentare l’irrilevante fatto che tutto avvenga sotto casa mia, ed è la sola cosa, ininfluente, che voglio aggiungere.
La Quiete è, da quando ero bambino, l’ospizio dei vecchi, una specie di cimitero degli elefanti, diventato un modo di dire: si dice “finire in viale Firenze” per dire finire al cimitero, e “finire alla Quiete” per dire finire in solitudine i propri giorni. Di fronte a quella che adesso è una clinica – ospizio suona male, adesso – c’è il comando della Brigata alpina Julia, il cui comandante adesso sta ad Herat, con i suoi dell’Ottavo alpini. Alle spalle della clinica, in borgo Pracchiuso, c’era l’ultima sede di Lotta Continua, quella in cui fummo sorpresi la sera del 6 maggio del 1976, quando pensammo sulle prime, al boato, a un attentato fascista – eravamo, con qualche fondatezza, maniaci – e poi ci accorgemmo che era un terremoto, e andammo a scavare a Gemona, congedandoci dalla politica prima ancora del congresso di Rimini. La sagra del Borgo capita di questi giorni: è San Valentino, e in tempi normali si comprano e si accendono candeline che sono di buon auspicio per il mal di gola, e le bancarelle vendono una chiavetta dorata che porta fortuna. La chiesa che sta a poche centinaia di metri da La Quiete è la Madonna delle Grazie. Ci andavo da bambino fermandomi a lungo, affascinato dallo spavento, davanti a un’armatura medievale, nella quale era rimasto imprigionato per sempre un cavaliere che aveva venduto l’anima al diavolo. Nel chiostro c’erano, forse ci sono ancora, ex voto che costituivano per me una specie di teatrino dei pupi, o le tavole di un cantastorie. Ci sono tornato, in quella chiesa, imbarazzato, all’ultimo matrimonio di mia nonna e a ogni inizio d’anno del liceo – come cambiavamo, da un anno all’altro… – e nel cinema parrocchiale che si affaccia sul cortile asfaltato del campo di basket, ho visto tanti film in bianco e nero, e sono sgattaiolato fuori sui titoli di coda, per scampare dibattiti che improvvisamente – era il 1968 – sono diventati invece un obbligo, un appuntamento più importante del film, un modo di contarsi e contare.
Alle spalle della Quiete c’era, e forse c’è ancora, l’ospedale militare, dove mi sottoposi a una visita medica supplementare per essere reclutato come paracadutista, con il solo scopo di scampare altri tre giorni di scuola. Nella piazza enorme che sta tra la chiesa e il liceo classico da una parte, e il castello dall’altro mi sono allenato alle corse campestri e ho frequentato ogni anno i “baracconi”, il luna park degli amori adolescenziali, quando cessava di interessare lo zucchero filato, e incominciavano a piacere le signore del tiro a segno con il flobert, tutte generose di seno e di scollatura: era una fiera in cui non esisteva ancora la correttezza politica, c’erano la donna cannone e la donna barbuta in mostra. In quella piazza ho lavorato come inserviente per circhi di passaggio e dormito in una tenda di solidarietà con un manifestante arrestato. Conosco a una a una le osterie e le pizzerie che sono sopravvissute alla scomparsa dei militari di leva, il circolo dove puoi andare a vedere le partite di calcio in digitale e il tabacchino e l’edicola. Insomma, per me quelle poche centinaia di metri quadrati erano un presepe immobile nel passato e sfocato nel presente: conosco Englaro e Tondo, il sindaco Honsell e Renzulli, l’avvocato Campeis e il dottor Comessatti. E perfino la direttrice de La Quiete, Ines Domenicali. E’ la figlia del mio prof di italiano alle medie, che mi insegnò a moderare la scrittura, l’amore per il fumo (fumava in cattedra, allora era normale, con voluttà, e io so che impugno la sigaretta come lui ancora adesso) e un po’ di retorica resistenziale (mi diede un tema su Laika, cagnetta nello spazio). Non ha segreti, per me, quel presepe le cui statuine sono ora scomposte sotto i riflettori. Proprio qui, doveva succedere. Nessun segreto, tranne i misteri davanti cui mi arrendo, senza parole.
Senza farne il nome, s’è capito a quale forum ti riferisci. Concordo.
Ho il voltastomaco. Quello squallido forum è degno del capataz che l’ha inventato.
Il cantante degli Europe mi pare un poco ricchione, ma la canzone è bella e mi piace pure dove l’hai piazzata… Viva il Presidente disc jokey!
Caro Mauro,
come stai? Spero sempre che tu possa leggere le mie mail. Ti sono sempre vicina con il pensiero e con il cuore. A volte non sempre le cose vanno come dovrebbero, per cui abbiamo sempre bisogno di un amico sincero che ci aiuta e ci comprenda. Spero di essere così nel tuo caso.
Come stai? È arrivato il freddo, le piogge e tutto il resto, dobbiamo avere pazienza e aspettare che tutto questo passi in fretta. Io non esco di casa per non ammalarmi.
Intanto mi dedico alle amicizie da coltivare anche per e- mail, spero di condividere pensieri incoraggianti, visto che ci troviamo in una situazione in cui sentiamo la sofferenza più di altri.
È vero, la mia fede mi ha sostenuta in tutti questi anni e continua a sorreggermi, questo perché le lezioni di vita che ho appreso non provengono da fonte umana, ma direttamente da Dio nelle Sacre Scritture. Col tempo ho imparato ad esaminarle e a vedere che ciò che in esse è contenuto non solo è veritiero perché l’ho sperimentato nella mia vita, ma anche che posso avere una speranza veramente solida per il futuro. Dio infatti vuole che tutti noi conosciamo qual è il suo proposito, qual è la vera vita, non certo quella piena di sofferenze che viviamo ora. Sarà un futuro di pace su questa terra dove Dio stesso governerà dal cielo e potrà finalmente togliere dalla nostra vita e dai nostri ricordi qualsiasi tipo di dolore, persino la morte, proprio come assicura la scrittura di Rivelazione (Apocalisse) 21:3,4 “Ecco, la tenda di Dio è col genere umano. Ed essi saranno suoi popoli ed Egli sarà il loro Dio. Ed Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, ne ci sarà più grido e dolore. Le cose precedenti sono passate. E colui che sedeva sul trono (Dio) mi disse (a S. Giovanni, che stava scrivendo): ‘Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veraci…’”
Questa conoscenza è gratuita, e, soprattutto, sicura, non ci deluderà. La scrittura di Tito 1:2 dice che “Dio non può mentire”.
Per esempio Egli da anche la risposta alle domande che più spesso di fanno le persone, ad esempio:
Dio si interessa di noi?
Guerre e sofferenze finiranno mai?
Cosa accade alla morte?
C’è una speranza per i nostri cari?
Come possiamo pregare per essere ascoltati da Dio?
Come trovare la felicità?
Ti piacerebbe sapere la risposta? Magari ne potremo riparlare, sempre che ciò ti faccia piacere.
Ti mandiamo un abbraccio forte forte.
Rosaria e Edy.
ps, non riesco piu a collegarmi con smile, mi mandi il collegamento, grazie.
Auguri anche a te e famiglia. come stai? io diventero’ nonna a giugno e sono molto contenta. un salutone e un Buon anno almeno sereno il Signore ci aiuterà ne sono sicura troverranno la curaa per noi sm adele da Palermo
Sono perfettamente d’accordo. Il 2009 per noi cambierà tutto!!!!!!!!! Auguroni,
Rosabianca
Caro Mauro di Venosa,
penso di avere la posta stracolma di pps ecc…. Sono tanti blablabla che non ho nemmeno aperto.
Senza ombra di dubbio, queste parole sono le più belle in assoluto e che ho ricevuto e letto con immenso piacere.
Un abbraccio e un milione di auguri!! Buon anno stellato!
L/Pinda
Sulla spiaggia, all’alba, un vecchio nota, lontano davanti a lui, un giovane che raccoglie delle stelle di mare e le ributta in acqua.
Incuriosito, lo raggiunge in fretta e gli chiede il perché di questo strano modo di fare.
Il ragazzo spiega che le stelle di mare, scaraventate dalle onde ed arenate sulla spiaggia in mezzo a tanta sabbia, sono destinate a morire se rimangono esposte al grande sole del mattino.
“Ma la spiaggia si estende per chilometri e chilometri e di queste bestiole ce ne sono migliaia! - esclama l’altro - Non vedo come puoi cambiare tutto”.
Il giovane, allora, guarda la stella di mare che tiene nel palmo della mano, poi la lancia nelle onde e gli risponde “per questa, ad ogni modo, cambia tutto!”
auguri per un anno nuovo in cui tutto può cambiare! un abbraccio carmen
dopo essermi commossa ascoltando “the final countdown” -…..ti mando un mondo di baci con la speranza che il contdown stia davvero terminando!!
Federica
Ciao Bello!
Infatti mi è piaciuto. Guardato due volte.
Assimilato? Booooooh! E’ tosto da buttare giù. Forse perchè sono già a metà delle tappe?
Un kiss e grazie! Linda
Vi piacerà
http://it.youtube.com/watch?v=zTi25uloeRk&…re=related
—– Original Message —–
From: Fioretti/Pres.
To: Gianvito Martino ; angelo.vescovi@unimibi.it
Sent: Monday, December 22, 2008 8:52 PM
Subject: Merry Christmas & Happy New Year
Buon Natale stellare per voi,
Buon 2009 staminale per noi.
Mauro Fioretti
www.nomsurrender.org
ma figurati tesoro
dai non ti preoccupare ci sentiamo il 24 per gli auguri
ti mando un super bacissimo
Occhio a www.torinoscienza.it//dossier/apri?obj_id=13322
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA, COME VA?
SCUSA SE E’ DA UN PO’ CHE NON MI FACCIO SENTIRE MA HO AVUTO UN AUTUNNO TRAVAGLIATO FATTO DI FLEBO E ESTRAZIONE DEL DENTE DI GIUDIZIO E RELATIVA NEVRALGIA PERO’ SEGUO SEMPRE LE ULTIME NOTIZIE CHE METTI SUL FORUM E HO LETTO COSE POCO RASSICURANTI.
CON QUESTA E-MAIL TI CHIEDO DI RAGGUAGLIARMI RIGUARDO TERNI E LA SUA (SEMBRA) RINUNCIA.
GRAZIE DI NUOVO E TI SALUTO.
PAOLO
Berlusconi in groppa al suo cavallo PierFuria sta aspettando il verde per
> attraversare la strada, quando una bambina su una bicicletta nuova di
> zecca
> si ferma accanto a lui.
> - Bella bici - dice il premier - Te l’ha portata Babbo Natale?
> - Certo che me l’ha regalata lui - risponde la bimba. Dopo aver scrutato
> la
> bicicletta, il presidente del
> consiglio consegna nella mani della piccina una multa da 5 euro.
> -La prossima volta -le dice- dì a Babbo Natale di mettere sulla bicicletta
> una luce posteriore’. La bambina, per nulla intimorita, lo guarda e gli
> dice:
> - Bel cavallo, signore. Gliel’ha portato Babbo Natale?
> -Certo che me lo ha portato lui - risponde Silvio con aria stupita e
> divertita.
> - Allora - continua la bambina - la prossima volta dica a
> Babbo Natale che i coglioni vanno sotto il cavallo, non sopra’.
>
Non ho vinto una partita “ordinaria”, come l’avevo definita venerdì nella conferenza stampa della vigilia. In realtà ho fatto mia una partita “speciale”, una specie di regolamento di conti tra fazioni irriducibili, una guerra di nervi e agonismo combattuta fortunatamente con grande fair play in campo. E a fine gara, ieri notte nella pancia del Meazza, lo ho anche ammesso. Così il successore di Roberto Mancini ha fatto un altro passo in avanti, raccogliendo gli elogi dei tifosi, del presidente, schizzato dalla sedia al fischio finale come il primo degli ultras, e anche di molti spettatori neutrali.
MESSAGGIO PER ADRI - Il motivo sta nelle mie scelte, che hanno sorpreso tutti, di sicuro lo stesso Adriano, per la formazione schierata nella sfida più attesa dal derby a questa parte. L’Imperatore non ha giocato la sua miglior partita ma è stato prezioso (del resto il gol è nato da un pasticcio di Molinaro e Legrottaglie precipitatisi a chiudere proprio su di lui). E, cosa più importante, ha recepito un messaggio forte: non l’ ho scaricato. Anzi, punto a farne un cardine del mio progetto. Lo stesso discorso vale per Materazzi, sfavorito nel ballottaggio della vigilia con Burdisso per la sostituzione di Cordoba e risultato tra i migliori in campo dopo oltre 70 minuti di battaglia con Amauri e Del Piero.
STANKOVIC E IL ROMBO - La seconda scommessa vinta riguarda il modulo. Del 4-3-3 non c’è più traccia da un po’: gli esterni offensivi della rosa non sono in grande condizione e allora si cambia. Con coraggio. Fuori Quaresma (Figo è appena rientrato da un infortunio), addirittura in tribuna Mancini e Obinna. Davanti a Cambiasso, due “trattori” come Zanetti e Muntari più il vertice alto del rombo, quello Stankovic sicuro e veloce negli inserimenti come lo era Cambiasso per l’Inter di Mancini, determinante in partite bloccate.
Grazie Francesco ma non fa proprio per me!
Ciao!
Linda
Mi chiedevo se avete mai preso in considerazione una WebCam. Io l’ho comprata, ho speso 27 Euro, con microfono incorporato. Cosi ci si puo parlarci e vederci.
Occorre comunque installare SKYPE che si trova gratis su Internet.
Il mio Account è :
Francesco2468
Grazie di cuore per i tuoi messaggi giornalieri. Io sono uscito
dall’ospedale ieri per i soliti probelemi respiratori. Il catarro
ristagnante nei polmoni mi procura febbre. Ora il medico mi ha trovato denutrito, spesso per paura che il cibo vada nella trachea, non mangio nè bevo ed allora mercoledì prossimo mi installeranno la PEG. Ciò non mi impedirà di mangiare se ci riesco ma così riuscirò ad asumere acquua e nutrimento sufficineti ed evitare polmoniti ab ingesti.
Sono informatissimo sull’intervento. si fa in anestesia locale e dura circa 30 minuti. Mi terranno poi per stabilire le modalità e le uantità di somministrzione ed avrrò un tubicino sulla pancia che mi aiuterà se necessario.
Baci dal cuore Giampo
http://www.firmiamo.com/nontoccatelalegge104
IO L’HO FATTO
ciao mauro come ti va , sei sempre in ospedale e cosa ti hanno detto? dammi notizie .
ciao e grazie del messg.
adele da palermo
Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.
Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi ‘E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei’?
L’uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ”Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei”.
Dovetti trattenere le lacrime… Avevo la pelle d’oca e pensai: ‘Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita’.
Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l’accettazione di tutto ció che é, é stato, sará e non sará.
Le persone piú felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ció che hanno.
Spero condividerai questo messaggio con qualcuno cui vuoi bene, io l’ho appena fatto.
Sii piú gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.
ROMA - Trecento�km di corsa per dimostrare che la battaglia contro la sclerosi multipla si pu� vincere: questo � lo spirito che anima la grande impresa sportiva di Alessio Guerri giovane ragazzo di 27 anni affetto da sclerosi multipla che partir� da Jesi stasera, 22 agosto, alle ore 19 per arrivare a Roma domenica 24 agosto alle ore 10.
Alessio vuole lanciare un messaggio di positivit� soprattutto a tutti quei giovani che costituiscono la fascia maggiormente colpita dalla sclerosi multipla, un messaggio di speranza ma anche di lotta. Dal quel giorno di 5 anni fa in cui ad Alessio venne diagnosticata la patologia a seguito di un ricovero per un grave incidente, non ha mai smesso di lottare e di pensare che con la tenacia e la forza si possono superare tutti gli ostacoli, senza mai scoraggiarsi e soprattutto senza chiudersi al mondo ma continuando a sognare , progettare e ad amare.
Proprio questa sua forza lo ha spinto ad avvicinarsi alla corsa ottenendo da subito grandi risultati come il 4200� posto su 37.800 partecipanti alla maratona di New York nel 2006, maratona che lo aspetter� anche questa’anno ma prima c’� un impresa pi� importante da portare a termine: la maratona in solitaria Jesi - Roma in cui Alessio cercher� di percorre i 300km che lo separano dalla capitale in 36 ore di corsa, 36 ore di tenacia e di lotta per diffondere un grande messaggio di speranza.Accanto a lui l’Aism - Associazione italiana Sclerosi multipla - che dal 1968 � l’organizzazione che in Italia interviene a 360� gradi sulla sclerosi multipla promuovendo ed erogando servizi socio-assistenziali sul territorio nazionale alle oltre 54.000 persone con sclerosi multipla, rappresentando e affermando i diritti delle persone con SM e finanziando attraverso la Fism(Fondazione Italiana Sclerosi Multipla) il 70% della ricerca scientifica sulla patologia in Italia.Ad oggi ancora non sono state identificate le cause della sclerosi multipla una delle patologie pi� gravi del sistema nervoso centrale, cronica, invalidante e imprevedibile. Colpisce soprattutto i giovani - tra i 20 e 30 anni - e le donne. Per questo l’AISM insieme ai suoi ricercatori e volontari ogni giorno combatte la sua battaglia per un mondo libero dalla sclerosi multipla.E proprio grazie ad Alessio un nuovo e importante passo verso il raggiungimento di questo obiettivo verr� compiuto.
Alessio Guerri terminer� la sua importante impresa sportiva a Roma domenica 24 agosto, sar� accompagnato per gli ultimi 10 km dalla Podistica della Solidariet� ed insieme arriveranno alle ore 10.00 presso il Colosseo dove li attender� il comitato d’accoglienza dell’Aism.
http://it.youtube.com/watch?v=kCd3n1F44uI
http://it.youtube.com/watch?v=XkK1Tnignqo
http://it.youtube.com/watch?v=JGAGisFwFwI
http://it.youtube.com/watch?v=Hwb8f9JoVMQ
http://it.youtube.com/watch?v=Rxi_jonfXMg
http://it.youtube.com/watch?v=-7uRwcIec5E
http://it.youtube.com/watch?v=yiCWA-yn6mw
http://it.youtube.com/watch?v=H0018DN5WFE
CIAO MAURO, SONO PAOLO DI ANCONA, COME VA?
CON QUESTA E-MAIL E QUESTI FILMATI DI YOUTUBE VOGLIO FARTI VEDERE QUANTO L’AISM “TIENE” ALLA SALUTE DI NOI AFFETTI DA SM.
ORA VA BENE NON ARRENDERSI ALLA MALATTIA MA DIRE CHE CON LA SCLEROSI MULTIPLA SI PUO’ FARE TUTTO MI SEMBRA UN’AFFERMAZIONE TROPPO GROSSA!!!!!
MI SEMBRA UNO SPOT PUBBLICITARIO, UN MODO PER FARSI PUBBLICITA’.
CHE NE PENSI DI TUTTO QUESTO?
FAMMI SAPERE LA TUA OPINIONE
P.S. MANDA QUESTO MESSAGGIO ANCHE NEL FORUM COSI TUTTI POSSONO VEDERE!!
SALUTONI DA PAOLO E…..
……FORZA INTER!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
buongiorno dimmi se riesci a leggere l’articolo
Come stai? io sono stata dal neuro e quante stupidaggini che si raccontano ma se io non credo neanche al diavolo posso ascoltare chi mi racconta tutte le stronz…. che dicono i dottori e quelli dell’AISM? poveri imbecilli io pero’ ho una stanchezza folle la caduta fatta l’altra sera non aiuta davvero visto che ho un mare di lividi e mi fanno male tutte le ossa.
Dimmi se riesci a leggere OK?
Ciao
M
Oggetto: Articolo di Repubblica.it
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/cannabis-antibiotica/cannabis-antibiotica/cannabis-antibiotica.html
sto un po’ meglio, e lo sarò ancora di più quando sarò nuovamente a bordo della Twingo. pensa un po’, c’era persino il rischio che venissi a torino, alle molinette, per definire il programma trapianti. ma proprio stamattina il prof. Amoroso mi ha detto di temporeggiare.
sono a pezzi, vado a nanna. baci,
m@
coem stai? le tue costole fratturate vanno meglio?
ho provato a guardare sul sito ma non trovo più nessun forum aperto
(l’ultima cosa inserita è una richiesta della segretaria del dottor martino di giugno 2008)
che fine ha fatto il tuo forum? sparito nel nulla o sono io incapace di cercare?
Ho finalmente conosciuto carmela, carina .Spero solo che la sua compagnia ti faccia stare bene……
Il tuo nipotino assomiglia tantissimo a tua sorella lucia, incredibile !
Non ho avuto modo di passare un po’ di tempo con te quest’estate e me ne dispiace
magari a novembre se riesco a venire di nuovo a venosa vengo a trovarti e chiacchieriamo un pochino!
un abbraccio leggero per evitare altre rotture!!!! bacio
Sono felice, c’è mia figlia con me
Quando ho saputo della cattura di Karadzic era già notte, l’altroieri. Ho esitato a chiamare i miei amici di Sarajevo, è gente che lavora, che ha famiglia, va a dormire presto. Poi ci ho ripensato. Infatti a Sarajevo non dormiva nessuno. “Festeggiavano”, dicono i telegiornali, e mostrano immagini di auto in corteo e ragazzi che saltano nelle strade, come per una vittoria calcistica. Non saprei usare quel verbo, “festeggiare”, e non darei troppo peso a quelle immagini. Proverei a figurarmi altre persone, o quelle stesse al ritorno alle loro case, costrette, dopo il chiasso, a ricordare le mille e una notte trascorse nel lutto nel freddo e nella disperazione, rotte dal fragore continuo delle bombe, strette nel coprifuoco e nel buio. Non darei il nome di festa al sentimento dei cittadini di Sarajevo, non li chiamerei felici o contenti o esultanti. Li immagino ritornati, ciascuno per proprio conto, o abbracciando mogli e mariti, genitori e figli, alle notti nere di tanti anni fa. Con questo sentimento ho accolto anch’io l’arresto, scandalosamente tardivo, di quell’uomo mediocre e ridicolo, con le sue miserabili poesie e il suo certificato di enuresi notturna, la sua cresta vanesia e il suo eloquio da bordello, promosso dalle circostanze e dalla complicità dei potenti del mondo al rango di spaventoso boia. Quello che hanno finalmente arrestato, su un autobus, come si dice, o chissà in quale altro angolo qualunque, è l’uomo ridicolo e mediocre. Le persone di Sarajevo – e di Srebrenica, e della Bosnia martoriata – si sono ricordate, come ogni notte, degli anni in cui il loro ridicolo concittadino, salito dalla valle alle belle montagne che la circondano, era diventato l’impresario di un assedio e una strage senza fine, il ricattatore ricattato dell’altro improvvisato dittatore nazionalcomunista di Belgrado, l’interlocutore in doppiopetto e forfora dei capi di stato e dei signori delle Nazioni Unite a Ginevra. Dite pure che abbiano “festeggiato”, i sarajevesi e le donne di Srebrenica, purché la festa sia fatta di amarezza e pianto e schifo e nostalgia della morte di quelli che morirono. Così festeggio anch’io la cattura di quel miserabile, e mi auguro che i potenti di turno non cedano di un millimetro prima che Ratko Mladic, il boia colossale, venga preso anche lui, nel cesso di un’osteria, o nell’ambulatorio di un odontotecnico abusivo. Giornata storica, hanno detto ieri. Gente pomposa, che dorme bene. Non hanno ancora pensato abbastanza alla storia, questi dilettanti di maiuscole. I sarajevesi, le donne di Srebrenica, sanno che cos’è la storia, di notte, tardi, prima di riuscire a prendere sonno.
E sognare, forse.
Resisti, cara Eluana. http://youtube.com/watch?v=RckM5RRShzs
Mauro evvai !!!!
siamo tutti con te
tanti bacioni
titti
—– Original Message —–
From: Segreteria
To: tiziana gervasi
Cc: Cris
Sent: Saturday, July 12, 2008 12:06 AM
Subject: Adunata sediziosa
Come vedi anch’io tardo a risponderti, querida.
Il fatto è che il caldaccio delle mie parti (normalmente 38-39 gradi) mi svuota di energie, concentrazione e frigorifero. Dice: comprati un Pinguino De Longhi!
Peggio mi sento, con l’aria condizionata. Docce piepide (con bagnoschiuma al sandalo, si capisce) ed un paio di ventilatori a pale, uno a terra e l’altro a soffitto, e si sopravvive. La dieta? Niente pane e solo pasta fredda, preferibilmente “crudaiola”. La fisio ha luogo alle 11, giusto quando m’arriva il calo degli zuccheri e della pressione; in compenso sale il nervosismo per l’appetito che mi fa agognare i 4 salti in padella (ottime le tagliatelle ai funghi) o i casarecci spaghetti cozze e vongole del venerdì.
Roma del 4 ottobre prossimo. Non sarà un happening, care Cri e Tizy. Almeno per la nostra cinquantina di disabili e relativi parenti accompagnatori. Altro che Cobas dei metalmeccanici (con tutto il rispetto): davanti a Montecitorio ci sarà gente incazzata che col sangue agli occhi urlerà lo sdegno di chi soffre. Li voglio vedere, lorsignori, che mandano la Celere a manganellarci.
Fammi andare a dormire, honey, ti prego.
Bacissimi,
m@
Ciao Mauro bello ,come stai? scusa se tardo a scriverti ma qui c’è metà personale in ferie e veramente il ritmo è infernale in più sono stancaq morta quindi arrivo a casa la sera e non ce la faccio nemmeno a parlare
tu che mi racconti?
non vedo l’ora sia il 15 agosto che me ne vado 2 settimane al mare , tu che stai facendo di bello?
la fisio la continui tutto bene?
dove ti sposti per il caldo estivo?
dammi tue notizie e scusa se non scrivo molto ma sono pure di corsa
ti abbraccio fortissimo
sei il mio mito un bacio
Titti
Io, prima persona singolare liberale
I dubbi laici di Daniele Bellasio di fronte a un tribunale che “deduce” per te
Io è la prima persona singolare liberale. Io decido. Io posso rifiutare cure. Io posso scrivere un testamento biologico, magari presto anche in Italia. Magari. Io vivo. Io esisto come unico dal concepimento alla morte. Io – la natura lo ammette – posso nei fatti decidere che questa non è vita ma la vita di per sé non è qualità o quantità, è e basta. Il mistero poi di un’esistenza e delle esistenze a lei vicine è intoccabile soprattutto nel dramma.
Io avevo capito che la volontà individuale era il principio ultimo, il motore immobile di ogni diritto rivendicato come moderno, la casa laica e inviolabile dove rifugiare i miei amori, pensieri, desideri, paure, piaceri. Se dubito di Dio, credo in Io, no? Io, anarchico e relativo ma non per questo relativista, sono il padrone della mia vita, soprattutto se non la considero un dono, ma anche se la considero un dono. Io, da una prospettiva liberale, posso tutto quello che non riguarda il tu e il voi e il loro. Se la mia volontà può essere dedotta da un tribunale, da un altro da me, presunta a partire da fatti e parole mie, per me crolla l’ultimo invalicabile muro di difesa di una società che scivola sempre più verso la spersonalizzazione dei diritti trasformati via via in “conquiste di civiltà” sociali e politiche. Ma io? “Quando sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento”, chi lo decide? I miei convincimenti sono in continuo divenire, per questo siamo vivi, cogito ergo sum, continuo a cogitare dunque continuo a esserci.
Ma il pensiero è impenetrabile e se la scelta è irreversibile, la delega non è possibile, perché nessuno può davvero sapere che cosa avrei pensato o voluto io in quel preciso momento. Perché il dolore non è immaginabile finché non lo provi. Dunque non so nemmeno io davvero che cosa vorrò. Anche una volontà espressa in anticipo per qualcosa che potrà accadere in futuro è difficile che sia realmente univoca, figuriamoci una volontà dedotta. Eppure poi univoca è la sorte. “Se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso…”? Con i se non si fa la storia di nessuno e mi fa paura che la mia volontà sia carpita da una domanda che contiene un periodo ipotetico e cui io non posso rispondere. Che cosa significa “univocamente”? Chi sa quello che penso e voglio qui e ora?
Sono convinto, con qualche preoccupazione, che serva il testamento biologico. Ma come si fa a esultare per il fatto che da oggi quasi quasi non serve più il testamento biologico? Chi vuole una legge sul testamento biologico dovrebbe temere queste sentenze. In uno stato dove per vendere una casa si va da un notaio, perché la volontà estrema può essere dedotta? E se i fatti sono contrastanti? Se le testimonianze sono difformi? E se le opinioni da me espresse sono state contraddittorie? Decide un tribunale? Decide un tribunale! Siamo sicuri? Negli stati di diritto più banali, tanto più pesanti sono le conseguenze dell’espressione di una volontà tanto più dettagliate e precise e forti sono le forme in cui quella volontà deve essere espressa. Se poi le forme non bastano, in dubio pro vita.
Non vivo più in campagna, honey, quindi le visite a Cazzimiei sono alquanto sporadiche. Tuttavia mi ci reco settimanalmente, sommerso (a debita distanza, si capisce) dalle sue fusa. La mia scorza resiste, anche ai trentanove gradi di ieri.
Niente abbracci, darling, fa troppo caldo. Ma tanti tanti tanti BACI!
Ciao Mitico Moro di Venosa!
Che hai combinato, stavolta? Hai messo Cazzimiei in un TIR? E’ forse super-ingrassata o è di nuovo incinta??!
Come stai, vecchia pellaccia?
Un abbraccio Linda
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è un sacco di tempo che non ti sento e non leggo tue notizie dal sito ormai da maggio: dove sei finito? ci sono problemi? col caldo sei scappato da venosa per andare in campagna ? mi sono dimenticata il tuo compleanno ma ero in canada e la mia agendina con i promemoria è rimasta in italia (ormai data l’età per ricordarmi ho bisogno dell’agenda….ahimè!)
Te li faccio adesso con un grosso abbraccio. fatti sentire . baci
—– Original Message —–
From: Mauro M. Fioretti
To: info@neurothon.it ; Cris
Sent: Wednesday, July 02, 2008 2:55 PM
Subject: 6 punti garantiti!
Sondaggio:
Abbiati, Dida, Kalac, Storari: chi deve essere il titolare del Milan, la prossima stagione?
Abbiati
Dida
Kalac
Storari
VOGLIAMO DIDA!
Andate a vedere il sito qui sotto Baci i morbidi
http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=132085
Caro Mauro,
con il link “reperimento fondi” della home page di www.nomsurrender.org hai fatto scompisciare tutti dalle risate. Grandissimo Totò!
Vieni presto a Milano, noi tutti ti vogliamo dal vivo!
Bacioni
Alessia
Pensavate che eravamo fuggiti con la cassa? Siamo ancora qua, un pò malandati ma felicissimi. La vendita è andata bene malgrado le avverse condizioni meterologiche, domani finisco di incassare e la cifra finale, pulita da ogni spesa che vi manderò tramite banca dovrebbe aggirarsi intorno agli 800 euro. non mi sono fatta fare la fattura dal fioraio ci ha fatto uno sconto pauroso, la gente di Amelia e Porchiano dl Monte è stata come al solito fantastica
Siamo stati bravi o no?
baci fatevi sentire per le altre cose i morbidi
Hi Mauro,
We wish you the very best on your birthday, have a wonderful day.
Happy birthday!
best wishes
Trevor & Juliet
ps…when are you coming got visit us in Zurich?
ok direi che stai abbastanza bene. Non perfetto…. ma abbastanza bene!
—-Messaggio originale—-
Da: forevermafi@yahoo.it
Data: 02/06/2008 9.09
A: “Linda”
Ogg: Re: ? XANAX
Una settimana rincojonito, per colpa di 5-5-15 gocce di ’sto maledetto alprazolam. Ma l’ho stoppato. Adesso sono tutto tuo (magari!) e tu tutta mia (slurp! wow! oh, yeah!). Lasciami bere un caffè, poi…
Ciao Mitico!
Finite le pere? (Strafinite immagino!!)
Come te la spassi? Quando non ti sento, mi preoccupo, ecco!
Penso: “Come mai Mau non rompe le scatole? Starà mica male?” :-)))))))
Smacckkete!!!!! Linda
Ciao Mauro sono Paolo di Ancona, come va?
Grazie per le tue mail che mi hai spedito il 30/04 e il 9/05 perchè sono molto incoraggianti.
Mi sarebbe piaciuto ringraziarti prima, però aspettavo che l’Inter vincesse lo scudetto per farlo personalmente per telefono.
Ma l’Inter è impazzita e mi auguro che lo vinca domenica così ti telefono e insieme festeggeremo.
Ciao da Paolo
Eccoti finalmente mito mio come stai? scusa se sono latitante ma con sto nuovo lavoro mi hanno messo sotto da morire te lo giuro
come sta il mio miticos? non parliamo di domenica scorsa, possiamo solo incrociare per la prossima
E FORZA INTER VAI NERO BLU
senti mi ricordi il tuo indirizzo di casa che ti vorrei spedire una cosina? sai l’agenda mia se l’è tenuta Cri e non ho più nulla
come stai tu? tua figlia?
dammi notizie ti stra abbraccio
tizi
Ah ecco! Non capivo, infatti, che c’incastrasse una canzone sentimentale che evocava emozioni sentimentali (se esistono emozioni che esulino dal sentimento…) su Nomsurrender!
L’altra sera, non avendo computer casalingo, ho guardato forzatamente una trasmissione alla tv con mia madre…tutte canzoni dei bei tempi… per pochissimi secondi è stato piacevole riconoscere
“la” canzone fin dalle prime note, poi…però…che tristezza, che magone! Sono scappata in cucina tappandomi le orecchie!! Assistere allo spettacolo di un tempo che non c’è più, che senso ha? E’ solo da masochisti.
Almeno io non sento il bisogno di darmi da sola le martellate sulle unghie dei piedi…. :-)))
Oggi siamo nel 2008. E basta. N’est pas?
Appena mi rimetto in pari con tutte le email da leggere di Smail, guarderò/sentirò i tuoi link.
Un kisses Linda
Ciao, querida fiorentina!
Ramazzotti l’ho cassato, visto che le emozioni che rievocava in me sono morte e sepolte. Dimmi piuttosto se ti garbano i brani che ho caricato nelle varie pagine. Ti basterà cliccare le parole con sotto i tipici puntini dei link.
Ah, i link!
babi, baci, baci,
m@
Ciao Bel Moro! Son rientrata in possesso del mio notebook casalingo. Non so se te lo avevo detto, ma mi era caduto dalle mani e avevo rotto lo spinotto dell’alimentazione.
Leggo ora di Eros Ramazzotti. Che ci incastra?? non capisco quale sarebbe l’emozione da ricordare. Illuminami, Signor Presidente!
Smack! Linda
Sono proprio interisti questi tuareg!! Tutto bene da te? Ieri non ci siamo sentiti…Vabbuò, stasera mi chiami; sicuro al 100%!!!
PAPA’ TI VOGLIO UN MARE DI BENE.
ciao a tutti adele da palermo. scrivete ,scrivete
ciao, a presto
adele
Gentilissimi Volontari (donne e uomini),
siete in diversi ad avere aderito alla nostra iniziativa e per questo vi ringraziamo di cuore.
Sono riuscita a parlare telefonicamente con alcuni di voi, mentre altri hanno i cellulari spenti o non rispondono.
Ecco perchè ho scelto quindi di fare un po’ un riepilogo della situazione, via mail, scusandomi per la ripetizione con coloro che hanno già avuto un mio contatto telefonico. (a scuola i prof. dicevano “repetita iuvant”, e noi si rispondeva “sed stufant”).
Per cui non abbiatene a male.
Allora punto della situazione :
Oggetto : raccolta fondi in piazza dove, donando Euro 12 (cifra da confermare) si avrà in regalo un ciondolo che raffigura l’alberello di Neurothon, da cui il titolo dell’iniziativa “Un albero per la vita”. Il ciondolo è realizzato da Zoppini (casa di gioielli di Firenze sponsor di Neurothon in diverse occasioni)
L’albero del nostro logo è in realtà una similitudine del corpo umano dove:
- chioma = cervelllo
- frutti = neuroni
- rami = sistema nervoso centrale
- tronco = spina dorsale
- linfa = midollo spinale
Quando : 21 o anche (se vi è più comodo, a vostra scelta) 22 o 20 giugno (il 21 giugno è la giornata mondiale dedicata alla sclerosi laterale amiotrofica).
Possibilmente tutto il giorno dalle 10.30 fin verso le 18.30/19.00, per cui forse sarebbe meglio se vi trovaste un compagno d’avventura in modo da dividervi la giornata. E poi in compagnia tutto è più divertente…
Credo che ormai quasi tutti sappiate che il progetto “L’Officina del Cervello” è dedicato alla sperimentazione con trapianto di cellule staminali cerebrali per il recupero delle lesioni cerebrali causate da patologie o lesioni biologiche, vedasi ictus per esempio) e per le lesioni midollari.
La primissima patologia protagonista della sperimentazione sarà, anche e soprattutto per una questione di “cura compassionevole” (gergo tecnico) la sclerosi laterale amiotrofica, a cui seguirà la Sclerosi Mulitpla e le altre patologie.
La volontà del Prof. Vescovi è di fare di tutto per poter cominciare, insieme al gruppo dei clinici, (ricordate che lui è un Biologo, non un medico e quindi non può trattare direttamente i pazienti) per la fine di uest’anno o i primissimi mesi del prossimo.
La volontà c’è tutta da parte di tutti, mi spiace ribadirlo, ma so di non far peccato, la problematica principale sono i “simpatici” soldi. Sono benzina per la RICERCA SCIENTIFICA in genere, non solo quella condotta dal Prof. Vescovi.
Dove : nelle piazze delle vostre città, o dove intendete posizionare il banchetto. Lascio a voi la scelta della piazza in quanto solo e solo voi potete avere la conoscenza delle zone migliori per fare questo tipo di attività. Quindi vi prego di rispondere a questa mail dandomi il nome esatto della via/piazza dove intendete sia meglio posizionare la nostra postazione, in modo tale che noi si possa fare una richiesta ufficiale di “occupazione di suolo pubblico” al comune in cui ci sarà il banchetto. (se aveste delle conoscenze dirette all’interno dei vostri comuni, vi prego di segnalarmi i nominativi in modo tale che il tutto possa essere un po’ più spedito). Segnalatemi anche se avete intenzione di corredare il banchetto o comunque quella giornata integrandola con altre iniziative (c’è chi farà torte, chi un po’ di musica, chi la inserirà all’interno della festa del proprio comune, etc, etc)
Come : a fronte di ogni donazione MINIMA (circa 12 euro appunto) dovrete dare in dono il ciondolo, un volantino che spiega l’iniziativa “L’officina del cervello” e una ricevuta della donazione, ovviamente (non offendetevi se spiego una cosa così ovvia) a fine giornata il riepilogo cassa dovrà essere, per esempio :
n. 100 ciondoli consegnati, Euro 1200 in cassa, n. 100 ricevute da Euro 12 emesse.
Noi vi forniremo tutto il materiale, cioè : ciondoli con tanto di bolla di accompagnamento, blocchetto ricevute, volantini, poster e copia delle autorizzazioni varie rilasciate dal Comune, bollettino postale in bianco già precompilato. A fine giornata (in questo caso il lunedi a seguire), ci invierete via mail il totale della raccolta e, ancora un piccolo aiuto, farete il versamento sul nostro conto corrente postale n. 73933210 (la posta è meglio, perchè i bollettini per le donazioni sono gratuiti).
La consegna ed il reso di tutto il materiale verrà effettuato tramite spedizione corriere all’indirizzo che ci fornirete (accompagnato da un numero di cellulare da fornire allo spedizioniere) con spese di a/r a nostro carico.
NB: nel caso i donatori volessero donare più di 12 euro, ovviamente la ricevuta dovrà essere fatta per il totale della donazione. Le ricevute con carta chimica, saranno in duplice copia (1 per il donatore, 1 per noi). Le ricevute non devono obbligatoriamente portare il nome e cognome del donatore, ma se il donatore ce lo vuole dare, noi possiamo accettarlo.
Allestimento : fate gentilmente una verifica se all’interno del vostro Comune vi sono Associazioni/Comuni/Oratori/Bar, disposti a prestarvi per la giornata il necessario per il banchetto (niente più che 2 sedie, un tavolo ed un ombrellone/gazebo), altrimenti segnalatecelo cosicchè faremo in modo di contattare fornitori locali per il prestito gratuito.
Documentazione legale : prima della giormata dell’iniziativa, vi forniremo una documento in cui vi daremo carico, che voi dovrete firmare per accettazione, di volontario “Neurothon” che per quella e solo quella giornata si farà carico di raccogliere fondi, autorizzato espressamente da Neurothon stesso, a favore del progetto in comunicazione, in questo caso specificatamente il progetto scientifico “L’Officina del Cervello”.
Penso che al momento sia più o meno tutto. Mi scuso con ognuno di voi se ho usato un tono un po’ da “maestrina”, più che altro necessario alla schematizzazione dei punti da organizzare.
Sono ovviamente a vostra completa disposizione per ogni minimo dubbio o necessità di chiarimento. Non esitate a contattarmi. Il mio cellulare è di norma (a meno che la batteria non abbia esalato gli ultimi) sempre acceso (mattina/pomeriggio/sera): è il mitico 348/3919999, oppure in ufficio 02/58029726.
Vi ringrazio uno a uno, commossa credetemi per ogni gesto che voi donate a questa avventura che spero, un giorno potremo definire “meravigliosa”.
Nel mio piccolo, grazie a Dio in piena forza, ogni giorno testo personalmente quanto è gravoso e complicato fare anche un piccolo passo per aiutare questo progetto e quindi mi soffermo a pensare a quanto, ma veramente quanto voi, chi perchè è colpito in prima persona, chi perchè familiare o amico di persone colpite, vi sacrifichiate per allontanare la paura e lavorare insieme con speranza.
Vi abbraccio e vi ringrazio ancora, nella speranza che vi sentiate partecipe nel poter realizzare un percorso scientifico che possa dare felicità e benessere oggi a migliaia di persone e un domani più sereno per la salvezza di tutti.
Alla prossima,
MariaCristina